Fare conto

Alla pagina smarrita, contraddistinta, avrei preferito la pagina trafugata.

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Certum est quia impossibile est

Piove e non piove. La città è allagata. Le fogne sono, in digitazione, una fogna, d’altronde non potrebbero esser altro. Come un imprestato divago sulla deriva. Percorro strade ottenebrate, tangenti alla dimora e raccordi con la residenza. La previsione avalla la data che condivide il debito. La promessa è mantenuta nel vortice dell’alta pressione. L’ira è lo scibile del calendario. L’agenda del protesto. Conosco le tracce che condurranno all’attestazione, non desidero riconoscerle. Come naufrago anelo alla sfacelo del sapere e al sinistro conoscitivo. Il naufragio è alle soglie dell’esperienza firmata … la oltrepasso e comincia l’alterco con il linguaggio della partita doppia. L’ancipite dare e avere è l’intestazione della riscossione. L’incolonnare è una contestazione, la tracimazione del verticale. Una volta scosso, infirmo la mora come un’incognita. Riuscirò a tornare fradicio?

Amor improprio

“[…] come potrei parlare, in queste poche pagine, dell’amore quando il bene, di cui consorte, è autoreferenziale? L’amor proprio è l’attributo del bene, esecuzione l’amore. Potrei amarti solo nel male, dovresti amarmi nella referenza del male. Essendo il principio l’amor proprio ti arrendi all’autoreferenzialità del male, contrario del bene. Mi odii. Dovrei tacere, nella deferenza propria all’amore. Non fa male parlare […]”

Innominabile, estratto da “Lettera di un amante alla propria amata”.

Antropogoria

Notte tra il 18 e il 19 agosto. Alba dorme su un materasso in lattice, un lenzuolo in cotone biologico le ricopre il corpo fino a posarsi in piega sulle spalle. Il respiro è cadenzato, il lenzuolo ondeggia come una risacca, si sente al sicuro dai fantasmi della notte. Un fantasma, alle prime ore del 19, la spoglia del lenzuolo. Deve occultare le insicurezze della notte, dissimulare le umane sparizioni.

Assunzione

Un nome proprio, sunnominato, maledice la deferenza alla denominazione, al nome in comune. Il sunnominato non accomunato all’esproprio, è innominato. Il nome proprio è nominato nella benedizione del soprannome, nell’addire che non condiziona il sopra al su. Il sopra incondizionato adisce l’addizione.