Cantastorie

L’odierna ricerca fantastica sarà affidata alle ugole ecologiche di loquaci cantastorie odiosi. Ammaestrati alla logica pleonastica dell’ode al Dio patronimico, riusciranno ad incantare con l’eco ciarliera delle proprie mitraglianti liriche, il ridimensionato spazio circostante e il dimissionario tempo costante, suscitando, così, il parossismo di universi paralleli, che a perpendicolo si precipiteranno sul bisunto reame del reale ?

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Leggere e scrivere

Bruciare le parole che macchiano fogli innocenti? Renderle macchie di una cicca sfumata? Fare cenno ad un intruso nel proprio spazio scritturato, di accompagnarci a raccogliere la gioia di una lettura vertiginosa? Rinviare l’incontro dei margini? In ventotto anni, i giorni condivisi han seminato costellazioni vocali di caratteri consonanti ai battiti indisciplinati di percezioni disorientate, assonanti al fluire di significati nell’aiuola dei significanti; i mesi accomunati han distribuito sul piano di corrispondenza le lettere in principio anonime, nel mezzo omonime e infine allitterate in parole inscritte su ricevute di ritorno; gli anni moltiplicati han tentato di ordinare l’appercezione di periodi subordinati al principale scopo di un’educazione formale, ovvero l’ostile stile di una scrittura allettante la danza di una lettura al ritmo svogliato di mimetiche comprensioni mute.

Gli anni bisestili congiungono indicazioni di soglie ove gli scrittori condizionano l’analfabetismo di una vita avvitata alla trave dell’insensato.

Giocoforza scrivo, sono giorni di mobilitazione muta …

Errare

Il rigore, osannato quale segno di un’esemplare pragmatica adeguatio al giacente essere al mondo ridimensionato, ovvero occupare unicamente un senso dell’esistere, ammaestrato dalle abitudini coercitive alle automatiche congestionate procreazioni del sempre e del mai … azioni sempre coinvolte nella certezza del non potere sbagliare e mai sperimentanti l’esiguo piacere squilibrato dell’errare – errante prospettiva del senso vietato …

Verbigrazia

La mimesi del pensatore: un dispensatore porta a spasso – a guinzaglio – il proprio unico pensiero ramificato – è uno spasso; ignora – non desidera percepire – che il paesaggio sia irretito nel circolo virtuoso dell’interpretazione autentica … è tutto un eseguire di nuovo … un ripetibile replicato in precedenza … non un irripetibile: la grazia del pensiero … . …

De la letteratura

Un gioco al massacro : la letteratura, se mi perdonate l’uso di questa parola, fin troppo abusato, è un’esperienza limite, l’estremo gioco indisciplinato delle parole, e ridurla a una vivisezione scrutante le recondite intenzioni di un soggetto assoggettato è un’ignobile modalità di lettura. Si concentra l’indugio su una parola appostata e si imposta un’attenzione, troppo condotta (il potere del sapere è la manifestazione del proprio compiacimento in un’elite di dotti fuori dal mondo, anacronisti, collezionano libri per evocare la parola verità) e così tutto il resto va a farsi eleggere; lo si fissa, certamente, lo si guarda, ma non lo si vede per niente !

Questa è la modalità di lettura più meschina che si possa mettere in moto e il sicuro sapore di morte scritturata.

I guerrafondai

Sono sceso tra voi, oh uomini, ho rischiato di morire, una risata perenne mi ha straziato, cosa ho udito? La vostra favola utopica … permettetemi di raccontarla, la mia speranza è che, nell’udirla da una voce che non sia la vostra, la possiate disprezzare: “Ci sarà una voltà coinvolta in un sentore di morte, vivente nei quotidiani interstizi lubrici allegorici; la riappacificazione tra udito e vista, olfatto e gusto, posizione e consolidamento asociale, disinteresse tassato con percentuali di astio e depositi cumulativi di solidarietà, beneficianti della bigotta fama/e di quieto vivere scotto; il tatto di dar conto del potere sacrificale dell’utopia, un contatto” … e se provassimo a lasciar crescere la vita, come una vite, sulle linee dell’arte? In fin dei conti essa non è che un rampicante e l’arte, fatta ad arte appunto, per mostrare la vertigine, e non un artefatto.

Riconoscenza

Uno sconosciuto salvaguarda l’integrità del tuo corpo, il corpo che percepisce l’altra parte e rincorre il paesaggio, un corpo che conosce i pericoli della corsia automobilistica, un corpo distratto dai tratti evanescenti delle strisce pedonali, un corpo autografato in un contratto assicurativo, sennonché un corpo sconosciuto oppone alla velocità scriteriata degli ostacoli il criterio dell’ausilio, l’elasticità di un arto che riporta l’altro corpo, il corpo riconoscente, al passo primevo.