Il principio della scollatura

Lei non va troppo per il sottile, guarda nel principio della scollatura.

In effetti avrei un riguardo per l’origine delle curve, in fondo non sono condizionato. Sono ammirato dal capogiro, non l’investo quale un’audacia o un termine dei costumi, quale una disgiunzione della forma e della morphé. Con riguardo all’epi sono superficiale, con uno sguardo non mi abbasso al meta. Il rosso della timidezza non è coinvolto dalla cosmesi.

Tutto chiaro, lei mi ha perlustrato nell’essenza, quando vuole che l’invito sia l’ora dell’appuntamento?

Quando l’ontico è l’incontro del qui: il colloquio.

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La corrente preoccupata

Il segregato localizza il cigolio, i cardini sono distinti, la porta è assente. Dal telaio, dalla modanatura del vano, esce dai gangheri, ha inquadrato un vuoto. Un corpo sfigurato trasporta – cosa? – una porta; è vivido. È prossimo. Perché. Non avverte la corrente? Né varco, né uscio; sbatte. Lei chi è? Sono il recluso.

 

Pappa e Ciccia

Il panno verde è dispiegato, disteso e fissato al tavolo. Le undici miniature del tecnico sono disposte in una delle due metà o un mezzo del manto. I due bambini estraggono dall’involucro le dieci miniature azzurre e l’asta che supporta la miniatura verde. La figura della sfera è assente, i due bambini si rivolgono occhiate complici. Il tecnico, dalla palma, lascia scivolare in oscillazione la sfera sul panno da gioco. Pappa esorta: tocca a te. Ciccia, straniato dalla lingua, gorgoglia: no, tocca a te! Dall’inazione che sfigura lo stallo, lo scacco e l’immagine di una partita patta, Pappa e Ciccia, in punta di dita, con il polpastrello poggiato sulla base semisferica delle miniature, aggiogano. Le miniature capitombolano oltre i limiti del tavolo, Pappa si piega e nell’estensione della palma accoglie la miniatura catapultata dal polpastrello di Ciccia, il quale, nell’inversione dei soggetti, reagisce con la medesima modalità. Non so se mi spiego, dice il tecnico, entrambi, Pappa e Ciccia, non sono in grado di atterrare la riproduzione del gioco. In una seconda battuta, nella riproduzione della sfera inattiva potrebbero strappare la metà del mezzo del manto, così come piegare il supporto monotono sarebbe una delineazione ammantata di parte.

 

Al civico n il senso è residente

La via anonima è permasa da millantatori. Sono tutti amici. Il soggetto non ha amici vicini. Chi si spaccia per amico del soggetto è un distributore di sostanze stupefacenti, il che non significa lontano dalla retta via, bensì rappresenta il viavai tra chi sottostà all’assunzione di senso, il dipendente, e chi smercia in licenza la sorpresa, l’integrato. Lontano dal dettaglio, lontano dall’esperto in materia, il soggetto è alla finestra, si figura come una monade. Quale disinganno al riconoscimento dell’improperio, un’intesa non riscontrata, se non il vituperio del rapporto spassoso!

Terza persona plurale

La compostezza è una macchinazione che depone il soggetto.

Proposizione a cui gli sgarbati si appellano, uno per uno, per enfatizzare come non siano assoggettati.

Gli scostumati appongono, uno più uno, alla proposizione l’enfasi del soggettivo.

Gli screanzati sottopongono alla sintesi proposizionale il progetto di una dieta, nessuno non potrà approvarli.

I maleducati rigettano il soggetto della proposizione, l’enunciato è una regola posta in vista.

I malcreati non riconoscono la funzione proposizionale, il soggetto non è un anonimo autore.

Gli scortesi insistono con il soggetto per incomodare l’oggetto della proposizione.

Sicut et in quantum

Oggi è indifferente a tutto. Se gli parli del giorno, lui annuisce. Se gli menzioni la notte, lui annuisce. Se gli dichiari il vespro, lui annuisce. Se gli esclami il mattino, lui annuisce. Se gli domandi il pomeriggio lui asserisce. In risposta alla data, lui afferma l’in, la privazione della differenza. Al giorno d’oggi, il perdigiorno, nell’incognita ieri assegnata, era d’un tratto la forza della differenza. All’indomani sarà assimilato, per contrarietà, all’istum ipsum.

 

Verve

Devi comprendere la parola; disse l’insegnante. Il consegnato non avrà compreso, la custodia della parola sarà la sua applicazione. Mi auguro, si disse, che non riprenda il verbo con l’affinità delle consonanti, la bilabiale esplosiva non innescata dalla labiodentale spirante. L’insegnante semiconsonante si sarà acquietato con la soggezione al buon diavolo, il labbro leporino è sostenuto.

Stigma

L’etimologista fu punto sul vivo dall’asserzione del biologo, in risposta al disappunto dell’uditorio concernente il sema del nema, fin quando percepirete il prurito susseguente una puntura sarete certi della vita, il pericolo dell’estinzione non è un grattacapo. Al che non poté esimersi dall’alzare il dito indice quale tema opportuno. Dal momento che solo l’intervento è nell’anemopatia del locutore, dovette attendere il congedo dell’assenso. Infiammato, estrasse dalla tasca un atomizzatore e nebulizzò il repellente. Nella sala non si udì un ronzio. Infastidito, l’etimologista, asserì il rema pressante: espungere.

Destiny

È accaduto che il giorno uno sia stato anticipato dal giorno zero. Alle ore 18.00 del giorno zero il dettaglio ufficiale è servito. Lachesi osserva lo scorrimento in percentuale, Cloto sostituisce all’installazione lo stallo, Atropo è in parola con la registrazione. Nella norma delle parole, in parole normate, la destinazione di ordine fa una sortita nella connessione posseduta, da cui il personale infatuato dal bel personale.

Ucronia

Charles Bernard Renouvier invita il lettore, nella prefazione propria all’anonimato postero, di rileggere lo schizzo storico apocrifo dello sviluppo della civiltà europea non come è stato, ma come avrebbe potuto essere nel lapsus del tempo. Il lettore omonimo allo scrittore rimedia la scorsa, la revisione è immodificabile, pertanto la stesura è redatta. Lo scrittore avrebbe potuto condurre, spingere il lettore verso l’iterazione che annulla la trazione. Ricredere all’esclamazione vanagloriosa: fantastico!