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Archive for novembre 2016

Intelligenti pauca

30 novembre 2016 6 commenti

La minaccia di utilizzare la prolunga delle parole sortisce l’effetto voluto. La razionale, precisa, disciplinata ma non strutturata intenditrice è prossima alla piega licenziosa. L’immagine delle parole dipanate per l’estensione della figura privata, familiare la preoccupa, il rischio di inciampare nel groviglio che inevitabilmente riforma lo svolgimento è ineludibile. L’intenditrice licenziosa conviene, controvoglia, con l’inchiodare, in una comparazione ineguagliabile propende per le parole uncinate in verticale, fissate con parentesi graffe. Anche se licenziosa l’intenditrice non si esime, però, dal raffigurare l’ingiunzione delle parole bendisposte, l’approvazione del paralogismo è di supporto.

Lettere efesie

La bancarella del girovago occupa una sezione dell’ovvietà perlopiù vana. La legenda divulga la maledizione che circonda e non ovvia il luogo sezionato. Tutt’altro che incuriosita, la ciondolante evidentemente all’oscuro e non misconoscente la maledizione, sembra ridurre con l’oscillazione la vanità che non la separa dall’ovvio. I pendolari che dapprima e per consuetudine non osservano le oscillazioni ciondolanti sono ora inquieti, ella è a un estremo dalla sezione; irrequieti, sono inadatti al ritorno dell’inosservanza, impressionabili, evacuano ovviamente il luogo. Contigua alla bancarella del girovago la ciondolante è trafugata, non serba più la designazione e in effetti non formula alcuna oscillazione. Con fermezza analizza una pluralità di amuleti disposti su un tessuto, residuo di un pregio, dispiegato quale ricovero della materia prima. Sugli amuleti sono incisi e adunati morfemi e monemi insignificanti, lettere formulanti il disincanto dal lemma, formula letterale annichilente la malia del lemma. Il girovago solleva dal tessuto uno degli amuleti dal tessuto e lo dispone al collo della trafugata.

La tentazione

Il tentativo agisce in modo che il rapporto con l’ordine sia eliso, a seguito delle condizioni che premettono la funzione anche il minimo rapporto esige una subordinazione e una reiterazione riprovevole. Messo alle strette dalla composizione solvente che non altera il tutto per tutto il tentativo è insignito del grado ordinario. Quel che a giusta ragione è ritenuta una presunzione, una rassicurazione che induce l’inseguimento del presumere, tutt’altro è una delimitazione della reiterazione. Il tentativo disordinato dunque escluso dal novero eccede i limiti della comprensione, anche il cosiddetto tentativo rinnovato, significativamente insolito, discrepante tanto dalla delimitazione quanto dall’ordine, contratto nella ripetizione insubordinata diverge non tanto nel nonnulla quanto in una tentazione, un’azione al cui tocco l’ordine s’irrita supponendo un fine dissimulato.

Escogitare

26 novembre 2016 2 commenti

Nonostante la sollecitudine dei pensieri non riesce a dimenticare la ex. Senza la pianificazione di una strategia, non ne sono capaci, i pensieri, anche se di contraggenio considerata l’antipatia verso le correlazioni badate e accurate, suscitano un’eccezione. Destituita e squalificata la forma del cimento distraggono con ogni espediente del possibile la fissazione della ex. Con rincrescimento l’ingegno non è funzionale alla distrazione, specializzatosi e perfezionatosi, non sia mai, nella produzione della concezione non è in grado di scartare e sradicare il morfema. L’iniziativa, poi, di non piantarla in asso con la solita giustificazione non è contemplabile, i pensieri sono doverosi ossia hanno una vita. Dipoi, di assecondare la sintesi non se ne parla in proprio, ella è tacita. Dunque non resta altro che, senza impensierirsi, ritirarsi in modo che con l’occultamento ermetico dei pensierini la ex divenga una fuoriuscita.

Il giorno nero di Venere

25 novembre 2016 5 commenti

La giornata no non eccepisce. Nell’insieme degli individui il maggior numero si è consegnato, almeno in un’occasione, all’enunciato performativo della giornata no, sia per l’efficacia sfavorevole e inadatta dell’agire, sia per i propositi irremovibili nel contenimento delle conseguenze ribelli, sia per le giunture che perfezionano un ordine ostile. L’ondulazione del frangente schiuma il disconoscimento della giornata no da parte della diva, tuttavia per quanto muta al no sboccato ella è oltraggiata dal giorno nero. Quale la dedica del giorno nero, l’indifferenza all’estetica? No. L’apatia allo struggimento? No. L’usura e l’abuso dell’interiezione naturale? No. L’inconcepibile aliquota speculare? No. Le piccole camere chiuse per ristrutturazione o gli spogliatoi inaugurati per l’intimità? No. Il campo della prominenza sacrificato all’oggetto? No. Il giorno nero della callipigia consiste in una spregevole assimilazione della venerazione, alcuna espressione è riferibile a Venere, la quale si ripromette di far scontare l’irriverenza.

Ritornello

24 novembre 2016 4 commenti

La durata delle note volge al termine, l’ultima mano è stata salutata con sollievo. Inappuntabile, l’esercizio accompagna la spossatezza. La battuta d’arresto della denotazione non è segnata dal ritmo del plauso, dalla ripercussione di una prensione duplicata, dal battimani. In un disincanto frazionato le note si dileguano. All’incrocio del ritorno non enumerabile dagli epiteti del bivio, del trivio e del quadrivio, una nota pragmatica controlla se la chiave non sia smarrita. Per un sentito dire maggiore la nota screanzata non avvezza ad accentare la precedenza, la nota che non dà la precedenza, è attratta dalla legittimazione dell’ossessione pragmatica, per l’appunto in una ripresa priva di troncamento la sol nota assicura lo smarrimento della chiave. La nota screanzata che non fa difetto si offre di accordare l’itinerario distratto della nota pragmatica. Un’immagine giustapposta: la solfa divaga senza la dedizione del ritorno, ignora la conduzione del ritorno.

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Mecenate

23 novembre 2016 2 commenti

L’articolo è un’esibizione plateale della prosperosità. Mecenate ritiene, fuori della volontà e della voluttà, che tanto la magniloquente determinazione quanto la solenne indeterminazione siano sciatterie del significato, inconfutabilmente la classe di pertinenza è ignobile. La proprietà sopraffatta e subissata da doti in cerca di una dispensa affermativa, assume le sembianze della copiosità. Sincerato che il beneficio al pari dell’articolo è superfluo, Mecenate non comprende come la preferenza possa ricondursi alla privazione e alla difficoltà. Esemplifica che non è sfiorato dalla possibilità di trasferire la proprietà, possibilità che dà adito come da proposizione precedente, alla copiosità querelante il plagio, in conciliazione è spinto da una finezza affinché la preferenza non sia costretta, nella sciagurata ipotesi dell’esattezza, a correlare il prestito. Mecenate desidera senza esigenza l’esaudito, desidera l’ascolto della preferenza, ascolto che non si tesaurizza quale preferenziale.