Ontonomasia

All’essere non si addice l’attribuzione di cittadinanza.

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Una pallida idea

La donna silenziosa prende la parola. Riprende le parole degli slogati, delle allogate, invita loro al silenzio. Una partecipazione non gradita, gli slogati non sanno come rispondere, se reclinare il silenzio, inclinare la parresia o fare le linguacce alla ripresa della parola; le allogate dispongono la parola in punta di lingua, ben nascosta dalle labbra, espongono le boccacce a dispetto della silenziosa sboccata. Gli omologati tacciono, la parola è morta in gola, la lingua è sulla bocca di tutti. Gli slogati tacitano, la donna in parola è un invito al dialogo. Le allogate rimboccano le labbra, la donna con la parola è una dichiarazione di logomania. Gli omologati abboccano, la parola della donna è un esercizio di logopedia; le omologate boccheggiano, la parola della donna logora. Il logotipo è la risposta degli slogati, retorici, delle allogate, dialettiche, degli omologati, delle omologate, panlogici, all’invito al silenzio della donna che prende la parola, una donna tutt’altro che silente.

Parole senza contrassegno

Franco oltrepassa la cinta, se si immagina il balzo si giustimmagina la caduta china. Franco respira l’odore di terra coltivata, a carponi, ginocchio in successione di ginocchio, segna l’alternanza di terra privata dall’estetica del concime e del pubblico sterrato genuflesso in pediluvio. Franco estirpa una carota e spunta il latifondista con il bastone: dilata l’irritazione; degnante, Franco la prende in consegna franco destino.

Anabasi (passo spedito)

L’anabasi del filosofo deambula attraverso paesaggi disagiati ove l’illusione è una realtà disincantata, panorami inconsapevoli, ovvero una formazione naturale amorfa che ha sfidato e vinto la teleologica fruizione delle visioni, come se l’analogia possa asseverare e asservire il visto del pensare ad un campo percettivo espressamente finalizzato; l’altezza che i passi filosofici raggiungono, sintetizzando le orme prive di norma e sfumanti una forma che è propria di colui che dorme, invero una torma contro l’uniforme indossata come una divisa i cui fattori sommano la disciplina condizionata ad un segnale di illesa realtà e il cui disordine non intacca né incide il prodotto del processo, processo anastatico, sfacciatamente prevedibile, garanzia di una vita inerte, quieta, patologicamente rassicurante la certezza della terapeutica profezia, insomma il processo di pantomima della sicumera, il cui costrutto è il produrre.

Accovacciato su una lapide, il pensiero, una lastra analogamente splendente come un astro, oscurità rifrangente l’opacità e la trasparenza, il foro degli abissi, l’illuminazione necessaria aprioristica postulante le tenebre assolute in condizione di privazione del pensiero anabatico, in questo espresso attimo, spina epifenomenica, a nervi disvelati.

Certificato di garanzia

1. Ambito di applicazione della garanzia delimitata

1.1. Questa garanzia delimitata vi conferisce specifici diritti e rimedi nei confronti del teodomestico. Vi preghiamo di leggere attentamente questo documento, poiché, in caso di esercizio della garanzia, i termini e le condizioni in esso contenuti si presumeranno da voi conosciuti e accettati. Indipendentemente dalla garanzia delimitata, l’utente finale ha diritto nei confronti del profeta della garanzia teologica di conformità per 36 mesi dalla data di acquisizione del prodotto in base alle norme delle Sacre Scritture.

1.2. Il teodomestico garantisce che la costruzione logica del produrre, comprese le premesse e le conseguenze, al tempo dell’acquisizione (qui complessivamente denominata lettura), processata per la prima volta da un utente finale in uno stato di comunione d’intenti, la causa d’intesa, sia libero da vizi di materia e di pensiero in condizioni di uso normale, per tutto il periodo di garanzia come indicato nel documento di garanzia.

L’utente finale ha il diritto di rifiutare il prodotto teodomestico processato come causa d’intesa, ma avente le premesse e le conseguenze manomesse, informando il profeta.

