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Archive for ottobre 2012

Litanie ai miei padri

Innumerevoli claustrofobici vagiti rincalzano il vostro procedere, andazzo adagiante di volti malfermi, voi, voci di una tremante penna investita da forze primordiali di emozioni futuristiche, rispettoso distacco avvicinante ad un trasbordare sconfinato, immensa traslazione, balletto ondeggiante in una nebbia sollevante sipari; voi, riposati padri viaggiatori in una strada necessaria indefinita per trasposti condotti autorevoli, scarabocchi di dita infantili, lacrime cementate in blocchi nominati alla tristezza, identità commosse tra predefinite nicchie di un’umanità in lutto per un bisbiglio acuto, fulmine a ciel sereno di una torrida estate innevata in un autunnale temporale come un raggio di sole in tenebrose nuvole; voi, signori di parole spezzate da risa dolenti, pozzi cosmici di inquiete vedute; voi, cavalieri ancestrali di oscure battaglie avvinte ad una stabilità del  vestiario, l’uniforme, sfilanti in un rispetto cerimoniale, testimoni di un potere calato in terre morte e celato da fertili recinzioni sovrapposte; voi, ritirati bevitori, amanti di brocche schiumanti vitalità cremante responsabilità singolari e colpevolezze universali; voi, avanscoperte di un mondo calcolato da esploratori analfabeti, carichi di profittevole avidità conoscitiva; voi, padri desueti, portatori di generatrici generazioni, azioni generali di un affetto tetto di malcelate affezioni, affittuari di tutori ammirevoli di infanzie minori, doganieri di passaggi celeri di merce statale natale, di una cessazione consunta da sunte presunte ed assunte consulte familiari assaltate da consultati, desolati consolatori di tragedie sorprendenti, nastri preregistrati di noiose miscredenze, parole cariche di riconosciute pronunce vomitate ed impiantate in affrante formule di cordoglio, partecipazione ad un gioco ove il divertimento è scacciato, musi tristi, quasi gocciolanti di marmorei volti, monotonia dovuta ad una situazione ammansita da un dolore sprezzante, il prezzo del disprezzo, rabbia educata di onde infrante su scogli porosi di avidi speculatori avari di parole, sillabazioni cadenti in rigurgiti rassegnati ad un qualcosa chimerico, destini rituali di un accalappiauomini mascherato da essere umano, lacrime amare di un amore abbattuto, decapitato, disincarnato, seppellito da boia in gonnella per nascondere protuberanze anatomiche nel sedere, per un futuro invecchiato da godimenti lussuriosi di giovani artisti dediti al posato uso drogante del piacere raccomandante e raccomodante di un raccolto profuso di raggelanti ringraziamenti, condoglianze; voi, miei padri, alzatevi per urinare su questo ribrezzo, questa morte sfiorante, falciante, non sceglie, una simpatia la attrae, nell’ebbrezza è immortale, è schifosa, purulenta nella propria ipocrisia costruttrice di parole merlate, merdate lorde, impiastricciate da un gelatinoso significato riferito ad una melma tangibile, il cui cammino è agibile, abile più che possibile, quasi necessario nei riposti buchi ospitali di un tale clamore intimorito, sconquassato in ossari pubblici di un pudore esente da emozioni, gelido, talmente calmo nel proprio nervosismo e a tal punto nervoso nella propria calma da creare giudizi infondati in fondali marini ove le palafitte sono così impalcate da non erompersi per nessuna invenzione sorprendente, parole vergate in sangue gelido, ibernato, risplendente di un’alba crepuscolare, limpide accompagnatrici sorridenti, amiche di stanchi viventi oramai stracolmi di significazioni, ristoratrici motrici, perforanti aliti di vitale conversazione versata da un sensale accogliente dispersi e disperati mugolii temporali, passato presente e futuro miscelati in una congerie seppellente un antropolatra pazzo, giocherellone con illusorie immagini sociali non senza antropofobia; esuberanti, derisorie urla laceranti, urlo dei miei padri … reggimento di parole … grida inverse al mondo … urlo del mondo … grido per il mondo immondo … un immondo urlo nel mondo … … … (burla) … . …

