Il cenobio

Alcmena ha le regole. I conoscenti della superstizione, presentati dagli affini in schiatta, ritirano i dissapori dovuti a una disorganizzata antropofagia. Applicano le labbra alle sue guance. Gioviale come una dea li guida alla sala da pranzo. I conoscenti allontanano dal piano le sedie su treppiedi. Prima del pasto non s’industriano per consegnarle un uovo. Alcmena si appoggia alla parete, esausta.

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L’epitema

Una categoria di individui occupa il marciapiede prospiciente l’agenzia di collocamento. Estranei all’orario di ufficio allettano il venditore itinerante di cinturini adattabili agli orologi da polso. L’uomo giusto al momento giusto chiede in una discreta educazione la definizione del tempo. In categoria gli individui non lo percepiscono. Allora scorre le cerniere di uno zaino, leggicchia un pezzo di carta e con orgoglio sventola sotto il loro naso l’iscrizione al circolo della mercede giornaliera. Una sarabanda di starnuti non valuta la sua domanda di lavoro. L’uomo giusto al momento giusto apre la custodia della merce, celebra la varietà dei materiali, dichiara che nessuno dei suoi clienti ricorre alle cure dei dermatologi.

Un ostaggio a desinare

Il riscatto del buongustaio trapassa per la bufala dei piatti. In fondo non desidera essere il primo servito. In piano asseconda la circonvenzione degli incapaci. Non transige sullo spreco degli ingredienti. Aldilà dell’interno stomachi animosi afferrano gli invenduti libri di ricette. Accattivata la forchetta e ammanicato con il coltello minaccia di tagliarsi la gola se non saranno soddisfatti i suoi appetiti. Il cuoco che non ha mai messo piede in un negozio rarefà il retrogusto. Di contorno prepara la vivanda indigesta al tempo dalle sue parti. Cucinato per le feste il buongustaio mangia di tutto.

Dall’equinozio di primavera al pesce di aprile

Il misosofo sconta le macchie indelebili ai rimedi del nonno. Arrotondato dal cinque che arrossisce la forza centrifuga e annerisce l’imposta sedulità dimezza e lo spirito e il corriere. Atteso l’incenerimento del cilindretto sputa il rospo senza una disputazione dei principi, la viziosa forma difetta sempre di un centesimo per dar conto dell’euro. D’un tratto riverbera l’esproprio, visto che la metà si è appellata alla pausa di riflessione avrebbe da distribuire una cinquantina di monetine da un centesimo, conservate per i periodi di diffrazione, op là – mentre le proprietà dipendono dalla deduzione si può contare sull’esproprio.

Prognosi quoad valetudinem

Il primario facente funzione del secondino visita in una circostanza sfigurata il degente. In minuziose anticonvenzionali battute lo iscrive alla competizione sanitaria, ambisce a  soffiare la vittoria al reparto limitrofo che da troppo tempo spadroneggia nella disciplina del morale tirato su. Per giunta lo stile del degente muta lo sbilanciamento, al di là dell’incitamento trascrive senza averne memoria la conversazione rinvenuta appetto una tazza di the e un bicchiere di vino, tra James Joyce e Jacques Lacan. In altre parole il degente lancia il significato e nasconde la comprensione.

Il cenno nuoce alla salute

Il padiglione dell’azienda ospedaliera di rilevanza nosocomiale edifica alla lettera tra le costanti che non danno i numeri. L’introduzione alla struttura scuote dall’inerzia i pazienti inquieti in conformità al suggerimento della convalescenza, spalleggia i congiunti dell’apprensione che non si fanno animo. La fisionomia confutata, non stanno in piedi le stesse facce, cede la svogliatezza a una pertinacia. Le parole a salve non risuonano nell’introduzione al padiglione, i pazienti e i congiunti alternano una rapida apertura e chiusura della mano a un terapeutico movimento del capo. Lo strappalacrime sa che i suoi precedenti non hanno valore.

Il positivismo non abita ai poli

In viaggio verso l’agenzia la lettrice estrae dalla borsa il libro mai e poi mai scompaginato. Detesta che i presenti siano indaffarati a scartare le metafisiche, i tropi già visitati, le escatologie più consone al natale, le dianoie sconsigliate dal ministero degli affari esteri e prende la parola. Il freddo strapazzato, le temperature depresse dalla media, corroborano il disegno all’ultimo minuto del meteo. Tutti i turisti hanno pochi secondi per interpretare la profferta, lei ne è testimone. 365 notti e 364 giorni di alloggio presso la torre di salvaguardia, vitto incluso nel regno acclimatato.

La sovvenzione in auge

Il candidato al senato, vestito di azzurro, è invecchiato male. Qualsiasi spostamento, persino da una circostanza a un accessorio in un habitat connaturato conveniva, era ammanigliato con la quarantott’ore, una valigia che non disfa le conseguenze. I pensionati del sistema attributivo lamentano il mezzo servizio scaduto del buffet, traggono partito dall’organizzazione, tra chi manda giù più di un boccone amaro e chi osservando i bocconi commemora i propri denti non ce n’è uno mangiato in un boccone propenso a svaligiare. Il vestito azzurro del candidato al senato non fa una grinza nei superflui passi che ne comprovano il rimpicciolimento fonico. Parla arabo.

L’embargo

Prima del termine non è possibile diffondere la notizia. Il concetto ha da ridire. Prima del termine sussiste il termine, non ci piove a meno che le catene dei mercanti spulciati non dimezzino il valore del compressore adatto a gonfiare il particolare salvagente a mollo nell’universale diluvio; offerta contemporanea alla delazione del governo dalle indebite proprietà. Non per giunta è noto che i termini, estratti sulla ruota della deduzione o dell’induzione nonché per tutti gli arrotondamenti siano esposti al pubblico oltraggio. Unicamente il servitore di due padroni crede che la notizia sia un nuovo concetto al dispari di una passeggiata per barattare la filosofia con la politica, atto barato senza ritorno.

Cosmopolita

Con la disperazione incerottata non rinuncia al fumo. Non appena schizza una ritrattazione il solerte pentito scansiona la striscia. Non può assentarsi per ridurre al silenzio i borbottii del voltastomaco che questi s’inoltra in una messa per organo. Imboscato tra la lussureggiante plastica e il ceduo plasma non è raggiunto dal rimbrotto, il trillo nervoso che non sta in campana. Trabocca nel nunzio spuntato, il redattore non in voga deve attendere alle battute. In replica ha già dato voce ai remi, non resta che l’impressione grafica. A bocca aperta il colmo per non fumatori può fare gli occhi alle pulci.