1.3. Il presente documento funge da fattura d’acquisto del teodomestico, la lettura recante la data di scorrimento dei caratteri costituisce prova della sottolineatura, garante della lettura. Il periodo di garanzia decorre dalla data di lettura.

2. Esclusioni e limitazioni

2.1. Esclusioni

2.1.1. Ogni teodomestico reso difettoso in conseguenza di:

2.1.1.1. un uso della lettura diverso da quello ritenuto normale, compreso, a titolo meramente esemplificativo, l’uso difforme dalle istruzioni della “Guida” all’utente finale, o ogni altro abuso o negligenza riferita alla lettura, in sintesi: l’apostasia.

2.1.1.2. ogni modificazione apportata alla lettura, compresa la diffusione di parole non proferite dal profeta, in sintesi: l’eresia.

2.1.1.3. ogni lettura pubblica effettuata da altro soggetto che non sia l’utente finale, in sintesi: l’anatema.

2.1.2. Perdita o abbandono o silenzio del teodomestico. Siete responsabili di tutte le premesse e conseguenze del produrre.

2.2. Limitazioni e Rinuncia [esclusione] alla Garanzia

2.2.1. L’esercizio della presente garanzia delimitata fa presumere l’accettazione del produrre in base ai servizi di garanzia sopra indicati, come unico ed esclusivo uso del teodomestico.

 

Estensione della garanzia

Per ulteriori informazioni o per sottoscrivere un’opzione sempiterna della garanzia, quantificare la decorrenza dei termini teosofici.

De composizione

Appurano che negli Atti Magistrali sia riportato il tentativo del TAR (Taumaturghi Attenti alle Regole) di una delle venti regioni italiane, di resuscitare la democrazia. I necrofagi, dopo la tavola rotonda sull’interpretazione delle leggi e l’auscultazione dell’ufficio elettorale, prenotano l’intera sala “Al Consiglio di Stato Scomposto”.

Metafica

“Silvestro è l’uomo dell’erma bifronte. Silvestro, quando si presenta agli amici degli amici, dice: “Piacere, Silvestro, l’uomo dell’erma bifronte!” Solitamente essi sono colti da paresi, un blocco dell’educazione: da un lato vorrebbero azzardare l’eccesso della mascella e dilatare il valico delle boccacce, quasi a mostrare l’ugola d’oro che rende il silenzio come una nobiltà d’animo rispetto a tale sfacciataggine, dall’altro desidererebbero avere il controllo totale dei muscoli facciali e mostrare indifferenza, ma dopo anni e anni di addestramento all’espressione del giusto voltafaccia, si limitano alla circostanza della malinconia … invero il solco nel deserto rivoltato in cui non sai affermare con precisione se il cammello percorra la disidratazione dell’allegria o la fiasca della tristezza … un solco inviso dai risolutori di enigmi, dai contrabbandieri dell’espressionismo, una linea corrotta che non anela al sopra concavo né al sotto convesso (dal punto di vista del riguardo). Silvestro, dal canto suo, non può che compiacersi a tale scempio e, come a maculare la propria pietas, si batte un tre volte sul petto, constata di essere vivo, salubre ed è pronto a prestare soccorso, riprende fiato dopo l’apnea del voltafaccia, e come un rospo salta dall’ipocondria all’intervento, è un principio dell’eco, dispensa la respirazione bocca a bocca, ecologica, inietta il botulino dello sboccato e svezza i suoi uditori, egli conferma l’antitesi delle favole: riesce a rendere gli amici degli amici inclinati verso i prìncipi … e tutti vivranno sfiatati e gonfiati dall’eccesso di princìpi (un eccesso di princìpi non può che portare a conseguenze mozzafiato: il rischio della morte).

