Conato di sonno

Dorme nel suo vomito. A tal punto è logorato dagli inefficaci esperimenti che gli si legge sul volto il singolare segno dell’indeterminato, eppure la discontinuità non è considerata un elemento di possibile successo, non c’è che scrivere si è intestardito nel fare esperienza. Chi gli è vicino non può in alcun modo nascondere la certezza della preoccupazione e in rapsodiche ore del giorno e della notte si affaccia per sincerarsi delle sue disintegrate condizioni. Lo percepisce in analogia ad un fatto, il nerbo con cui non devia dall’intento del compimento lo condurrà senza tema alla perizia, è inflessibile, per lui il fatto analogico è distinto dal fare esperienza. Alla lunga il sonno si fa sentire senza il clamore dei ronfi e non c’è vigore che possa fronteggiarlo. Ad ora dorme, disgustato dalle contrazioni.

Una brutta storia

L’individualità rassicura la compagna, la solitudine durerà il tempo necessario acciocché l’itinerario in funzione di una scorta di sigarette sia concluso. Tuttavia la solitudine dura più del necessario o, meglio, il contributo della necessità alla durata è smisurato.

I contemporanei, nel novero di due, bussano alla porta della compagna, ella accetta di accompagnarli in una deviazione prestabilita, interrompendo in tal fatta la solitudine. Colà si scuote dalla contemporaneità fuorviante purtroppo senza sfuggire al duplice abbraccio. In un modo o in una citeriore modalità la contemporaneità esige il riconoscimento dell’individualità, riconoscimento che al momento è prerogativa della compagna.

La compagna che avrà in odio la solitudine riconosce l’individualità, l’intimità della sequenza lascia presagire che ella si sia suicidata. Alla ragionevole richiesta se l’individualità abbia lasciato una nota di trapasso i contemporanei, nel novero di due, rispondono con la consegna degli effetti individuali. Da sola la compagna svolge il collo, il singolare effetto afferisce a un intatto pacchetto di sigarette su cui è leggibile in caratteri sovradimensionati “il fumo uccide”.

Dottrina

Il sottoscritto ricorda il precetto materno, l’assenza di rendita, da cui deriva la proposizione principale, qualsiasi cosa acquisita in modalità propria deve essere impiegata. La proposizione subordinata conosciuta come un abuso, qualsiasi oggetto acquisito in modalità propria o impropria deve essere osservato, era ed è inaudita nell’asilo del sottoscritto. Un’applicazione della proposizione principale si mostra là dove per una contingenza promozionale un ospite acquisisce una bottiglia di sciroppo di latte di mandorla, quantunque diluito deve essere impiegato.

Il sottoscritto ha acquisito due o tre volumi dell’enciclopedia Larousse, in ottemperanza al precetto materno si sente in dovere di non sprecare i lemmi ivi ordinati e ne fa un uso incondizionato e incontestabile.

Legenda

Il lettore è plagiato. Il plagio significa un doppio scrupolo, da un canto l’adattamento di un individuo alla soggezione, l’adescamento dell’agire individuale al lenocinio dell’affermazione, il versamento della volontà individuale a favore di un destino affidabile là dove l’ascendente intesa non è mai in discussione, d’altro canto la riproduzione pedissequa senza abbozzare gli errori, irriverente, di un contesto scritturato non come plausibile facente funzione quanto come campo interpretativo. Sopraggiunta la pagina in doppia cifra il lettore querela per plagio l’identità facente funzione di scrittura, appunto senza abbozzare il riconoscimento dell’errore ella ha riprodotto passo passo, persino senza modificare la disponibile interpunzione – che cattivo esempio – la sua opera non ancora scritta per ragioni che non pertengono all’analisi degli assimilati lettori, ossia per indolenza.

Ante litteram

L’ossidata catena circonda il prisma di basalto, la libreria è aperta al pubblico. Al postutto gli esasperati lettori da salotto, bivaccanti da un paio di minuti, possono dare adito alla limitazione dei volumi. In una scena che è in possesso del titolo – l’impaginazione dello spazio – il lettore da salotto assimila il portamento del tomo. La peculiarità del tomo inerisce la primazia, il tomo non può tollerare di secondare i capricci del lettore da salotto, soprattutto il dileggio dei suoi simili nel caso in cui sia delimitato dal volume, pertanto a perdifiato conviene con l’immagine dei limiti minimizzati. Nel giro di dieci minuti la limitazione dei volumi trasla nella raffigurazione sfilante alla cassa. Nei pressi del prisma di basalto, impudenti giacché non ficcano il naso tra le olenti pagine, i tomi osservano gli esercizi di stampa, un’interminata ripetizione della preposizione ab.

Apologia

Catalizzato dal riparo lo stridio intermittente si defila dimodoché l’udibile continuità accampi la comunicazione a senso unico. L’auricolare ripete l’immutabile messaggio, l’incremento degli enunciati, con difficoltà il supplente salva l’ordine tra le proposizioni né vere né false eppure riversate le une sulle altre non tanto per una transigente precedenza postulante il miglioramento dei principi quanto per una dispersione incidentale. Oltremodo ligio alla funzione il supplente evita lo spargimento dei segni, il messaggio immutabile che agli inizi non lo preoccupava è al momento incalzante, le difficoltà in subordine si fanno irresolubili, con l’incremento degli enunciati la pressione sulle proposizioni diverrà irrefrenabile con la deduzione che l’assoluzione del discorso rovinerà sotto le proposizioni e gli enunciati senza freno. Per quanto funzionale al supplente non resta che allontanarsi silenziosamente dal discorso.

Il seduttore

Gli uomini non comprendono. Ritengono che possa imbambolare tutte le donne a cui ambiscono non unicamente per la ridda di verbi, la rapida faconda disponente in un citeriore piano la regolarità del cuore, perfino l’aspetto piacevole riformante il corpo con la delineazione della finezza non gli fa difetto. Nondimeno egli lascia incompiuta la relazione, la totale immagine delle donne non è un termine, con una rivalità mediata dal conforto gli uomini verificano l’adagio dell’attitudine smembrata, la vanità dell’atto pervertito dalla penuria del vantaggio. In una conversazione intima gli uomini esercitano l’emulazione della rapida faconda, annegando di continuo nella trascinata approvazione; esagerano la riforma del corpo a cui si relaziona esclusivamente la smorfia. Gli uomini non comprendono, obbligano la seduzione a una trama paradigmatica, così il rapporto riproduce senza esitazione il nodo.