Fuori come un dubbio

Dacché Maimone ha perso il gatto non ci piove, a ogni angolo di instradamento la sicurezza fa cuccù tantoché ne sovviene il coccolone, a ogni intarsio di viavai la certezza fa mostra del nome trascinato nell’alias.

Annunci

Persona

Non ha presenza di scena tanto che i plausibili spettatori ne mentovano l’assenza. Gran parte dei messaggeri non ne distingue il genere. Gli angeli del focolare discutono tra l’estetica e l’etica del suo sesso.  Senza l’amplificazione del diritto proferisce gli atti della minoranza, i pochi incoercibili. Nel gramma non è mai della prima ora.

Cose dell’altro mondo

Le fantasie catalettiche si danno appuntamento per l’ora incognita nei pressi della sezione che stronca l’ovvietà. Il grande giorno è arrivato senza che il calendario canonizzi la lunaticheria. Tutte le istruzioni portano al principio che non pecca di capotorto, là dove è ubicato il ministero in tessitura porosa e sprizzata. Manifestano il dissenso affinché sia bocciata la legge che da cosa nasce cosa.

L’edicola a cappella

La stazione della metro che non ha il senso della traduzione accoglie un gruppo di provocatori nient’affatto strumentali. Più che offrire accompagnamento ai raminghi disincantano il contrappunto binario. Una pendolare tra l’officio e la solennità dell’immagine si avvicina all’edicola per cambiare la nota che sbanca l’azzardo in spiccioli dimodoché possa risuonare l’apprezzamento. L’aio del giorno è una statua.

Parusia

Gli assenti hanno sempre ragione. Giustificano l’insensibilità con il ritardo. Se si attribuisce loro la perdita della nozione del tempo svuotano le tasche del panno improprio di verde indugio, le cianfrusaglie si riversano in minuzie e in sottigliezze. La contingenza non va assoggettata a una predica ma gestita in un modo dimostrativo.

Lattemiele

I vezzi sono appena tornati dal diversivo impelagato. L’avvezzo si fionda verso il bagno, solleva il miscelatore color rubino della doccia. L’acqua defluisce. Angola la porta intorno ai cardini. Il vezz abbraccia la vocale della vezzeggiativa. È sorpreso dalla sua mestizia, non gli chiede se abbia imparato a nuotare nel latte. Con l’ausilio della biancheria la vezzeggiativa gli pulisce l’angolo della bocca, reca ancora tracce di latte.

 

La cervogia

A tutta birra si misero al volante, l’uno si aggrappava allo sterzo, il secondo ne diceva quattro frecciatine. Pur dandosi il cambio il trasporto non marciava. Il tentennamento arrivava alla cintura. Il quadro declinava la delazione e come da manuale la chiave dell’incidenza si espandeva a reputabile macula di minzione.

Il nichelino

Il lavavetri appoggia la spatola imbevuta di un singhiozzo che dà del sapone al parabrezza. Automedonte cinghia il pantalone con fare sostenuto. Oscilla il cenno cristallino, l’attinenza a distanza. Assevera alla spicciolata lo scialo dei pidocchi, questi non attendono che al trasferimento dalla testardaggine alla caparbietà e lui non può condurre con il pensiero a ruota libera di aver reso la pariglia del versipelle grattacapo.

Furto con destrezza

Il tiro mancino è senza cuore. Fino a un battito prima il polso era competenza della percezione. A tutt’ora si ritrova con un pugno di formicolii. Nonostante lo zelo della tromba di Eustachio non ha mai sviato l’udito dal batticuore. Eppure gliel’ha fatta sotto il naso. La querela accorata si tiene alla larga dalle sporgenze. La tangibilità non è rincuorabile.

L’orco in bocca al lupo

Ogni luogo è una biblioteca per la raucedine, così dissipa più di una parola la fiocaggine.

Ogni luogo è un cimitero per la fiocaggine, così pizzica le corde con il plettro della parola la raucedine.

Per scongiurare la tema che la biblioteca venga ristrutturata con la corruzione la raucedine vede il lupo.

Il cambiamonete offre per un’eurodivisa due lire. Risentito con la fiocaggine, il suo esercizio non è una cappella. Accetta, una lira pur di non revisionare l’orco.