L’esegesi scriteriata. Una meteora inquieta

Lo spazio costellato da astrali curve angolari, il quadrangolo scaleno, il goniometro inviolabile, configuranti, in un insieme ridimensionato, assiomi teoricamente definiti da nomi evocanti rivelazioni di un infinitamente presente; sventaglia la tangibile immagine di un’osservazione costante, perspicace controllo inquadrato in una modalità prospettica abbracciante una percezione totalitaria – l’appercezione – campo visivo con un’estensione dei contorni quasi illimitata, la soglia del miraggio inimmaginabile, quasi in un senso dei limiti relegato ad una relazione (senso vietato e senso unico) di visionario allineamento delle distanze in un piano panoramico accostato ad un modello in scala ridotta, prodotto di un’architettura condotta – l’architrave dedotta – secondo esemplari ricreazioni (svago dell’imitazione mutilata da una validità mimetica – l’invalida partecipazione affine alle idee) dell’oggettività obiettiva – vaccinata dalle influenze pregiudiziali – contaminazione da esposizione a radiazione dell’estremamente incolore – insapore – inodore – intonato – intoccabile – neutro leggendario (inclassificabile e scriteriato) e salvaguardato secondo un’immunità comunitaria accomunante gli apparati costruttivi i depurati distruttivi i comparati astratti distraenti gli epurati costrutti statistici, i preparati rilievi dell’erosione, gli appresi solchi rappresi da un’irrigazione corrugata – l’esondazione di una linfa vitale, di un limo con la devozione dell’ultimo pianto – i riparati parafulmini istruttivi, il maestro tuonante la lezione apocalittica sul concetto di esegesi scriteriata, i separati strati del livello pianeggiante, gli strali di una pena appena depennata … appena impennata … . …

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Il cavaliere macchiato … maculato …

L’odierna ricerca fantastica sarà affidata alle ugole ecologiche di loquaci cantastorie odiosi.

Ammaestrati alla logica pleonastica dell’ode al Dio patronimico – oddio la paronimia, l’odio d’io – riusciranno ad incantare, con l’eco ciarliera delle proprie mitraglianti liriche, il ridimensionato spazio circostante e il dimissionario tempo costante, suscitando, così, il parossismo di universi paralleli, che a perpendicolo si precipiteranno sul reame bisunto del reale !

La convergenza, oltre ad alluzzare una conversione al nuovo equidistante punto di vista parallattico con tanto di apostasia, dal controvalore intermittente, dell’astante opacità, manifesterà un’apoteosi del capoverso, ovvero il principio del vero capovolto secondo un verso di rivolta, dell’azione immediata – immanente – immantinente al contrappasso contraffatto, quale una contraddizione favorevolmente sottratta alla tautologia della reiterata scansione dei vocaboli per la perfetta comprensione dell’annominazione.

Inoltre, percepiremo la miscellanea di futuri multipli, prossimi alla geniale etimologia del presente, dono di una discendenza condizionata da un’esenzione all’anteriore transitività, segnalata come desinenza di una radicata proiezione di desideri compassati[1], catapulteremo l’impossibile attenzione ai frangiflutti di un sottovita impercettibile[2].

Manoscritto artefatto, isomorfismo delle anteprime performative, ipostatizzanti il divenire avanscoperto all’epistemica ubiquità retrodatata (la dannazione di una previsione infestata da inferenze con la percezione in perfetto fermo immagine e da un’isogenesi cullante, in balia di figuranti sottolineati, disegnanti le dimensioni frattali del caos con punti sospensivi …, il già nato devitalizzato e il mai morto – nonmai – innato dalla sterile progenie …)


[1] accampati tra gli interstizi di orizzonti visivi, congestionati da riflessioni di una vicinanza miope, di stanza tra le dune iridescenti del soverchio angolo di svista, la frattura tra visibile e invisibile esaltata con la diagnosi dell’incoraggiamento distratto, l’uniforme particolare e microscopico, addirittura segmentato, da lobotomizzare, tomia ludica, per l’assenza di certificazione demoscopia, allenato alla superbia dell’inutilità o lussuria di un sottovuoto dietro l’apparenza

