Il convento

A uno a uno dispiegano le sedie allineate alla parete di occasione. In sintonia attutiscono i rumori e sfilano l’ordine. I piedi atterrano con leggerezza. Il materiale legnoso non scricchiola. Le congiunzioni non obiettano alle estensioni. La parete è incantata dalla fugacità occasionale. Il pavimento striscia le macule in scacco. I pedoni illudono le diagonali. Le mattonelle non fanno quadrato. Le sedie sfigurano, una volta dispiegate delineano l’insediamento. A uno a uno non tengono conto dell’addizione.

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Il secondo fattore

Abbrancato a una perenne ansia, il sognatore che dà i numeri insiste nella questione dell’accadimento. Ogni crocchio di vegliardi procaccia il suo interesse raccontato con la funzione del successo. Quasi che riconoscano i tratti della cagionevolezza, i moltiplicatori concludono la questione con un niente di fatto. Il sognatore che dà i numeri torna al sollievo, l’accaduto per niente.

Mondo cane!

I latrati sfacciati dei lunatici hanno attratto la rappresaglia satellitare. Non c’è un artefice. Seduto su una barriera architettonica non riflette l’evasione dell’uomo. A dispetto dei dischi incatenati alle immagini di un’estinzione, l’antropofobia è via. Il lanternino non intensifica le probabilità di rimembrare le istruzioni. Le ossa dovrebbero per lo meno seppellire i propri smidollati. Un superstite ricordino, cerca il mondo più adatto a te.

L’ottimista

I dipendenti dall’etica, addetti alle relazioni con il pubblico, posano sulla sua mano un documento di formato ridotto, dai colori accesi. Egli lo accetta, non oppone il gesto di rifiuto, alla fin fine in orario di lavoro introitano la giornata. Intasca il documento. All’ora straordinaria lo estrae dalla tasca. Dopo aver abituato la vista all’esplosione delle tinte, legge l’assenza di equivalenza. I dipendenti dell’etica l’hanno omaggiato con un buono. Cosa caratterizza l’ottimista? L’applicazione categorica del superlativo al sostantivo.

Il giorno del sole

I corpi sono disorientati. Convengono sul luogo dell’incontro, nessuno obietta una divergenza. Il navigatore risente i postumi degli algoritmi, non viene incontro alle richieste corporali. Le informazioni rilasciate con lena dalle passeggiate inquadrano il tiro mancino. Seguire la strada, immettersi nella rotatoria, prima o seconda uscita, incrocio con svolta direzione a sinistra, inversione a u non sorprendente, abbaglio della segnaletica, sapienza in breve del percorso, diatribe sul senso che non marcia con l’ipocrisia, varchi che trafficano con l’illimitato, discorsi elaborati e precettati dallo sciopero. Le passeggiate in forma di respiro scoordinano la destrezza, interdetta per la manifestazione dello spirito agonistico.

Vulnerario

L’uomo di sangue è incosciente alla vista del cruore. Per un accertamento che ignora i valori consegna in laboratorio gli appunti in procura. Non essendo esentato dalla minima corresponsione, lo scontrino, versa la disputa equivalente. Esortato alla comodità della circolazione alza le gambe in una diuturna attesa. Un uomo di gomito dichiara la propria sensibilità dal cubito in giù. L’uomo di sangue annuisce al cerotto. In qualità di ultimo corpo poltrisce nello studio, ammaliato dal colore esangue di una parete non si appassiona alla stretta sulla commisurazione, dall’anzidetto momento in poi l’avambraccio è un’unità di misura. La separazione del sangue sarà leggibile al successivo circolo.

Incidente nei cieli

Un biplano pilotato dall’angelo ermetico è stato costretto a un atterraggio di emergenza per una ricaduta della portanza. Dall’esame della scatola nera di bile si è evinto il fiancheggiamento di un oggetto volante non identificato, contattato il pilota del biplano su una frequenza decifrata ne ha tempestato l’attenzione con una serie di questioni inerenti le contraddizioni dei cieli aristotelici. L’angelo ermetico che non è rinomato per la pazienza, non ha individuato la responsabilità anzi con ruvidezza, ha esortato l’oggetto a raggiungere quell’immondo cielo. Sebbene i dati siano danneggiati, gli esperti ipotizzano che un’immediata virata dell’oggetto abbia reso il biplano indipendente dal pilota.

Parole senza contrassegno

Franco scavalca il muro di cinta, doma la materia aggiogata dal costrutto, atterra con una spiegazione. Franco fiuta il profumo di un campo coltivato, carponi, ginocchio in successione di ginocchio, disarticola la vicenda di una terra privata dall’estetica del concime e dell’instradamento sterrato genuflesso alla radice. Franco estirpa una carota, non muove osservazioni all’arancio. Il latifondista dritto strappa un ramo e lo impugna come un bastone, le articolazioni propendono per la sollevazione, diffidano dall’abbassare il ramo a livello del bastone. Franco monda la carota dal malumore della terra. Il latifondista spezza il ramo su un ginocchio. Franco prende in consegna il destino.