Quantistica

Il principe azzurro,

una freccia eventuale,

la direzione di un desiderio,

in coda all’ideale,

la fine retta;

in punta al reale,

in principio il rapporto, corretto.

Risultante: una linea diretta,

per se stessa,

la probabilità della principessa.

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Enantiosemia

Il contrassegno, nell’accezione, infirma il riconoscimento nell’importo corrisposto. Una parallage in consegna.

Metamorfosare il nume

La confusione è un infuso diffuso di caos ipocrita :

mansueto è irretito tra i riferimenti

noti, donanti il rovello alle tempie tempestate ;

ignoti, violentanti il rovescio delle sinapsi impulsive ;

prenoti, oscillanti tra contrapposizioni e deposizioni, sempre presenti ;

postnoti, col senno di poi e l’insania di prima : prima o poi …

Lasciati andare così che il caos si espanda

da abominio in condominio di pensieri e rifugiati sovrappensiero,

spensierati anarchici e impensati libertini e ripensati apostati della stasi ;

avvolga e impieghi il piacere dei sensi,

sospesi sul tappeto della libera coscienza :

manifesto dell’ignoto sesto senso !

Adamo di Compagnia, autore de Il teatro di marionette

Se io fossi Pierre Menard, autore del Chisciotte[1], ma non lo sono, scriverei “Sul teatro di marionette” …, sono Adamo di Compagnia e come volevasi dimostrare, sto componendo “Il teatro di marionette”. Non sono un revisore, revisionare opere altrui, nel qual caso “Sul teatro di marionette” di Heinrich Von Kleist, richiede uno sforzo sovrumano, dovrei possedere il lungimirante tocco di Dio, la maestà con la quale egli riesce a seguire l’intero corso di una vita, ma soprattutto la sua costante forza, modalità sintetica, attraente gli innumerevoli gesti dispensati nel divenire vitale in un riepilogo degli avvenimenti decisivi, decisionali secondo il metodo della costante inclinazione caratteriale con gli interventi delle variabili esperite: la funzione dell’epilogo di morte … , sussiste, però, un’incognita, il senso vietato di ospitalità, gli inattesi invitati, i pensieri impazziti e impazienti di trovare rifugio, gli impercettibili messaggeri a disagio, i lunatici antidoti alla stabilità, sono da sempre nella tale volta, sconfessati, rinnegati … egli vuol far credere che siano morti … Non sono un descrittore, l’approfondimento della filologia non interseca le linee della scrittura, il secante è in superficie, allineato al rettangolo battuto; la bozza vorrebbe ribattere la figura, delineare il perimetro di gioco con una conseguente corretta area rimarginata e un successivo volume del figurato. L’estensione della figura applicata alla descrizione, la figurazione. Secare la superficie, non descrivere. È un punto da non sottoscrivere, un punto da non sovrascrivere.

Io non mi fregio di tale supposta onnipotenza quiescente, lungi da me una simile compiutezza senescente e la lente della resipiscenza, sono gioviale nelle mie manifestazioni e adoro dipingere il mio soqquadro … il mio caos – caosmos si raccoglie su una pagina vergine, conserva il proprio potere distruttivo così come da selvaggia vitalità creante, in un guazzabuglio di inchiostri, macchie lineari che intessono un ricamo sensibile, non un ornamento a parole poste nel dedalo dell’astrazione, che intersecano un ospite inatteso, l’esule significato di ritorno da una passeggiata sull’orizzonte visionario, e che, con un metodo crittografico, investono il riferimento, come archeologo catalogante i reperti di una civiltà estinta, di un’immane ineluttabile insensata ospitalità (in essere), alloggio per le vicissitudini delle parole nel giardino delle mie idee, nelle aiuole delle mie esperienze tra i fiori di una notte percepita mille ed ennesime volte, ripetuta sempre con un retrogusto decentrato … … …

“Vediamo che quanto più nel mondo organico la riflessione si fa oscura e debole tanto più radiosa e dominante vi risalta la grazia. Ma come l’intersecarsi di due linee da un lato di un punto, dopo aver attraversato l’infinito, si ritrova d’improvviso dal lato opposto, o l’immagine dello specchio concavo, dopo essersi allontanata all’infinito, d’improvviso ci riappare davanti vicinissima, così, quando la conoscenza ha per così dire attraversato un infinito, anche la grazia ricompare; così che essa, nello stesso tempo, si manifesta purissima in quel corpo umano che non ha alcuna coscienza, oppure l’ha infinita : cioè nella marionetta, o nel dio.[2]