Alessio Sarnataro

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (specifico)

Se io non fossi l’odierno fascino della pagina bianca: domande retoriche, risposte dialettiche e farfugliamenti grammaticali; anno 2003 – forse – la permanenza del tempo tra gli anfratti frattali del temporeggiare, l’aria è viziata virtuosamente – l’apprendistato disciplinare nonché l’ipnosi dei sensi / ogni singolo vivente è accompagnato [ – preferibilmente dai propri antenati – tutto per il prolificare delle identità genealogiche – logicamente inventate per la fierezza di un rapporto atavico parente alle ninne nanne di un riposo eterno giacente tra i giardini di una sala d’attesa stracolma di incontri mozzafiato / strappalacrime; la commozione delle azioni rimembrate, solo ozio, le donazioni sono estinte, una lapide reca in calce: azione perfetta, effetti meravigliosi, ottima causa prima di consequenziali perorazioni del benessere, buon partito – ] da un presunto pluriomicida della curiosità percipiente … … … addio … … …  l’ipotesi nello specifico del soggetto.

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (spensierato)

Se io fossi un pensiero in pensiero – casomai sovrappensiero – per lo più spensierato – per lo meno l’a priori del pensiero, condiviso a posteriori, dispensato – convivrei con un evaso pensatore della persecuzione e con tanto di padrone di casa confetto – regalo di nozze preconfezionato per la notte, testimone del giorno – affetto da psicosi da astrazione, speculare sul/al mondo; azionare la leva che solleva il mondo mandandolo in buca d’angolo. L’angolo di rifrazione ove la percezione del doppio configura la simulazione senza riferimento, ovvero la ferita mortale dell’originale punto di paragone visivo, invero la monda di una cecità ricostruente il nulla sul niente.

Benvenuto benedetto benvisto buongustaio del malaugurio malcelato tra gli odori dei suoni consoni al connubio di accoglienza ed incongruenza … … … (continua se … la maledizione gravita tra la fantasia e il verosimile … … la condizione del falso invero sfalsato … profferto …)

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (futuro anteriore)

Se io potessi temporeggiare nel futuro ci sarà stata una voltà, coinvolta in un sentore di morte vivente nei quotidiani interstizi lubrici allegorici, la rappacificazione tra udito e vista, olfatto e gusto in un sol fatto con tanto di tatto, gli odori di posizioni e consolidamenti alla deriva, l’apprensione sensibile, disinteresse tassato con percentuali di astio e depositi cumulativi di obbligazioni beneficianti, benemerenti della bigotta fame di quietanza del vivere al portatore, demotivato non senza emozione; il compassato surrettizio commissionario della competizione di rimessa del futuro anteriore, l’estratto di dar conto del potere stanziale dell’utopia, la sensazione dell’incorporazione: l’ignitron della distopia …

Quadranti: appunti di sconforto

“Oscurità … ; Plumbeo, evanescente tattile, avvicina le sue dita a un orologio affisso al soffitto, è, infatti, sua mania non solo alzare il capo perpendicolarmente per osservare il tempo ma toccare l’ora con un dito; dilettante in graffiti, ha inciso su una parete :

“Tre lancette occupano un quadrante circolare: la piccola delle ore osserva con tale acrimonia, divertendosi a compiere movimenti impercettibili, ingannando chi pensa che rimanga immobile, saltellando da un numero all’altro … ; la spilungona dei minuti è usuale dire che ammazzi il tempo, centellina le sue forze, regolare come una cronologia assuefatta, ordina il tutto, consapevole di dominare il campo, scandisce in silenzio la propria prestanza giocando a nascondino, prima ero là ora son qua, specchiando nell’osservatore il ritardo di chi attende il tempo … ; la più sottile dei secondi è la danzatrice, la dispendiosa leggerezza di chi non compie mai lo stesso giro, il rutilante vorticare rumoroso, deridente, nauseante, battente carico di angoscia momentanea, sguazzante nel tempo – non lo impiega, si tengono sotto braccio e come una coppietta di fidanzatini eccoli passeggiare tra fiori e ortiche con una regolarità che mi sa di corrente fluviale, le rapide accelerano il movimento, una scogliera lo ferma, un’aiuola lo accoglie!“

