Archivio

Archive for agosto 2016

Olofrase

Dopotutto il no irresponsabile lascia interdetta la parte. E con l’amabilità invogliata della mera proposizione la merofrase richiede e con sensatezza il divaricare del segno. Contro le aspettative cortesi l’irresponsabile enuncia il no. Tuttavolta il no non relaziona la contrarietà dell’oltraggio quale certificazione estratta del trasmodare, esso è varo fuori posizione, la proposizione rivolta in fuori. La mera frase dapprima interdetta dall’irresponsabilità del no, ritorna sull’enunciato con l’idea speculativa del dissidio, per cui non crede che l’irresponsabilità sia significativa. Il no evagina il sensato, non la sensazione ebbene, notata l’inflessibilità, la merofrase è indotta a diramare la mera proposizione. Tale diramazione consiste in una mera evasione o innanzitutto un raccordo enunciativo che spiega la ragionevolezza in cagione ammanierata del divaricare segnato. L’olofrase non si dilunga, non associa alcuna idea agli enunciati merofrastici.

Acribia

Il rifinitore per procura è sopraffatto dall’essere agli sgoccioli. Per disobbligarsi con l’uniformità del punto trapassato, con l’impermutabile stanca si rivolge all’assiduità della pausa. Il rifinitore per procura giustappone il versamento, incitato dall’aspetto scombinato, dalla declinazione della procura in vista di una rifinitura scombinata. Ad onta della sua sollecitudine si dice che la procura non scombina le carte in piano, non trabocca. Al contempo, alla verifica dell’alibi il curatore risponde con fare affettato alle insistenze del datore d’opera, questi impensierito dalla responsabilità immanente affidata al rifinitore vuole risentire l’ultima guarentigia. Visibilmente svogliato il curatore afferma in modalità perentoria che l’abbinamento del rifinitore e della procura sovrascritta non può essere migliorato, è incomparabilmente esatto.

Esoscheletro

Il soma disseccato più che apparire repellente all’assenza di riguardo caratteristica della salma da soma, si ricrede sulle conseguenze dell’idrofobia. Formatosi nell’applicazione se non nell’implicazione dell’idea causale il soma disseccato ha rifiutato, nel caso del possibile e mai nella necessità dell’alea, di abbeverarsi alla sorgente della corrente. Ora, con l’ardore corrivo ripensa all’implicazione della fobia. Il ripensare più che coinvolgere più e più volte l’immedesimazione del pensiero perizia l’incognita fobica quale un effetto mai esperito giacché l’associazione di imperizia ed esperienza riconduce alla finitudine. In definizione l’esperienza è finita e l’imperizia trascina il corso della finalità, va da sé il percome il soma disseccato ne abbia ributtato l’esperienza. Nonostante il rincrescimento della salma da soma il ripensare il soma, naturalmente in punto disseccativo, morde le articolazioni del disfare, rimpiange l’esplicazione sinuosa con cui l’incognita s’addentra nel sibilo consonante.

Il vilipendio murato

Il loggione crolla il capo. Il maestro della filosofia dottrinale nota come gli epigoni non abbiano adempiuto i doveri loro assegnati. Il padiglione porta ancora le tracce dell’ospite precedente. Il maestro è impossibilitato, il che non significa che opponga il rifiuto improprio, ad articolare il discorso del non mediato. Sulla scorta dei precetti non mai iniziati e incorporati in un logorio, la dottrina filosofica non rischia la degenerazione ospitale, inconfutabilmente è tal quale l’asserto predetto nel caso in cui il loggione soprassieda, chiuda un occhio, eccepisca la prescrizione, congedi la scorta. Gli epigoni in muratori non altrimenti detti muratori sono mortificati per il vilipendio, per la svalutazione che non annulla, evidentemente un muratore deve ricredersi sull’epigono compiuto, inequivocabilmente in errore un epigono è incredulo sull’inefficienza del muratore. Nessuno può affermare la modalità incontrovertibile in cui i muratori adempiano il dovere degli epigoni e viceversa. Nella filosofia dottrinale riconoscente agli ospiti quale filosofia della loggia, tanto i muratori quanto gli epigoni non sono al corrente del segreto che contrassegna il dovere.

Scorporare

Nel debordare della rotatoria, sul trasbordo che non costituisce il rilievo del salvagente la prostituta contratta con il cliente. Alla mercé dell’infatuazione venerea appare doveroso al cliente chiedere la protezione. Egli scorpora dalle labbra che non connotano la prostituzione con il valore nominale del trasferire la degenerazione della contraccezione. In poche negoziate parole, in parole che rinnegano l’ozio il cliente ritarda la perversione dell’interesse riparatrice l’accezione di congiunzione. La prostituta non può accordare la protezione reclamata se non invocata il cliente, più che transigere sul valore nominale della congiunzione performativa e sul tratto del prestito da cui disavanza l’interesse perverso, ella prenota la scorporazione della puttana. La prostituta scorpora senza ironia l’olezzo della congiunzione, quantunque il trasferire sia munito di una cosmesi che amalgama gli odori indesiderati, ella non tratta, non preserva la concezione.

Ambascia

Entrambi, il raduno e il talaltro, accerchiati in parte, attorniati dallo spartito in difetto di versione, desistono dalla parola. L’uno che non fa più presa sull’uno, che equivoca la successione uno ad uno si acchiocciola sull’angoscia. La speme che l’apnea possa annegare nel mozzafiato è ciò che resta dopo il sussulto della conversione. L’uno sa di dover rinnegare uno ad uno le detonazioni per poter radunarsi una volta per tutte. Il talaltro che non è più additato quale il sosia dell’altro, peraltro non più retribuito per l’alibi, si affanna affinché l’ansia, lo scrupolo teatrale, lo scritturi nel particolare. Senza la nozione di pentimento, la nozione transfuga, l’ansia non sarà delusa. Ora, per quanto dell’altro si ricordi la rappresentazione compassata e l’interpretazione ripassata a memoria, la parte è assegnata al tale. Il tale più che non ridestare il rimpianto, non altera la concitazione.

Exlex

Il varco non oppone la difficoltà dell’attraversare o del superare, non meno sveltisce il trapasso o lo scalo, non ha trascorsi. I rinfianchi senza sosta irrompono a passo scandito senza inoltre, fermano non senza interruzione la sospettosa L.

L esaudisce lo sparlare non vociferato che fa da spalla alla scorreria dei rinfianchi. Supposto il favore, le si domanda l’ubiquità delle ex. L capitombola del nimbo, il simbolo non ha riguardo per il concatenare. L non ha mai provato il piacere della doppia conoscenza vale a dire non esercita la riconoscenza nei confronti della doppia ex. Stuzzicata ad ogni modo L reclama il movente della ex sdoppiata nonché sparlata. La responsabilità esacerba la ex quale fuorilegge, esonera la ex quale eslege.