[1] Jorge Luis Borges, Finzioni, (Pierre Menard, autore del Chisciotte), Einaudi, Torino 1955, pp. 36 – 47

[2] Heinrich Von Kleist, Favole senza morale, (Sul teatro di marionette), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996, p. 155

Un sol segno

Prima decade di luglio, sulla roccia che emerge dal mare, il corpo del bagnante esposto al segno del cancro, applica la protezione all’epidermide, il fattore stimolante la produzione di melanina e il fattore riparante dal melanoma, nel vettore dello gnomone solare. Sul bagnasciuga il soleggiato misura la temperatura dell’acqua,  in punta di pelle, con acclimazione della crema protettiva. Sulla sabbia immersa nell’acqua, il solare boccheggia nel marino un’essenza all’olio di mandorle. Un solcancro avvede, con il dermatomo, i soleggiati e i solari, nonché i bagnanti, di un’apnea notturna.

Terza decade di luglio, il solleone …

Il ritratto di una scrittura

Punti vergini. Un’etimologia pura, glabra dalle intemperie grammaticali, atemporale e despaziale, mai prendente posto sull’altalena del progresso regresso / evoluzione involuzione / il disavanzo, in poche parole: un paradigma rinnovante la scrittura, neologismo processante e macchiante con le caratteristiche dell’espansione di una pur minima goccia in un lago o piccolo mare d’inchiostro, il mar morto del vocabolo immerso in un’apnea disciplinatamente significante, emerso e nuotante in un calamaio, nell’uso della propria etimologia diveniente un abuso e per lo più un’intrusa, una punta spennata; una parola che rischia di annegare in se stessa per la miscela troppo densa, aderente e insolvente lo scivolo, il nerofumo che depenna l’affluente caratteristico, scorrere in una traccia delineata, affondare nel letto di una superficie già scritta. Inchiostrato, un abuso spaziotemporale degradante e metamorfosante l’osato uso irriguardoso, il logoro abuso sulla china allineata alla copia indelebile. Un inchiostratore, estensore solvente la quantità, scarica la stilografica, appiana la sfera, rigetta l’inchiostro, crittografa la risposta ottica. Prestampato, si rende inadatto al soggetto e archetipo dell’atto oggettivo tra le inclinazioni dell’enunciazione … una locuzione svelante il loculo della prima parola …

Oscurità

Un’eclissi isolata guida, solletica l’itinerario della penombra appena abbagliata da un’insolazione, quindi confusamente esposta all’intensità del dettaglio chiarito, verso le elettriche luci soffuse intermittenti di una ribalta degli auspici con il presagio (presentimento prevenuto verso l’improvviso) e l’apoteosi dell’ignoto; eclettica in visibilio palesa la trasparenza, cela l’opacità, umbratile nient’altro che solatia, empirea dardeggia l’aporia del baluginio pallido e dell’ottenebrato baleno, sollazza l’ottico desiderio visionario con un caleidoscopio di colori figuranti gli abiti di immagini stilizzate universali e versatili tra l’informe :

la riproduzione infedele …

l’astratto in incognito …

il panorama mozzafiato in un paesaggio a perdifiato …

i ritratti in divenire di mondi possibili …

il firmamento ospitante i misteri …

il credo di un’armonia di madre terra propagante la fertilità dell’anima desiderativa …

i fantasmi di illusioni potenzialmente in atto …

una realtà eludente la disciplina inquinata del punto di vista controllato determinato …

le sensazioni di suggestioni da disposizioni alla svista …

le impressioni da espressioni della bellezza …

le inclinazioni verso le passioni estremamente illimitate …

i simboli della creatività ovvero le azioni scolpite nella mente …

la meraviglia sorgente dalla banalità risorta …

la sorpresa attonita svelante l’intorpidita monotonia …

la libertà osservante il declino del poter arbitrare …

la libertà osservante il culmine dell’essere al rovescio … … …

Il contrario attuale sciaborda di inutilità al limite della creazione, ovvero una serenità sballottante il quotidiano frizzante, inaudito e instabile, e il gioco degli incontri accordante le eccezioni alla regola della sopravvivenza con l’adrenalina vitale propria di chi contempla l’infinitamente microscopico … il movimento pazzesco dell’elementare tra le particelle particolari nell’universale infinitamente cosmico :

la mimica comica nel sarcasmo divino …

la pantomima umana del prototipo divino … … …

 

La sempreverde proiezione di sé oltre la terminabile scansione del vitalizio innestato nell’ombra sostanziale … . …