[2] rappresentato…

Mani scaltre

Manichei proliferano ed ampliano, estinguendo, la schiera dell’araldica nobiliare, certificano con tanto di attestati storici dell’anagrafe la meccanica della quantistica : a quando il concilio tra il bene e il male ? … a quando l’estinzione del vizio di forma ? … a quando la ravvivata, rianimata virtù informe ? …

Cortesi maniscalchi possiedono il privilegio esclusivo di biografie reali e il segreto della scrittura millenaria, l’impronta di un’agiografia, la falange della calligrafia, la bibliografia in calce: l’autografia; parole non soggette al consumo periodico, pagine sfogliate dagli agenti atmosferici ed intatte all’usura ammuffita, copertine riscaldanti i tarli affamati conseguenti un rigore dietetico, rilegature tessenti il profilo dell’eterna giovinezza, caratteri anneriti da un inchiostro perenne, macchiante con la pregnanza della freschezza, segnalibri ristampati con la potenza dell’ennesima elevazione figurata … il figurante lineare … il figurante solido … il figurante frattale … il figurante caleidoscopico … . …

Mente locale

Se fecondo la genesi, evoco una memoria talmente narcolettica, narcolessica – un lessico perennemente in letargo – da cauterizzare il principio di imitazione, impongo le sfumature (contraffatte come la virtù controfattuale e il vizio contraddetto) di un’eredità tradizionale e la successiva mutazione in profezia; sono addetto al riverbero di una rimembranza brandente le favelle e i rovelli, i vagiti di una conoscenza perpetuamente autonoma nonché anonima di una disciplina del sapere ignorante, con bramosia, l’accademia del quieto vivere …

Giocoforza, sono nel prestigio, il prestigio di un gioco la cui forza consiste in una modalità diveniente d’azione per i limiti di reazione allineati al correttivo istinto di difesa, in parallelo un attacco con formazione vigilante, all’espansione del caos tra le pieghe delle reazioni, gli interstizi delle trazioni e l’elasticità delle contrazioni …

Un pensiero – memento – colleziona le azioni marchiate su carta, consegnate alla forza del tempo, assegnate alla prerogativa dell’indisciplina, trasognate tra i deliri delle cause efficienti e le suggestioni della finalità tra la goliardia e le contraddizioni del caso … risognate nella controversa innocenza della pagina vergine …

A vele spiegate

Un soggetto progettato impiega la corrente, il senso unico, come trascorso impatto, l’esperienza di un incontro ove il sapere divenuto agire sconta la tracotanza di una ripetizione prevista come una visione danzante tra perfetto e futuro anteriore, con una coreografia permanente; lo scontro parallelo tra possibilità tutt’altro che intermittenti, imbrigliate ad una destinazione …

… riusciremo a denudarci dalle catene di un’azione tatuata sull’epidermide del destino?

Un passo reale

Pendii inerpicati su saliscendi simili a sottoscala di cavalcavia accavallati a vallate perforanti come un traforo, come una trivella impregnata di petrolio o come archeologi del carbon fossile, l’orizzonte allineato alla verticale trasparenza reggente, solo per una volta, di volta in volta, la volta celeste; un passo dalle sporgenze percettive inquadranti sviste della meravigliosa ed incantata contemplazione della tematica natura immaginaria, straordinaria favola a colori di un modello ambientale sfuggente al senso dell’errore circoscritto alla sensibilità dal cieco ardore, dall’avvistato ardire del vedente; passi disegnano come una linea di confine tangente ad una sconfinata opacità intangibile e visibile ad occhio nudo da monocoli ingrandenti, con testimonianze di lenti oculari il cui effetto eco sembra scimmiottare la parallasse dei discorsi già ascoltati – un dèjà vu; un compasso compila articoli con tanto di statistiche sul gradimento delle notizie di cronaca nera, scandalizzata da incresciosi accadimenti e/o accanimenti per le indicibili interviste all’invisibile zona inviolabile, la censurata scrittura scriteriata da un inchiostro indelebile al servizio di un editore frangiflutti della distribuzione, circondotta dall’informazione, invero baluardo del filtro disciplinante; un passo compendia in un al di qua dell’appendice il drenaggio metabolico: indigestione da dosi abbondanti di un ignoto congelato e preparato al consumo con condimenti speziali dalla sorpresa inquietante, una porzione speciale, una mistura di notevole detonazione denotata con una prenotazione del posto in piedi al coperto da elementi degradanti il sostegno al sostentamento elementare … . …

