Urano

L’aria di superiorità boccheggia la modulazione della pleuroepicheilognatouranoschisi dacché senza lena la lingua dissimula il morso del pleuro.

Il sesso dei filosofi – il mio imo, eu, tanto buono quanto rinnegato

Non sono un demone, ho solo conosciuto il mio daimon come genia del nume, lo spiritello è educato dal genio, tale genio tale spirito, vagando tra le arterie, le vene, i capillari inseguendo il mio sangue tra i vasi sanguigni ho appurato la corrente del mio imo genetico, la gnosi ereditaria e il ricovero controcorrente, ho nuotato seguendo il controverso alternarsi di acqua e cellule, la deriva, ho provato il congegno, comprovando la mia esistenza a scalare la solidità elementare, scivolante è il percorso dell’uomo lacerato nella genioplastica … ho appreso i segreti della coagulazione … i misteri del pus e le sciarade adipose, ineluttabili sono poi i concorsi enigmistici grassi, irrefrenabili mi han presentato i riflessi proteinici, le rifrazioni carboidratate e le rivoluzioni zuccherine … ioniche; meravigliandomi per la maestosità del fegato amaro e la dignità esologica ed endologica del pancreas son risalito e ridisceso per il midollo osseo, una pirotecnica. Qui ho compreso la manifestazione dell’intuizione – il punto preciso, non so perché, punti non ve ne sono, è una sola retta infinita, il più disperante dei labirinti – come una mostra spettacolare ha fatto bella mostra di sé l’homunculus, la mia eugenia, il buono a nulla, mi ha ospitato nel suo terreo ed etereo interstizio e conversando mi ha rivelato la chiarezza del sé: la dissoluzione della e: la u rinnega il buono, è la portavoce del genio, la prestanome in contraggenio.

Il sesso dei filosofi – isomeria di struttura – phyo, ens

Non sono un libertino, al limite il mio attributo è di essere un parresiasta, erigo i miei eccessi a disciplina che riprende la parola, indisciplinato reputo l’ebbrezza l’ignota qualità dei miei simili – rappresentazione delle diseguali differenze – fedeli alle libagioni oltrepassanti i brindisi della festa, il nostro quotidiano non è lo stanziale stanziante uso a consumo delle materie prime per una forma perfetta, è l’elevazione terra terra dell’abuso a irrazionale dispendio dell’informe difforme dall’immateriale ultimo ma non occludente e sperperante la serie del dimorfo, sono siamo sono la fertilità del seme piantato tra le vulve di donne predoni donanti il lubrificante per la nostra aridità – la noia è il nostro peggior nemico – le donne gli altari ove irrorare il nostro profitto, sono cosparse dei nostri effluvi così come noi siamo aspersi dal loro flusso mestruale omeopatico – ecco dimostrata la compenetrazione, non un fallo e una vagina, sangue profondamente e superficialmente pervaso per una progenie benedetta e al contempo maledetta … la meretrice è un affare di stato, la prostituta un buon affare e la puttana un cattivo affare, una progenie oltre i detti in cui l’ente, l’uomo essente parte in causa, è un cliente, cliens, riparato e procurato, la donna rincuorata come un diagramma che segue il fetente… per quanto l’omofobia avverta l’isofania del sui generis come una sottigliezza dell’isomeria, non neutralizzata, la deontologia dell’ente è una struttura molecolare dell’etero, peraltro ἕτερος.