… ristagnante, Plumbeo non avverte nulla, la danza dei secondi è come se si fosse fermata, ma c’è un rumore infernale come se tutti i demoni stessero esercitandosi alla batteria usando come rullante le pentole, si accovaccia al suolo tenendosi i timpani stretti tra le mani, li getta interra e alza le sue braccia al cielo, il suo volto pallido illumina l’ambiente, la leggerezza oraria oscilla tra destra e sinistra, accoccolata sulla superbia ordinaria, vaga come un pendolo, torturante come un alto inquisitore batte il tempo, oramai rinchiuso in un quadro di saliscendi, è stato deposto? No, semplicemente abdicante compie esercizi ginnici salendo e scendendo scale, così è in forma!, un eccesso di riso frantuma sia il vetro che la cornice, il dipinto rotolante, capovolto, librante, vibrante, sognante e non per cui narrante va alla ricerca di una scalinata antincendio che colmi la propria sete di compiutezza; mica è astratto !

Arde dal desiderio di scrivere ma l’inchiostro è scomparso, forse starà rincorrendo la carica.”

Alessio Sarnataro

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (a lume di candela)

Se io fossi un frammento di oscurità … … … : … … … un’eclissi isolata guida l’itinerario della penombra appena abbagliata da un’insolazione da raggi lunari, l’alta marea increspata da onde idratanti, sola sale, solo le acque brulicanti di ozono in vacanza, il buco di un’alta stagione agli sgoccioli per la siccità di vapore, l’artificio sudato di ghiacciai assai meditabondi, il livello oceanico delle nubi in dispendio di tempesta, il pendio di una goccia salmastra, ossia le fantasticherie di una piovosa notte d’estate … restate a casa erranti remanti contro l’esilio di una stella mondana, gravitante tra le comete cadenti e scadenti, prive di bussola, ovvero un equilibrio interno, a lume di candela compendia l’angusto problema della mobilità: il traffico lunatico.

Esercizi spirituali

Tavola rotonda di menti lobotomizzate. Il mediatore – Adinamia – è un esperto di ontologia della morte. Congiungiamo le mani, solo il plurimaniaco, il seriale è in grado di esperire la potenza dell’invocazione.

Sacrifichiamo il pensiero per scorgere la verità – frase impressa sul portale della sala autoptica.

Principia la nenia. Adinamia è il maestro, con un’estensione nasale ci offre l’incipit. “Esprimiti Baruch Spinoza … esprimiti Bento de Spinoza … esprimiti Benedetto Spinoza … esprimici il concetto di sub specie aeternitatis !”

Adinamia è colto da apoplessia, fedele alle proprie consegne sopporta il peso di una voce in prestito, non peraltro è il portavoce. E afferma il segreto del sub specie aeternitatis. Silenzio … oblio effimero. Un applauso ci riscuote dal torpore. Chi diavolo partecipa come comparsa al sacrificio? Sono i compilatori di manuali, le guide monomaniache, i concorrenti alle monografie … fieri di aver diffuso la parola verità, orgogliosi di aver pronunciato l’unica, l’univoca e altera ermeneutica del concetto dal punto di vista dell’eternità – nonché aver dedicato essa tutta una propria vita. Scosso mi alzo, come un mollusco devo sgranchire il mio pensiero attanagliato. Adinamia, ormai ripresosi dal colpo apoplettico, è preda di un turbamento e mi scruta con sguardo implorante. Supplica un certo riguardo.

– “No idolatra della verità; io sono testimone dell’ignoto e non ti accordo l’assoluzione!” –

Sono alle sue spalle. Di nuovo silenzio … di colpo l’onomatopea di uno schiaffo, la mano aperta non alla prensione e la mia voce che stona : “Questo te lo manda Zarathustra … “

Mi allontano – il mio nome è Spauracchio.

Non mi volto, sento solo ciò che sembra una gazzarra e l’eco di un significato: indegno.

Ho effettuato il primo esercizio spirituale … peccato solo che il mio spirito sia ignifugo!