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Archive for dicembre 2010

Favola dell’alba

C’era una volta un principio. Causa di sé. In effetti, il principio sussisteva nel caos. Negli affetti, il principio non aveva impulsi. Il principio immaginava un’estensione nei fatti. Privo di conseguenze, mai in tempo, c’era un principio. Il principio, nel tentativo di mutarsi in verbo: principiare, fiatò il predicato. La predica non poteva esordire dal c’era una volta; fattasi verbo, principiò il c’è due volte. Una volta la causa di sé, due volte la causa neologica, la causa efficiente. Nel due, il principio comprese l’efficienza della parola. Efficienza che nello sputo inficiava la dipendenza del causato. Nel segno dello sputo, il principio intravide il remoto e articolò la prima relazione, il coefficiente. Nella coefficienza la parola divenne in atto e la causa per sé commutò il primo efficiente. Il principio della parola, il discorso, fluiva ai margini della causa di sé e della causa efficiente con il vettore della coefficienza. Il margine limitava il due volte della causa efficiente, il causato efficiente, l’effetto come confine situava in superficie, raddoppiava la causa dipendente in causa efficiente e causa finale. Il principio nel discorso riprese la causa finale e nel finito conchiuse la causa di sé, nel punto che consegna al respiro le chiavi della parola, dopo l’invasione a singhiozzo tra una parola e l’altra. Il principio, a fortiori apprese la causa per sé. La causa per sé commutò il primo efficiente e il fine ultimo. Il principio, oramai nel c’è due volte, ricordò il c’era una volta. Ricordò il discorso e nel particolare della lettera rapportò l’ordine alla causa materiale. Nel due volte dell’effetto e del finito, ordinò la congiunzione in una intrinseca materia, la materia delle lettere; per comporre l’effetto e il finito abbisognava di lettere, lettere materiali, “efonti” combinate e reiterate, reiterate nella combinazione, combinate nella reiterazione. Nell’opposizione fra effetto e finito, la causa materiale adombrava l’eminenza di una causa, non causa di sé, né causa per sé: causa in sé. Causa in sé che il principio rimembrò di aver ascoltato in modalità indeterminativa nelle letture favolistiche al tramonto; causa in sé: essenza dello spirito. Alla causa materiale garbava la corrispondenza, la scrittura delle lettere necessitava di un destinatario e il principio espose la causa formale. La forma in cui ordinare le lettere: la parola. Parola che come causato, avesse l’autorità di richiamare la causa formale e l’istituzione di un ordine cui far corrispondere la combinazione e la reiterazione delle lettere, la comprensione delle cause intrinseche all’effetto e al finito, la materia e la forma. Il principio da causa in sé del c’era una volta, a causa per sé del c’è due volte, è sul punto di scrivere il ci sarà più volte – oramai è in tempo, è nel tempo, la logica del tempo – il ci sarà più e più volte il principio dell’ordine sussistente nel caos divenuto un principio del bianco consistente al caos, l’albescere.

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Un nuovo ciclo

E’ un nuovo anno. Ho appena salutato l’insonnia. Le ho stretto la mano. L’alba cancella le libagioni notturne. Abbaglia con la lucidità propria di un sole dal sonno profondo. Si corica nel sottomondo su un giaciglio un po’ macchiato e confortevole. E’ composto dalle riflessioni degli astri e se le idee hanno la consistenza ignea del pagliericcio, la qualità del ristoro non può essere messa in dubbio. Le idee ammonticchiate l’una sull’altra come a formare un trattato sull’emendazione della veglia, sostengono l’oreficeria onirica. Fumo un sigaro. Devo donare una certa inerzia al moto corporale. Come una scheggia impazzita ha sperimentato, nel corso della notte, l’ubiquità. Lo si è ritrovato in ogni dove. L’eco diffonde la diagnosi del fuso orario, più che altro bisognerebbe definirlo come fuso spaziato. Mi rimetto in moto. Scorgo, con meraviglia, di non essere preda del trito déjà vu. Ad ogni principio annuale ho un déjà vu del giorno prima, come a dire della vecchia fine. Un pensiero melanconico mi ottenebra momentaneamente, pensavo di averla accantonata come il bicchiere della prima staffa lanciato alle mie spalle. Poi ricordo, la staffa fissa, àncora le fondamenta di una nuova struttura, è inabile a demolire le fatiscenti. Tento di analizzare il mio stupore, vago con la percezione tra gli orizzonti luminosi e i panorami in ombra. Niente di nuovo sotto il sole. Mi reco al litorale e immergo il volto in apnea. Niente di nuovo sotto le acque. Avrò tralasciato qualcosa? Di certo! Ospito una rimembranza. Raggiungo un luogo dell’infanzia, un precipizio a strapiombo negli antri sotterranei. Una vecchia voragine impossibile da occludere. Mi sporgo e niente di nuovo nel sottosuolo. Deluso mi rivolto e prendo il sentiero che conduce alle dimore dell’illusione. Cammin facendo incontro un conoscente. Ci riconosciamo e a pieni polmoni rinnoviamo gli auguri d’obbligo per l’anno neofilo. Poi desideriamo stringerci le mani in segno di solidarietà umana … e qui si svela l’arcano. Non abbiamo più mani! Siamo monchi. Deve essere accaduto qualcosa durante il passaggio di consegne cronologiche. Il mio compagno di sventura si scaglia contro i fuochi d’artificio. La colpa è dei dannati botti … “Ci hanno fatto, letteralmente, la festa! Ci hanno mozzato di netto le mani. Ora di chi siamo strumento?”

Lasciamo passare lo sfogo. Non c’è alcun fuoco pirotecnico espiatorio. Semplicemente è avvenuta, occorsa un’evoluzione! Siamo evoluti da uomini manuali in uomini … non saprei ancora con precisione in che … forse manomessi … forse mutili … forse invalidi … forse forsennati … devo ancora riprendermi dalla sorpresa … Al proposito, che cosa sono le mani? A che servivano?

Buon Anno – Il mio augurio è che siate stati attenti ai fuochi, che siate ignifughi.

Alessio Sarnataro

Non è un progetto per l’indomani

29 dicembre 2010 4 commenti

Rincarati lettori, siamo lieti di presentarvi il quotidiano da passare in rivista.

Il Corriere dello Spirito, spazio bianco di scrittura, nasce da un’idea di Alessio Sarnataro, misosofo, messa in pratica da Adamo di Compagnia, inoccupato. Gli articoli determinativi dello Spirito avranno cadenza biquotidiana, gli articoli indeterminativi dello Spirito cadenza imprevista.

Il primo articolo sarà manifesto alla lettura il 31 Dicembre 2010, ore 16.

Chiunque sia macchiato dallo spirito può inviare la propria testimonianza, preceduta dall’articolo, da un articolo alla cortese attenzione di Adamo di Compagnia – adamodicompagnia@gmail.com

Buona lettura.