Personaggi

Perspicace

Messinscena

Appariscente Sembianza

Parvenza di Illusione

Fallace Artifizio

Figurante le Impressioni

Rivelazione di un’Informe Percezione

Verosimile Allucinazione

Visibilio Invisibile

Visibile in Visibilio

Sovrannaturale Sottocchio

Capovolto Sottinsù

Punto di Vista Rovesciato

Provvida Improvvisazione

Alterazione della Mutazione

Contraffatto Contraddetto

Riunione familiare: Perspicace, Messinscena, Appariscente Sembianza, Parvenza di Illusione, Fallace Artifizio Figurante le Impressioni, Rivelazione di un’Informe Percezione, Verosimile Allucinazione in Visibilio Invisibile, Visibile in Visibilio, Sovrannaturale Sottocchio, Punto di Vista Rovesciato ovvero Capovolto Sottinsù invero Provvida Improvvisazione, l’Alterazione della Mutazione, metamorfosi dell’alternativa Contraffatta Contraddetta …

… attenzione ai particolari … prendere posto, assegnare … svelare la tovaglia … l’universale conforme riforma delle vetto-vaglie, vettore del posto in tavola, vaglia del rapporto al proprio posto.

… degli dei

Avantieri, un discepolo della simulazione (adepto mnemonico in calce di riflessione) ha subito un furto predominante e prevaricante: la trasparente e configurata identità arredata con le suppellettili delle certezze del quotidiano, una serie di abitudini riproducenti la forza ad eguale della sopravvivenza, le ansimanti ansie per la riuscita dei programmi a soddisfazione limitata, le focalizzate attese a termine per gli avventi dei picchi esclusivi del senso comune, l’arresto del vaticinio … l’incertezza … il sacrificio del terreno ospitale … la gioia del sentirsi spaesati … . …

Vene-rare

Il verisimile, ovverosia l’imitazione del probabilmente contraffatto, è esterrefatto dinnanzi al ritmo respiratorio (ispirazioni estasianti ed espirazioni estenuanti) dei posticci, guizzanti come creatori di sciabordanti possibilità sfoglianti i petali di sinusia: sia il pre-vero autentico che il post-falso impuro … … …

