Striscia

Una combriccola di buontemponi confabula sugli scacciapensieri del fine settimana. Ammettono senza tema di smentita che i giorni appena perduti sono stati memorabili, la fabula contemporanea non è che un prologo. Un tipo con il sangue alla testa, tutt’altro che avvinazzato, deambulava per le stradine dell’urbe piantando i piedi in terra a ogni oggetto smarrito. Senza mostrare alcuna esitazione avvicinava una mano e con una traslazione sovrapposta conferiva all’oggetto un ritrovato, anche se per una contingenza non rappresentava più un pericolo per la comunicazione, il pericolo che ne reclamasse la proprietà. I buontemponi assegnano un nome al tipo dei ritrovati oggettuali, il nottolone.

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Stregoneria

Il vetro della teca è specchiato. Nessun alone, malumore maculato, pulviscolo irradiato, particola materiale, foschia animosa. Il tessuto sfumato di carminio reca gli squarci indotti da fischi saltuari. Un fischio che rivolge il verso agli uccelli senza che questi ne corrispondano la voce. Un fischio esortante chi vive di sogni a invadere un mondo, possibilmente alla prima illuminazione. Un fischio difatti perfetto. Un fischio che non ha mai conosciuto un fiasco. Un fischio da far venire la pelle d’oca ai burattini.

Acchiappasogni

La patologia non mostrava segni inequivocabili. I consulti a cui l’empatia l’aveva sottoposta, erano inauditi. Tanto lo spettro di azione della natura quanto la peculiarità della sintesi non scandivano la benedizione. Si affollavano le richieste concernenti lo stato dei segni, la patologia rispondeva con un soliloquio. Le apprensioni non collimavano con le preoccupazioni sicché un’empatia decise di accantonare l’incomprensibile risentimento e rincorrere un’affinità. L’enfasi fu lieta dell’inseguimento, non attendeva altro, e riprese la patologia. Con una combinazione di successioni e corruzioni l’enfasi dichiarò che la patologia era incontrovertibile, l’empatia doveva limitarsi alla trascrizione dei rantoli giacché non si può vivere di sogni.

La realtà

La cosa scorre i suoi contatti, ne verifica la sensibilità. Assume un’interruzione, finge di svolgere in solitaria ciò che va fatto. Recepisce i prodromi di un mancamento. La cosa non accompagnata di sicuro fallirà per la lacuna dei postumi. Congeda l’interruzione, non le resta altro da fare che riprendere i contatti,  qualcuno converrà con la sua offerta. I neumi appiattiscono la sua aspirazione. La stecca le è preclusa. Impiega una sospensione. Medita sulla dipendenza. Eccepisce l’ottimismo. Non basta un contatto sulla scorta della sensibilità affinché la cosa sia soddisfatta, ne occorre una pluralità.

La lettera trafugata

Per inciso, prima di lasciare il corpo il carattere ha controllato in più e più circostanze, ai bordi dell’angoscia, se avesse dimenticato nulla. Non può imprimere con esaezza il rigo ove ha compreso la reifica. Scorre con i soprassegni i passi, frusrao ne replica i rai, consaa la perdia di rimo perano indugia sulla singolarià delle proposizioni. Prefigura che un losco segno abbia dedoo con impalpabilià un’aliquoa della sua eredià o che un bisognoso grafema abbia profiao della sua predisposizione per rovesciarlo. Il caraere incorpora la nosalgia, divaga fra i passi di una copiosià con la cognizione di essere dozzinale, grossolano.

Il mito

In conformità dell’impetrazione la coordinazione è pietrificata. In conformità dell’impetrazione la disgiunzione è immutabile. L’una è persuasa che l’accento precipiti sulla o, l’altra che balzi sulla e. Il sacrificio, in ambedue le vicende, non accade.

All’esterno dell’isagoge, tergendosi ad arte, gli operai depongono le invariabili epigrafi. Preclusa la declinazione, il contributo al simposio non è in discussione e senza la mistificazione dell’indirizzo, metamorfosato a guastafeste, l’ospite smarrisce nell’ovvietà il fregio della partecipazione per ritrovarlo nella deviazione.

Raggiunta l’isagoge, Proteo recita il discorso senza che le invariabili epigrafi attendano alla dizione.

Paideia

I conoscenti gli attribuivano l’educazione, un ragazzo dedito al volontariato, solerte nel predire la salute, gentile al punto da cedere la propria comodità a qualsiasi concezione, giudizioso eppure non irresoluto, conforme eppure non affettato, un principiante nella rimarginazione della diversità, un critico dell’azzardo, un cliente della trascendenza pur senza confessarselo; ragion per cui non si spiegano, anzi respingono come un’infamia le chiacchiere che lo predispongono alla sostanza. Quantunque i suoi attributi non gli concedano la possibilità di tenersi alla larga dai fatti, per converso lo sollecitino e non di diritto alla simpatia pratica, i conoscenti non scherzano con i concetti quando affermano che egli non è mai fuori posto.