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Archive for febbraio 2013

La cautela del necrologio

La salvaguardia del caro estinto accondiscende a che gli extraspetti non guardino nel vuoto. Benché non guardino più il deceduto per ragioni che non siano retrospettive, detestano non sapere dove potranno ritrovare il malvisto. Il nome sulla lapide è un riconoscimento del risentimento da cui i non invisi, neppure benvisti, estrarranno l’espressione polirematica rinfacciare il nome del morto.

Idiografia

Dacché frequentavo il dipartimento di filosofia e politica nei giorni precedenti e in quei pochi posteriori alle elezioni il mio udito ha, da sempre, percepito la proposizione esclamativa: “Se avessi letto il “Diritto di veto” di Anonimo Adespota.” È risaputo che l’esclamazione in forma propositiva, meraviglia, invero alla vigilia del sapere ne esautora l’utilità per la mera passione. Non divago. Oggi mediante mail, mi è giunta la comunicazione che questo testo concitato sia stato trovato o a detta dei filosofi politici, ritrovato. Prima della donazione alla Biblioteca Nazionale di Napoli, alcuni tizi, con il puntiglio dei filologi e lo zelo dei tipografi, han digitato, in copia, la trascrizione dicon loro, il plagio direi io. Fa nulla. In breve per la concomitanza delle elezioni politiche è possibile prenderne in visione la copia e/o la trascrizione mediante il circuito Ebay.

http://www.ebay.it/itm/300864868001?ru=http%3A%2F%2Fwww.ebay.it%2Fsch%2FLibri-e-Riviste-%2F267%2Fi.html%3F_from%3DR40%26_nkw%3D300864868001%26_rdc%3D1

Anonimo Adespota - Diritto di veto

Anonimo Adespota – Diritto di veto

Κέρνος

18 febbraio 2013 7 commenti

L’eidoforo è inviso al cistoforo. La cista eccepisce la forma. Il cilindro scoperchiato rovescia la forma o, per non sfigurare, la forma spunta dal cilindro. Fuoriesce dalla figura la forma. Il cilindro, forma figurata, per ben figurare, si concepisce come recipiente della forma da recepere, la forma che eccepisce la cista. Fuoriuscita, eccepita la forma, la cista, il cilindro ritiene lo status di forma figurata. Una forma fuoriuscita può sì deformare una forma figurata, non sfigurarla. È auspicabile far luce sulla deformazione della forma figurata, siamo appena, non più che degli iniziati, non dei metopi. Il cerno decentra la forma. I cotilischi deportano in anamorfosi la forma. L’archetipo del recipiente è sia nel cerno che in uno qualsiasi dei cotilischi, quantunque l’estensione della forma sia concentrata. Tanto il cerno quanto i cotilischi non eccepiscono la forma, dunque il recepere la forma, l’archetipo e l’estensione concentrata non si riversano nella forma. L’anamorfosi e la forma decentrata, il cerno e i cotilischi disposti a corona osano la forma. Nella cernoforia la forma osata è sostenuta dalla testa dell’eidoforo, il quale più di un iniziato, conoscitore dell’archetipo del recipiente, dell’estensione concentrata e della forma riversata, dell’equilibrio, del mistero che prosciuga il trabocco, che scongiura che la forma sia sulla bocca di tutti come un rivolo, è un metope. Metamorfosare la forma è la formula dell’eidoforo.

Formula neumatica

16 febbraio 2013 2 commenti

Affinché il dire sia un detto fatto devi metterlo per iscritto. Finché il fare è una diceria il descritto non è affatto detto. Fintantoché il dire è nella fattispecie sui generis, difatti non è dettato. Detto fatto, un fare per iscritto quel che è detto già fatto e un dire che detta al già fatto la scrittura a cui non manca il daffare.

