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Archive for aprile 2016

Maldicenza

Un cospicuo numero di forme inerti patisce la maledizione. Non parlano di aferesi, sincopi e apocopi fonologiche tantomeno di sillabe evase dalla detenzione del lessema, viceversa di un’ambivalenza sinonimica dell’appetizione e dell’affezione. Le forme inerti modulate ma non modificate dalla maledizione, esagerano con la brama negli effetti impressi in un aspetto inquieto e enfiano il contatto con la commozione dello struggimento stanziale. Esagerano con l’appetizione nell’effettiva affezione e enfiano l’affezione con la mozione della tenace, salda appetizione. La contingenza è infondata e incontrollata, per cui, di contraggenio, le forme maledette si rivolgono con ubbia alla telepatia. Dacché tenuta sempre o quasi a distanza, la telepatia è incredula per l’approssimazione maledetta. Il pensiero si conforma all’ostinazione, le forme inerti, per quanto o, forse, nel consenso della maledizione, intendono come la telepatia sia irriferibilmente vituperata e insultata, l’elemento prestabilito è tutt’altro che un allontanamento quanto una finalità che abborda senza assimilare la congiunzione e la disgiunzione; tele, télos,téleos.

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Prolegomeni

Alla conferenza sull’indifferenza dei mondi, organizzata dal prisma dei disastri cosmologici, è supposto in osservazione, l’intervento della precognizione e in ogni caso una discussione con gli astanti.  Tra questi figurano gli aspetti soggettivi, i quali non più negli abiti, ma non denudati, per la fascinazione della replica, hanno demandato ad un aspetto, rigettato dalla ventura, l’interrogazione preparata in tempi antecedenti. Pervenuto il diuturno, lo sventurato aspetto soggettivo reclama all’intesa precognitiva l’esito della rivoluzione non soffocata nei mondi incomparabili. Sulle prime, la precognizione risponde con una sintesi riconoscente, essa non è in grado, non per una mancanza strumentale, di disgiungere le eventuali resilienze o fragilità tanto dei mondi possibili quanto dei mondi incomparabili, le immagini si sovrappongono in una congerie determinata, ovvero quanto di più distante da un termine, e si sottopongono ad un irriferibile disimpegno dalla continuità, per cui la precognizione può solo asserire la conduzione di un’immagine fugace, eclissata da un singolo mondo possibile o da un singolo mondo incomparabile. Tuttavia, per non deludere l’approntamento antecedente degli aspetti soggettivi, la precognizione aggiunge come sia in corso una delineazione delle traiettorie per strutturare una circonferenza in cui siano presenti i satelliti dei vari mondi possibili e i satelliti dei variabili mondi incomparabili, si insiste affinché essi accantonino gli interessi universali per precidere il moto del mondo esorbitante. Il pericolo che corrono consiste nella prigionia dal mondo esorbitante o la neutralità del mondo esorbitante.

Ucronia

La questura è stracolma di querelanti. Prima di infilare il discorso occorre una descrizione minuziosa dei querelanti. Sono minuti. Nessuno escluso è vittima dei tempi. I minuti dichiarano le sopraffazioni, i soprusi dei tempi. Dato l’ingombro delle richieste sottoscritte gli inquisitori, subalterni ai questori, discorrono con questi circa la procedure da attuare, da dismettere in nozione. Tanto ai primi quanto ai secondi sfugge il discorso quale dispersione del corso. Ovviamente la pratica perlustrata non dà il minimo esito, ad onta dei mezzi di ultima generazione testati e dei fini da perlustrazione del supporre, dei tempi non c’è traccia, sembra quasi che essi siano svaniti ancor prima di manifestare.

Le vittime dei tempi non evacuano la questura, il discorso è impossibilitato a localizzare la svolta.

Imperfetto

Entro i limiti dello stato era rinomata l’assenza di reciprocità del giudizio. Tutte le parti in causa, che fossero efficienti, finali, occasionali o formali era indifferente, volevano che l’accidente fosse dibattuto in presenza del giudizio non reciproco, esse sapevano che il perfezionamento dell’essenza poteva essere rimesso solo alla sua opinione. Nel foro non senza approfondimento, i cancellatori gridavano che il piano orizzontale dietro il quale si emendava il giudizio non reciproco fosse il costrutto nondimeno lavorato di una materia unica. In effetti le parti in causa erano urtate dalla risonanza che la materia prima del piano orizzontale fosse estratta dall’albero della conoscenza. A tuttora che l’albero della conoscenza non fosse sradicato non interessava i particolari, il piano orizzontale era la priorità. Eppure il giudizio non reciproco non presenziava alcun accidente e in assenza di passato il piano orizzontale dietro il quale si relazionava l’emendazione era un oggetto di trasloco. Per attenuare la causa causarum, sempre i cancellatori divulgavano la versione che il piano orizzontale fosse in restauro per un principio di corruzione. Le rubriche aprirono, giusto in tempo, con l’interrogazione – quando un giudizio diviene corruttibile – e conclusero, al contempo, con l’apodissi che il giudizio rinomato per l’assenza di reciprocità è corrotto se dato in consegna al valore nominale, se rinominato.

Encomio

La compassione circoscritta ad un piede e mezzo, disapprova il lungolinea della menade. Versante il contenuto dell’ampolla, non può evitare la vicenda, dalla traversia deriva il disincanto riversato. Il rilievo compassionevole stende la subita invasione e con una citazione altezzosa e sesquipedale, volteggia l’oltraggio della guastafeste. Dal suo canto, sconveniente nell’evidenza girovagante, la menade esalta l’infesta passione tenebrosa, esorta la compassione a prendere parte alla lacerazione del circoscrivere, essa declina con disappunto, denota la dedizione nel porre termine ai resti del soma, nell’azione sterminata in parola del corpo.

Lo scandalo della tangente che salta l’attesa

Nel vano di cardiopatia il primato deplora l’incoscienza dell’insano. Indubitabilmente ha eseguito l’ablazione dell’equivoco, eppure ripetere l’incognita di un incontro in attesa forza la compulsione, se l’insano si ostina a rifiutare il rimedio indifferibile della valvola a scatto la sua condizione non perdurerà, solo con il consenso potrà tanto sentimentalmente quanto sensibilmente differire dall’attesa solitaria. L’insolito insano, l’amore, non muta l’impropria idea, non attribuisce interesse all’ideale, corrisponde al primato la leggiadria della prima volta. L’amore non necessita di alcun rimedio, nondimeno della ripetizione inequivocabile del primato, l’amore si rapporta alla prima volta, al corrente che l’intercessione di volta in volta l’avrà declinato nella bassezza della decenza. La prima volta è la condizione dell’amore, l’accesso all’eccesso di senso che nello sconvolgimento ha come lasciapassare il disinganno della definizione una volta o l’altra.

I palmenti

Ai multipli non va giù, per niente, la frammentazione, si accalcano l’uno sul due, l’unità sulla dualità, in una pigiatura che non moltiplica il medesimo, il pigia pigia che non quadra, per non defilarsi dalla condivisione del numero primo. In teoria, i multipli non assecondano più volte l’integrità della premessa, articolano senza trascorsi la pressione affinché la riduzione in minuzie non sia delegata. Non è raro che i nomogrammi accorsi in congettura sfilata per la sequela dispensata detengano il conto nell’omologazione dei multipli, deduzione di un contenimento da teoria elevata, l’ingente numero dei multipli si comprime per un’incidenza che non si accoda, ai nomogrammi non resta altro che un conto sminuito.

Incidenza della teoria, multipli compressi dalla calca dei numeri primi.

Un nomogramma dichiara: non è la prima volta.