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Archive for ottobre 2013

Separazione consensuale

Al pari della distrazione omerica, l’elongazione della vocale riabilita il diaframma della semiconsonante, una serie d’inflessioni: ah a, oh o; a à, o ò.

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Voglia

Una macchia dell’appetizione ridetermina l’epitimia del derma, in sovrappiù.

Urano

L’aria di superiorità boccheggia la modulazione della pleuroepicheilognatouranoschisi dacché senza lena la lingua dissimula il morso del pleuro.

Il sesso dei filosofi – il mio imo, eu, tanto buono quanto rinnegato

Non sono un demone, ho solo conosciuto il mio daimon come genia del nume, lo spiritello è educato dal genio, tale genio tale spirito, vagando tra le arterie, le vene, i capillari inseguendo il mio sangue tra i vasi sanguigni ho appurato la corrente del mio imo genetico, la gnosi ereditaria e il ricovero controcorrente, ho nuotato seguendo il controverso alternarsi di acqua e cellule, la deriva, ho provato il congegno, comprovando la mia esistenza a scalare la solidità elementare, scivolante è il percorso dell’uomo lacerato nella genioplastica … ho appreso i segreti della coagulazione … i misteri del pus e le sciarade adipose, ineluttabili sono poi i concorsi enigmistici grassi, irrefrenabili mi han presentato i riflessi proteinici, le rifrazioni carboidratate e le rivoluzioni zuccherine … ioniche; meravigliandomi per la maestosità del fegato amaro e la dignità esologica ed endologica del pancreas son risalito e ridisceso per il midollo osseo, una pirotecnica. Qui ho compreso la manifestazione dell’intuizione – il punto preciso, non so perché, punti non ve ne sono, è una sola retta infinita, il più disperante dei labirinti – come una mostra spettacolare ha fatto bella mostra di sé l’homunculus, la mia eugenia, il buono a nulla, mi ha ospitato nel suo terreo ed etereo interstizio e conversando mi ha rivelato la chiarezza del sé: la dissoluzione della e: la u rinnega il buono, è la portavoce del genio, la prestanome in contraggenio.

Il sesso dei filosofi – isomeria di struttura – phyo, ens

Non sono un libertino, al limite il mio attributo è di essere un parresiasta, erigo i miei eccessi a disciplina che riprende la parola, indisciplinato reputo l’ebbrezza l’ignota qualità dei miei simili – rappresentazione delle diseguali differenze – fedeli alle libagioni oltrepassanti i brindisi della festa, il nostro quotidiano non è lo stanziale stanziante uso a consumo delle materie prime per una forma perfetta, è l’elevazione terra terra dell’abuso a irrazionale dispendio dell’informe difforme dall’immateriale ultimo ma non occludente e sperperante la serie del dimorfo, sono siamo sono la fertilità del seme piantato tra le vulve di donne predoni donanti il lubrificante per la nostra aridità – la noia è il nostro peggior nemico – le donne gli altari ove irrorare il nostro profitto, sono cosparse dei nostri effluvi così come noi siamo aspersi dal loro flusso mestruale omeopatico – ecco dimostrata la compenetrazione, non un fallo e una vagina, sangue profondamente e superficialmente pervaso per una progenie benedetta e al contempo maledetta … la meretrice è un affare di stato, la prostituta un buon affare e la puttana un cattivo affare, una progenie oltre i detti in cui l’ente, l’uomo essente parte in causa, è un cliente, cliens, riparato e procurato, la donna rincuorata come un diagramma che segue il fetente… per quanto l’omofobia avverta l’isofania del sui generis come una sottigliezza dell’isomeria, non neutralizzata, la deontologia dell’ente è una struttura molecolare dell’etero, peraltro ἕτερος.