Terrore

La signorina, a fior di labbra, in punta di lingua, è tra lo schiocco del bacio. Il giovane, ad occhi chiusi, con la cartilagine del naso e il soffio del respiro, è nel mozzafiato del bacio. La signorina, nel fremito della lingua, pregusta che il giovane baciatore spunterà la propria lingua in una corrente stravagante. È esterrefatta quantunque non paventi la stupore. Segue con tatto la corrente del baciatore, la lingua nella stravaganza del vellicare. Nella controcorrente persegue l’orientamento lingueggiante, la corrente non divaga nello stimolo alla deriva e le lingue stravaganti fra labbra impresse, tra labbra dischiuse, s’invocano in un bacio scosso. Il giovane è ondivago, il retrogusto lo scombussolerà. È turbato dall’imprevedibile sebbene non irrigidito sull’attenzione. Intatto alle proprietà della lingua, solletica la ricorrenza della controcorrente, puntella dalla deriva dello svago. Non provoca una lingua che sia intorpidita dal riscuotimento, non evoca una lingua che girovaghi per sovrintendere la stravaganza, invoca un bacio scosso. Un bacio con il formicolio mozzafiato esteso alle labbra.

Usi e costumi

È nostro costume, di credenti, che alla vigilia della prescrizione dietologa, la dieta della quaresima disincarnata, ci si spogli degli abiti quotidiani, gli abiti marchiati a giorno, gli abiti aderenti alla notte, gli abiti uniformi all’officio, gli abiti amorfi nella digressione, le vesti da camera e le sottovesti locali, i pigiami imbruniti e l’intimo rischiarato. Il giorno, o la lunga notte che precede il precetto di levare la carne, il credente non smarrisce l’uso orchestrale dell’abbigliamento in un abuso di vestiti, dacché è stato abbandonato dal proprio dio il credente non ricerca più il completo bensì la misura minore, conformati nel guardaroba o nella cabina armadio. S’infila nello spogliatoio, allo specchio osserva la linea della propria carne, denudato dell’attitudine a lasciare scoperta la pelle che riforma l’approssimazione della voluttà, è suo costume indossare il vestito dell’altro, o meglio il completo che riconduca il credente svestito al miscredente. Per ragioni di trasparenza non è costume del miscredente disabituarsi alle Antesterie, ovvero il miscredente non si riveste con gli abiti del credente.

Il genio esauriente

Ogni tuo desiderio è in ordine. Dopo aver ascoltato la successione di desideri del postulante, il genio dà in concessione, ripete secondo un ordine del benedire, la processione del desiderio.

Il primo desiderio appaga la definizione di falso in bilancio, l’ammanco di presenza del desiderio non è stornato nell’abbandono fraudolento della tutela. Il tutelato è rimesso alla prenotazione del desiderio, in un tempo corrispondente alla voce di fornitura. Il bilancio della prenotazione prende nota dell’ordine e ne riprende i dati nella notifica della fattura. Il falso in bilancio è perseguito in quanto tra la prenotazione e la notifica il desiderio è retrocesso, da primo desiderio a desiderio frazionale.

Il secondo desiderio soddisfa i termini di consegna. Fatturato l’ordine, il desiderio è confidato ad un vettore che con tutte le rassicurazioni del caso, parola d’ordine e smentita privata, rimette al tutelato il trasporto del desiderio. La tutela seconda solo al falso in bilancio, esaurito come primo desiderio in desiderio frazionale, trasporta il postulante al primo desiderio, alla notifica della definizione, l’ordine processato è stato evaso. Il vettore Pus, acronimo di Postulato dell’utenza soddisfatta, traccia il trasporto, in luogo della trasposizione del desiderio, del sopralluogo nel genius loci,  il trasporto del desiderio.

Il terzo desiderio, l’avvenuta custodia del desiderio o la rinvenuta giacenza del desiderio, frattura i postulanti e la successione dell’ordine. La concessione del genio esauriente la definizione e i postulati del desiderio sono alla mercé della dimostrazione. Il postulante sorpreso, nonostante il falso in bilancio del primo desiderio retrocesso, processato ed evaso, del trasporto del secondo desiderio, tracciato in luogo della trasposizione, dalla custodia o giacenza del terzo desiderio, disattende l’ordine. La successione dei desideri è inaudita, il genio è maledetto e il desiderio è modulato secondo il reso per recesso. L’ordine del desiderio attende il bonifico per l’inesauribile credito dei desideri.