Furto con destrezza

Il tiro mancino è senza cuore. Fino a un battito prima il polso era competenza della percezione. A tutt’ora si ritrova con un pugno di formicolii. Nonostante lo zelo della tromba di Eustachio non ha mai sviato l’udito dal batticuore. Eppure gliel’ha fatta sotto il naso. La querela accorata si tiene alla larga dalle sporgenze. La tangibilità non è rincuorabile.

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L’orco in bocca al lupo

Ogni luogo è una biblioteca per la raucedine, così dissipa più di una parola la fiocaggine.

Ogni luogo è un cimitero per la fiocaggine, così pizzica le corde con il plettro della parola la raucedine.

Per scongiurare la tema che la biblioteca venga ristrutturata con la corruzione la raucedine vede il lupo.

Il cambiamonete offre per un’eurodivisa due lire. Risentito con la fiocaggine, il suo esercizio non è una cappella. Accetta, una lira pur di non revisionare l’orco.

Uno schietto di salacità

I salami tengono banco. Affettano la socievolezza per poi accattivarsi la ripicca. L’asciuttezza dello stile è proclive al risalto, la mordacità fa ricredere finanche il reflusso sema-esoterico. Il formaggio è in imbarazzo per le rimostranze in bell’aspetto, per l’eidos taciturno sulla scorta dello schema. La porca si è licenziata per le importune tangibilità della morale.

Casaccio

Il reperimento della pedanteria in avanzato stato di decomposizione nel contenitore indifferenziato s’imprime nella stampa che non abbozzerà comprensione per le lungaggini degli accertamenti.

Infilate le presine, il sovrintendente Dell’omeoteleuto solleva la pentola con le patate bollenti, la quarta metamorfosi di Philip Glass soffia nell’inaudito. Lo schermo del telefono allinea la voce non ancora viva della questione.

Il verme solitario

Va in giro nudo per l’intestino in affitto, le finestre non osservano la tendenza alla privazione. I vicini comunicano al gerente l’abiezione, questi informa la metameria che nulla può se non sentirsi di casa e trasferirne la questione. La tenia è protetta dalla divinità, ha vinto l’agonia del contratto risolto.

Le carte false

Davvero, il segno è disposto a delineare qualsiasi inciso per l’immagine. Gli incartati intonano il sussiego, sono solo scarabocchi privi di fantasia. Fermi alla cancelleria osservano l’immagine che lascia il segno. Avanzati dalla cancelleria osservano il segno che tiene testa, tronca l’attinenza con lo scavezzacollo e la porge all’immagine alla ghigliottina.

Cornucopia

Un corno nega tutte le semplificazioni, se il caso non è problematico non sorprende neppure la considerazione che le sfere abbiano un colorito diverso dal ciano.

Un corno tiene il punto sull’esito, non vale introdurre un naso che è una sottile aquila con gli strafalcioni, dato un errore l’imbeccato se ne esce alla carlona.

Un corno non capisce perché non sia più sulla bocca di tutti, evidentemente il tappabuchi impudico deve aver corrotto i registri.

Un corno alterna il dilemma con… un’istantanea, una peste ha occultato il cornetto acustico cosicché non importa quel che diffama.

Un bell’impiccio – non negare niente

Un naso sgobbone tira su il moccioso, con il fazzoletto tempo non più acclimatato al semaforo tenta di assorbire le abrasioni. Disilluso, pulisce il sudiciume trasferitosi dal manto fin troppo instradato. Poi chiede se l’accaduto sia un fatto. No! Poi domanda cosa sia successo. Niente! Com’è possibile che succeda niente! Se cappello e contraccolpo coincidono, se la premessa è niente allora l’impostazione di successione è annientata. Niente succede. Niente succede al niente.

Il libraio che non disputa con la categoria di genere

Nottetempo il viadotto è stato ridestato di botto. Il viadotto non è disturbato dalla parasonnia. Corso alla finestra sul mondo ha percepito i danni alle autonomie e un pessimismo, un tutto nero, abbozzato dalla saracinesca. Con giudizio ha informato le forze dell’ordine che con il senno di poi sono giunte sul dotto scortate dalla voce delle sirene. Dai primi disincanti emerge che il misosofo abbia refutato il preventivo assicurativo del sistema.

Il cimento

Un saggio fa il prezioso. Redige le epistole a iosa senza ricorrere alla formula che si fa pregio di comunicare. A bella posta approssima il turno del numero razionale, consegna la corrispondenza al non importa lettere che segnatamente non può inscrivere il modulo in sua vece. Un saggio lascia a desiderare con la stampa che simula la scrittura.