Elisir

Le ricette governative prescrivono un campione, nella fattispecie il 37% dei giovani disoccupati, inquadrato come cavia per la sperimentazione farmaceutica dell’eterna giovinezza.

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Massima

Con i soldi non posso fare nulla. La moneta avverte l’affare, sfaccenda.

Catalisi

L’articolo determinativo diviene un articolo transitivo, l’articolo indeterminativo addiviene all’articolo intransitivo. L’avverbio è il disincanto del verbo, l’accanto è un accantonare per l’increspatura dell’interstizio, l’intercapedine d’accatto. Il proverbio è una tradizione che disconosce l’accento, la preda che si dà un tono per l’assonanza del mimetismo alla mimesi, la caccia alla traslitterazione come una traccia fra l’alfa e l’omega, tra la beta e la psi, per la sopravvivenza della traduzione: la partenogenesi: la sostanza, nel transeunte, rigenera l’ente.

Altero e alienato

Un ego attende il proprio turno dal barbiere, sedentario su una poltrona passa in rivista le immagini del sussiego, il taglio provvisto di piega, il ritaglio ravviato, il dettaglio sfumato, la tinta che attanaglia e l’indice strappato. Chiamato dall’aiutante, il soccorso della frizione sul cuoio e la schiuma lungo i capelli, cambia prospettiva o premedita la riflessione, lo specchio dirimpetto che specula sullo specchio della nuca non in nuce, preterito su una poltrona girevole. I servigi sono funzionali agli strumenti poggiati sul carrello mobile, nonché apprezzati. L’ego inalienabile è visto come un altero, si vede quale un egoista. I capelli divisi, non recisi, sono raccolti in un angolo dal soccorrente, alienati, strumentali al ciuffo, imparruccati.

La pendice reale

L’aggettivo, il verso del reale, gettato, è realista. L’attributo del soggetto, il contributo dell’oggetto e per converso, il contributo del soggetto e l’attributo dell’oggetto, riversano l’aggettivo, sono realistici. L’eversione è l’appendice declinata, la china del de verbale lontano dall’aggettivo.

Leggere attentamente le avvertenze – Il medico di famiglia

Ti avverto che, se continui nel dormire solo due e tre ore per notte, il prossimo lasciapassare sarà per il sonno eterno e il sangue iniettato negli occhi non sarà una disfunzione epatica-onirica ma l’ultima ascesa verso la visione di una nuova alba, il sorgere del sangue incubato in un globo oculare che potrai riflettere per un istante prima che gravino le palpebre.

Ti avverto che, se continui nel mangiare salato e condito, il killer silenzioso calcherà la mano e distribuirà le sue impronte come ostacoli al trasporto del secondo al sangue e, copia della presenza, pietrificherà la tua bocca, in quanto antro di caverna lambito dalla schiuma delle onde salmastre. Nel rimando delle spettanze, nel rincaro, dipoi chiederà la parcella ai tuoi cari, insomma una quietanza.

Ti avverto che, se continui a fumare quelle dannate sigarette senza filtro, non potrai più interloquire, espirare in pubblico, i tuoi uditori saranno costretti a filtrare la conversazione e a indossare mascherine afone. La recriminazione dell’interpretazione, l’incriminazione del fraintendimento e il crimine dell’equivoco sarà il movente di un discorso sfumato, per cui la presunzione sarà innocente sennonché innocua.

Ti avverto che, se continui a lubrificare il palato con gli alcolici, il tuo tasso di appassimento precoce sarà direttamente proporzionale agli anni di invecchiamento delle tue compiante acquaviti.

Ti avverto che, se continui, se perseveri nel tuo habitus senza macchia e senza futuro, sarai costretto a rivolgerti all’artificio, la tua pelle diverrà talmente secca che in un autunno senza stagioni, non solo sarai avvelenato dal botulino ma anzitutto dalla formaldeide e dal suo difficile equilibrio con i prodotti idratanti. Se poi desideri esfoliare il giovane non più giovane dei tuoi lineamenti, ho qui a disposizione la tetraginia delle facce pulite.

Ti avverto che, in penultima battuta, la tua presenza è indesiderata ma, se cominci ad incarnare l’ira e a mostrare sintomi di un’ulcera nervosa, sarò ben lieto di assisterti nel cammino e nel metterti al corrente circa l’incognita verso cui varia l’eterna giovinezza, in modo che la tua presenza possa esser ricorrente in questo studio, prescritta da una ricetta d’uso e proscritta con un abuso di autodafé.

Parola mutuata di medico.

Di grazia, Lorenzo, una parola: “se ciò che caratterizza l’identità di un individuo è la continuità, mi consigli, dunque, l’arresto”; devo arrestarmi, mi devo arrestare?

Catapulta

La congiuntura del suppergiù, la relazione reciproca infra il superno e il sussi, non scherza ancorché la ribalta del diario. Il partecipante, si e no, è catapultato. Dal basso vibra il contro, dall’incontro l’interno è una voce del vibrato, l’affermazione del sic è l’intensione del vincere, il sopraffare e l’avversario. Lo scontro sottostà alle fraterne vertigini, al capogiro del frantoio e alla nugola dell’inferto. Il riscontro è una scaglia del mancamento, la lunga gittata. La catapulta non è strumentale, è un predicato catapultabile, evinto e non per contro.

Muse e sirene, lettura e voce interiore

Con “Ossia la poesia” le muse di Adamo sono vanagloriose, elaborano con la manipolazione il promemoria, nel ricordo della madre le nove sorelle dilungano la mnemotecnica nel verso della poiesi. Adamo, come glossatore non posso tributargli il titolo di poeta egli ne sarebbe oltraggiato come lo è un misosofo dal reale, il reale che a detta del nostro è per i filosofi con il permesso di soggiorno, l’opposto dell’episteme e la cosa prosopoagnosica della virtualità. Nelle parentesi che arcuano le virgolette non posso non mettere al corrente il lettore prefatto circa una conversazione da tavola sparecchiata, il nostro di per sé e non altero, curioso, ascoltando la risonanza del virtuale in antinomia con il reale riprese gli avventori o, per dirla a suo modo gli inventori, con l’invito alla lettura di Henry Bergson e, nello specifico, “Materia e Memoria”, in poche parole, la prefazione non dà adito a consultazioni né a compulsioni, il virtuale non si oppone al reale, è non ancora attuale. Adamo in compagnia delle muse traversa il promemoria modificato come un incidente della memoria a breve termine, la cicatrice è frizionata dalle massoterapiste, le sirene. […] Con “Ossia la poesia” il lettore congiunge l’essere alla poiesi, la voce interiore che rimbalza sulla parete interna dell’auricolare dà alla testa, il corpo barcolla, giacché la vertigine è sintomatica il lettore si porta le mani, le palme alle orecchie, il padiglione è turato e il labirinto richiama la verità.

[…] La versione definitiva della poesia si congiunge con la definizione dell’essere il che è un’infezione dell’udito, una labirintite a cui il lettore deve essere pronto.

Silvestro Stravochege

http://www.ebay.it/itm/Adamo-di-Compagnia-Ossia-la-poesia-dattiloscritto-/300929071267?pt=Collezionismo_Cartaceo&hash=item4610c538a3