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Archive for luglio 2012

Quantistica

Il principe azzurro,

una freccia eventuale,

la direzione di un desiderio,

in coda all’ideale,

la fine retta;

in punta al reale,

in principio il rapporto, corretto.

Risultante: una linea diretta,

per se stessa,

la probabilità della principessa.

Enantiosemia

Il contrassegno, nell’accezione, infirma il riconoscimento nell’importo corrisposto. Una parallage in consegna.

Innervazione vagale

Suscitare infatuamento e risuscitare invaghimento.

Metamorfosare il nume

La confusione è un infuso diffuso di caos ipocrita :

mansueto è irretito tra i riferimenti

noti, donanti il rovello alle tempie tempestate ;

ignoti, violentanti il rovescio delle sinapsi impulsive ;

prenoti, oscillanti tra contrapposizioni e deposizioni, sempre presenti ;

postnoti, col senno di poi e l’insania di prima : prima o poi …

Lasciati andare così che il caos si espanda

da abominio in condominio di pensieri e rifugiati sovrappensiero,

spensierati anarchici e impensati libertini e ripensati apostati della stasi ;

avvolga e impieghi il piacere dei sensi,

sospesi sul tappeto della libera coscienza :

manifesto dell’ignoto sesto senso !

Adamo di Compagnia, autore de Il teatro di marionette

Se io fossi Pierre Menard, autore del Chisciotte[1], ma non lo sono, scriverei “Sul teatro di marionette” …, sono Adamo di Compagnia e come volevasi dimostrare, sto componendo “Il teatro di marionette”. Non sono un revisore, revisionare opere altrui, nel qual caso “Sul teatro di marionette” di Heinrich Von Kleist, richiede uno sforzo sovrumano, dovrei possedere il lungimirante tocco di Dio, la maestà con la quale egli riesce a seguire l’intero corso di una vita, ma soprattutto la sua costante forza, modalità sintetica, attraente gli innumerevoli gesti dispensati nel divenire vitale in un riepilogo degli avvenimenti decisivi, decisionali secondo il metodo della costante inclinazione caratteriale con gli interventi delle variabili esperite: la funzione dell’epilogo di morte … , sussiste, però, un’incognita, il senso vietato di ospitalità, gli inattesi invitati, i pensieri impazziti e impazienti di trovare rifugio, gli impercettibili messaggeri a disagio, i lunatici antidoti alla stabilità, sono da sempre nella tale volta, sconfessati, rinnegati … egli vuol far credere che siano morti … Non sono un descrittore, l’approfondimento della filologia non interseca le linee della scrittura, il secante è in superficie, allineato al rettangolo battuto; la bozza vorrebbe ribattere la figura, delineare il perimetro di gioco con una conseguente corretta area rimarginata e un successivo volume del figurato. L’estensione della figura applicata alla descrizione, la figurazione. Secare la superficie, non descrivere. È un punto da non sottoscrivere, un punto da non sovrascrivere.

Io non mi fregio di tale supposta onnipotenza quiescente, lungi da me una simile compiutezza senescente e la lente della resipiscenza, sono gioviale nelle mie manifestazioni e adoro dipingere il mio soqquadro … il mio caos – caosmos si raccoglie su una pagina vergine, conserva il proprio potere distruttivo così come da selvaggia vitalità creante, in un guazzabuglio di inchiostri, macchie lineari che intessono un ricamo sensibile, non un ornamento a parole poste nel dedalo dell’astrazione, che intersecano un ospite inatteso, l’esule significato di ritorno da una passeggiata sull’orizzonte visionario, e che, con un metodo crittografico, investono il riferimento, come archeologo catalogante i reperti di una civiltà estinta, di un’immane ineluttabile insensata ospitalità (in essere), alloggio per le vicissitudini delle parole nel giardino delle mie idee, nelle aiuole delle mie esperienze tra i fiori di una notte percepita mille ed ennesime volte, ripetuta sempre con un retrogusto decentrato … … …

“Vediamo che quanto più nel mondo organico la riflessione si fa oscura e debole tanto più radiosa e dominante vi risalta la grazia. Ma come l’intersecarsi di due linee da un lato di un punto, dopo aver attraversato l’infinito, si ritrova d’improvviso dal lato opposto, o l’immagine dello specchio concavo, dopo essersi allontanata all’infinito, d’improvviso ci riappare davanti vicinissima, così, quando la conoscenza ha per così dire attraversato un infinito, anche la grazia ricompare; così che essa, nello stesso tempo, si manifesta purissima in quel corpo umano che non ha alcuna coscienza, oppure l’ha infinita : cioè nella marionetta, o nel dio.[2]


[1] Jorge Luis Borges, Finzioni, (Pierre Menard, autore del Chisciotte), Einaudi, Torino 1955, pp. 36 – 47

[2] Heinrich Von Kleist, Favole senza morale, (Sul teatro di marionette), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996, p. 155

Index sui

All’infuori di sé il costume è osé.

Un sol segno

Prima decade di luglio, sulla roccia che emerge dal mare, il corpo del bagnante esposto al segno del cancro, applica la protezione all’epidermide, il fattore stimolante la produzione di melanina e il fattore riparante dal melanoma, nel vettore dello gnomone solare. Sul bagnasciuga il soleggiato misura la temperatura dell’acqua,  in punta di pelle, con acclimazione della crema protettiva. Sulla sabbia immersa nell’acqua, il solare boccheggia nel marino un’essenza all’olio di mandorle. Un solcancro avvede, con il dermatomo, i soleggiati e i solari, nonché i bagnanti, di un’apnea notturna.

Terza decade di luglio, il solleone …