Tra gli amici degli amici è presente un’amica degli amici degli amici; Silvestro la nota. Lei ha risentito lo sguardo indagatore. Dopo l’imbarazzo consonante, si presenta: “Molto lieta … sono Metafica” e se il nome è nevvero una relazione, tra l’ultimo giorno dell’anno posseduto e l’avvento della donna come fondamento dell’universale idea come pantomima del sensibile, nasce una mania … il tremore del colpo della folgore. Preda di un amore tutt’altro che morale, i due, Metafica e Silvestro, si assentano. I loro corpi sono disincarnati in un amore lascivo, un amore che ha abbandonato l’impudicizia e il vergineo sacramento dell’in principio due menti eterodosse si avvicinarono per poter tradurre le rispettive lingue in un linguaggio ascensionale, il linguaggio di un’immane lingua maschia che autorizza il senso comune e il linguaggio di una romantica lingua femminile che ospita i fuoriusciti, i dissensi non mai comunicati. Insomma, l’universale esperanto è composto, nonostante l’assenza e la saliva che, a dispetto della fisica, scende lungo le labbra come un riflusso notturno – non è il caso d’imporre il bacio onirico, saremmo accusati d’insensibilità o d’adulterio. L’amplificazione sensibile si espande lungo gli arti e il bacio ridimensiona nel bacino. Silvestro, con tatto, solletica con le impronte digitali, vuol essere riconosciuto per quel che è, per la propria nascita, per l’aspirazione a conoscere il meta della donna e metterla in fallo – a suo dire la donna si sdoppia nel consolare le pene dell’uomo, l’unica forma della donna è il prestar ascolto alle viltà, le deficienze e soprattutto l’impotenza dell’uomo, la sua uniforme è macchiata e puzza di odori viziosi, tanto quanto si annega la memoria dei dispiaceri nell’alcool così come la si oblia e la si tramuta nel piacere di una fica violata, una fica viola in quanto insensibile al vellicare di un uomo tumefatto. Metafica allinea le dita al frenulo e accompagna l’identità del piacere erettile verso la clitoride, la linearità dei prepuzi estende la carnalità. Il sesso scoperto lubrifica gli organi e i corpi ricoperti, sono dei corpi organici. L’infibulazione e la circoncisione sono pratiche di organi senza corpo, non di corpi inorganici. Silvestro è convinto – vinto dall’orgasmo comunicato – di dispensare il piacere, egli affonda le sue dita (non più di due, in fin dei conti è sempre un dualista) nell’antro che fa da frangiflutti alla bonaccia della virilità (virile è l’anagramma di rivile, un uomo che ripete la viltà, che la ripeterà per tutte le volte, in quanto considera la stimolazione e l’atto sessuale come azioni di coraggio, imprese eroiche senza neanche immaginare che forse sono la ripresa di un’emozione, la presa incosciente di un’azione, di un’agitazione, così come l’infante prende incoscienza di essere mancino, sinistro o destrorso). Silvestro è in deliquio. I suoi dermatoglifi non incontrano ostacoli, anche se non l’ha mai esperimentato egli si sente nelle sabbie mobili, si sente attratto, in fondo ciò lo rende predicato della sicumera: “la mia era mera paura, la donna è giunta prima di me e mi ha spianato il sentiero, mi indica il percorso … concorre insieme a me”. La suggestione dura poco. Disanimato, Silvestro intuisce. “La tua fica è meta! Ora che ho concluso la mia formazione e che potrei informare gli amici e gli amici degli amici inclinati verso i prìncipi, ho capito. Tu sei oltre! La tua fica è oltre! La mia meta non è altro che la mia aspettativa clonata. Una volta raggiunta comprendo che il mio nucleo, il nucleo della mia attesa, è sempre stato impaziente. Ormai è corrotto e la pazienza che ho da sempre ritenuto vinta, avvinta reclama il suo tempo. Il tempo della rivelazione è giunto e il mio principio è spodestato, non sono mai stato padrone … sono il servo di un dispiacere. Ho procreato.” Silvestro muta il suo nome in Eureka, e prima di annunciarsi come Eureka l’incognita, pone la prima e ultima domanda a Metafica, la donna non individualizzata:

“Perché hai giaciuto con me ?”

– “Silvestro eri l’ultimo uomo, l’ultimo uomo di passaggio, l’ultimo uomo posseduto dal tempo!” (prima dell’esistenza intrauterina e dopo nell’al di qua del passaggio vaginale)”

Silvestro Stravochege