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Archive for gennaio 2013

Oblato

31 gennaio 2013 2 commenti

Così come l’epifenomeno sottoscrive una fenomenologia della percezione, l’oblato non fa il verso alla materia secondo il liberi tutti degli idealisti, seguaci dei dettami del nascondino, né riversa l’ostensione nel realismo che non fa una macchia, benché il neo sia per l’epidermide un entimema del melanoma, una remissione della sintesi della melanina. L’oblato è la distensione della materia, il lato esteso e il relato esteso, l’estensione del lato intende la tensione del relato e, senza contendere, ne attenua la contrazione; l’estensione del relato intende la tensione del lato e ne scioglie l’abduzione, infatti il lato contende al relato la premessa, è maggiore e improbabile. La materia del relato è estesa nel lato oblato. La materia del lato è estesa nel relato oblato. La distensione della materia è oblata.

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Infatuazione

30 gennaio 2013 4 commenti

Libreria del dettaglio in contrada delle mezzemaniche. Un lettore oltrepassa il sistema antitaccheggio, le antenne non rilevano la placca aderente allo speculatore. Il lestofante augura un buongiorno agli addetti alle vendite e, senza mestizia, si dirige alla parete attrezzata con filosofia. Dalla H di Habermas alla S di Searle un corpo di donna ostacola la visione dei dorsi. Una chioma mossa che delimita il capello crespo non è asintotica alla H. Una vita non costretta al busto perpendicolare, in linea con l’armonia su misura, l’armonia traslata, evita al lettore la visione della K di Kripke. I fianchi convessi figurano il diedro, l’inclinazione dell’armonia traslata alla funzione seno. Né il clinamen del piano a lato nella circonferenza goniometrica correlata, né il climax dell’angolo nella sovraesposizione graduale commisurata, la figura diedrale dispiega l’inferenza della funzione seno e ripiana la deferenza della forma. Le gambe piegano la superficie edificata, non correggono l’ortogenesi in appendice con l’esposizione della linea ortogonale, ricurve ed emicoreiche coincidono, le girovaghe, con la retta secante interrata. I piedi, le orme che deludono la  proiezione, prive di tallone in altezza di tacco e consumate dall’esterocezione della podologia ergonomica, che alludono in pianta stabile al fiosso, lì per lì per toccare terra o giù di lì, sono amputati alla percezione da una pila di brossure, il titolo reiterato. Il lettore giunto alla B di Bolzano, scorrendo le lettere, è a lato della donna. L’assonometria è rivoltata, è infatuato.

Battologia

29 gennaio 2013 2 commenti

Un modo di dire ribatte il senso del detto. Il detto è ribattuto nell’accezione del rimboccare, ribattere la coperta in legatoria, è impiegato con un senso che s’imprime al dire. L’impressione del dire è tale che la sua espressione sia quale il detto. Il detto, l’espressione del detto ripete l’impressione del dire. Un’impressione che sarà tal quale la modalità del dire. Il modo di dire, indicativo di senso, congiuntivo di espressione, condizionato dall’impressione, risponde a comando sensato, la diatesi è infinita nel numero dei dicenti.

Arnold Geulincx

L’occasione fa l’uomo ladro. In effetti la res cogitans tutela la proprietà, estorce dall’alterità la tentazione della causa necessaria, l’identità d’occasione è l’antifurto all’effrazione finale. La res extensa, per quanto le indagini siano condotte sulle premesse del senso d’identità, riconosce l’ignoto come consapevole dell’irresolutezza. L’occasione non rinuncia all’uomo come imputato di furto con l’aggravante dell’identità, pronuncia l’ignoto non luogo a procedere per proprietà irriferibile; pronuncia la circonvenzione d’incapace contingente alla rifrazione delle cause, necessaria e finale. Il proscioglimento dell’uomo per non aver commesso il fatto e per essere estraneo alla conoscenza è occasione per intentare una causa, il cui mandato è affidato alla prima occasione.

A randa a randa

Non piove, il cielo è terso. Nella città del sole, peninsulare, epigrafe della sirena Partenope, Finitimo passeggia sul ciglio della strada pubblica e sul bordo del marciapiede condonato, ex lege. I viandanti curiosi, che nell’avello partenopeo prendono il nome di avventori, si domandano l’un l’uno, non sussiste l’alterità, chi sia quell’uno squilibrato. Un astante pronuncia l’avvento: è Finitimo, l’uno con il viagrafo.

Terremoto

25 gennaio 2013 2 commenti

La percezione del moto della terra è un’avvertenza. In scala, non facciamo caso a ciò che avviene sotto di noi finché l’avvertimento non è traslato. Il sussulto che riprende la sollecitazione perpendicolare è in linea con l’angolo delle preoccupazioni umane. Mi spiego, l’uomo ex post motus si sincera che la simmetria tra le occupazioni spaziali non sia stata alterata. L’insulto che sorprende lo spavento ex ante motus mente in parallelo. L’uomo, allineato alla superficie terrestre, se la dà a gambe levate, oscilla sul movimento della terra, l’uomo in istrada è preda del sommovimento. La menzogna è appunto, nel sommovimento, la sorpresa dello spavento più profondo, il cosiddetto mancare la terra sotto i piedi, sopravviene come un avvertimento a cui l’uomo presta ascolto con lo svenimento. Il moto della terra non sopravviene, sviene come percetto umano, non è altro che un’avvertenza.

La quintessenza

L’essenza rigenera il participio presente del verbo essere. La degenerazione della presenza è nel diverbio dell’ente. La specificazione dell’assenza è nel proverbio dello stato, acciocché sia quel che sei devi indicare il modo congiunto.

La seconda essenza è salvaguardata. Nel kairos in cui è convenuta l’esistenza, l’essenza è in via d’estinzione. Come specie protetta e come genere satellite l’universale essenza è diversa nell’esistenza definita.

La terza essenza riverbera la desistenza e resiste all’essere stato. La resistenza al participio passato è un’eversione dell’universale essenza. La desistenza è un’inversione, per converso, dell’esistenza nel riverbero dell’universale essenza.

La quarta essenza è il gerundio presente del verbo essere. Essendo resiste all’essere stato, essendo non è definito come esistente, essendo non è per giunta il proverbio dello stato. Essendo è l’avverbio di modo dell’essenza. Essendo desiste, essendo è l’universale essenza infinita, essendo è la palingenesi dell’ente. Presente come modo d‘essere, essendo fa comodo all’essenza. Essendo essente, essendo infinito, essendo desistente, essendo, la quarta essenza è essendo endo/onto.

La quinta essenza è ciò che segue l’endo della quarta essenza, l’endogenesi del proverbio, è ciò che prosegue l’onto della quarta essenza, l’ontopalingenesi del verbale, l’essente quel che è e l’essente in quanto prima; la quintessenza endocentrica.