… … … perché sono rare le vene in un corpo trasparente … . …

La disfatta onirica

Una sfumatura percettiva nel contempo ristagnante e rivoltante e rivoltolante una caotica esposizione di modelli riverenti e copie irriverenti, in origine esemplari di una libertà creativa, oggetti conformi alla meraviglia del punto di vista panoramico, in divenire perpetuo, perennemente esiliato, incarnazione del nozionismo nomade; perfettamente agiati tra le costumanze transumanti e gli habitus di una natura mondana, mondata dalle erbacce pestilenziali, eletta come la bellezza sopraffina, la seduttiva ospite di viandanti convergenti, e forse, le modalità si riveleranno a posteriori, divergenti da un’armonia imitativa – la concordia di fogli fotocopiati, praticamente identici, con le stesse zone d’ombra, i medesimi effetti di penombra e le simili macchie oscure; e il principio degli indiscernibili ? – ovvero lo scimmiottare il desiderio di eternità, la domanda addomesticante la morte, così come noi artefici della propria disciplina come auto-ammaestrati nonché divulganti il consenso al quieto vivere esercitato, il miserabile benessere appreso e rappreso, aspiriamo l’ebbrezza di una risposta – riposta sempre nei dati predati della domanda – insita nella richiesta di un’evoluzione marcatamente idilliaca di una morte vivente, cioè la morte educata al rispetto umano, involuta e/o convoluta e/o devoluta verso il piano della copia artefatta – fatta ad arte, l’artificio imploso – il grande scimmiottare – quasi la caratura di una caricatura, il potere del prendersi sul serio – lo spettacolo, il numero del domatore, il più riuscito, il più acclamato con tanto di presunzione fenomenologica; evviva !, un grande applauso al signore morto … un grande applauso alla signora morta … sono subentrati nella nostra comunità … sono accolti a braccia aperte e poi immediatamente conserte, dalla nostra comunità … la comunità degli esseri elevati all’essere copia di un miraggio …

Su ! Su ! Suvvia ! Dannazione ! Cosa diavolo aspettate ad applaudire … … …

… … … A breve sarà il vostro turno !

Un risveglio, palpebre umide di sostanza organica, nervo ottico rigido, orecchie tappate da bolle di sapone, narici raffreddate da una temperatura rasente lo zero relativo, bocca impastata da una dieta priva di carboidrati, un’estraneità è calata intorno al mio corpo e internamente ai sensi, la posizione eretta mi svela che l’orma sagomata sul letto è altra da me, le mie dimensioni ridotte, quasi rachitiche, testimoniano la presenza del ridimensionamento, sono quasi annichilito, comincio a prefigurarmi la percezione attraverso l’infinitamente piccolo ma il percetto è effimero, il torpore si rilassa, la sveglia urla buongiorno e la dimensione normativa reclama il diritto al dominio.

Un’insonnia, comparativo di maggioranza con le precedenti notti e superlativo relativo alle successive notti, ho coniugato il verbo del sonno senza l’ausilio dell’essere, ontologicamente folle e deontologicamente savio, ho canticchiato i rumori notturni, gli scricchiolii legnosi, gli eventi svolazzanti, i libri impaginati, sono scomparso come il fumo della sigaretta divenuta cicca, circa il processo temporale posso dire che si è svolto con successo, evacuato dal poggio orlato della tazza incassata del cesso, ha avuto accesso allo stormir degli istanti, ho rivoltolato lo spazio ripiegato in un angolo e dispiegato sul controsoffitto per distendere i ghirigori delle direzioni uniche e le piaghe da decubito della dimora fissa, il disallontanamento mi ha avvicinato alla frontiera e il disorientamento mi ha condotto alla parallasse, ho esplorato l’onirico e attraversato la metafora, degustato gli ossimori impreparati, declamato l’analogia silenziosa agli ospiti del come se dissimile, principio di diseguaglianza insufficiente, mi sono esercitato nello scomporre le equazioni dell’aporia, il sillogismo dell’utopia copulante la distopia, ho preso atto della noesi e compreso l’atto della prensione, in poche parole ho vegliato la mia ontologia.

Un sonno è stato preceduto da un russare, un orizzonte ha reclamato il rovescio del verticale, il riposo del perpendicolare per la procreazione del parallelo, una posizione adatta al riposo si è imposta come contrario alla sovrapposizione dei lavori inutili, lo sforzo di occultare gli sfarzi del lusso, un uso diurno – non diuturno – del notturno opposto agli abusi sul far dell’alba, i vizi delle ore piccole influenzanti e suggestionanti la scansione oraria, il dormire di un tenore russante i gorgheggi, modelli di virtù, di un’opera riassumente il tenore di vita del quotidiano, il sogno odierno è il diario degli avvenimenti pre e/o post-onirici, il disegno del reale affisso alle pareti oblique e ubique del museo onirico …