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Archive for settembre 2012

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (anastasi)

Un viticultore vitaminia il divenire invitevole della vittima, in generale, massima vaga, gradazione rituale del sacrificio incidentalmente esposto agli occhi di chi aspira l’osservanza all’uccisione d’io, offrendole vitto e vivacità, vivaddio, nel proprio vivaio, viziato ambiente ove si propaga la cultura della vivisezione, sperimentazione vocal bolare organica di un lessico mortale per la più che mai riferita coniugazione presente dell’infinita percezione indicativa di una partecipazione imperfetta congiuntiva il trapassato condizionato al futuro, alle modalità della voce del verbo, invero è tempo che il paradigma sia ripreso in parola non senza sacramentare il viatico della parola in azione. La cheilofagia da inazione del significato, l’eucaristia della trazione di senso: tutto ciò se fossi risorto … acino espiatorio.

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (perché)

Se io fossi un perché sarei alla continua rincorsa di un principio slanciato cui sospendermi con impeto, per omogeneizzare le motivazioni ammalianti le azioni. Sono stanco della mia identità di alfiere della mobilitazione, come essere razionale mi si concede il privilegio della creazione di un atto adatto alle conseguenze progettuali, solo che ricreo, in serie, le sensazionali fotocopie del fatto, confezionato come strenna natalizia tutt’altro che neonata, perennemente incapsulata in un lasso di tempo (il tempo necessario al perché si compia), vittima di un salasso da abuso di validità, prostituito secondo un’uguaglianza/isomorfismo utensile. Il perché è monogeneo – tutti gli uomini davanti al perché di un fatto, propria risoluzione, sono sostituibili ovvero sottintesi – il soggetto usucapisce l’azione dal perché. Sono stato dipinto anche come un perverso, sia orgiastico in quanto in relazione con le molteplicità unizzate di causa/effetto/scopo/motivo e per giunta pedagogo, giacché disciplinante i singoli percorsi vitali verso una convergenza coatta di punti di vista;  un’unica sagoma esercitata, citata, il riflesso di più ombre ordinate, ammaestrate ad un equilibrismo figurato, spettacolo esemplare simulante, campione di un’imitazione domata, guidante con l’addestramento contraffatto … contro-effettuato …

Ho parlato troppo sfiorando la logorrea e quasi logorando la vostra impazienza, ma devo sfogare la rabbia per lo spaccio strumentale del mio soprannome. Come traspare su, l’uso giustificativo è ciò che più mi rende intrattabile, data l’accozzaglia di meschinità attutite in questo calderone giustapposto …

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (luogo)

Se io fossi un luogo spazierei in ogni dove, potrei essere sia qui che là, un alibi ubiquo per l’accusa di tentata confusione dell’orientamento – oltre i confini del reale latifondo – ha avuto luogo la percezione panoramica del sopralluogo – il mio diretto caposaldo superiore affine al manrovescio di un infermo, a capofitto il capoluogo ha proibito l’espansione ennedimensionale … io ho preso il mio bagaglio – un indice e la curiosità deviata – e sono scomparso tra i risvolti, le pieghe dell’abito di Atlante … dispiegato in luogo di ripiegato in luogo d’altro.

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (immagine)

Se io fossi un’immagine, talaltro sicuramente intermittente, peraltro destinata alla fulminazione, sfocherei il mio contorno con bagliori allucinanti, riverberanti ciò che istantaneamente è impresso con i riflessi del caso in questione, quale?, la questione della forma tra i formati delle ombre e i diritti alla personale della propria sagoma … frattanto, sono il reale aspetto del percepito al cospetto dell’immaginazione … invisibilio …

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (identità)

Se io fossi il diavolo mi identificherei a tal punto con qualcheduno e/o qualchedun altro (ideale di perfezione finita), tale è la mia noia da immortalità, da partorire qualsiasi indefinito in lascito. La mia disperazione post travaglio investe l’impotenza del non riconoscere l’eredità in attività – mio figlio – percepisco soltanto; solo?; qualsivoglia incognita – incognite, talaltro in incognito. Purtroppo il mio patrimonio di celati poteri invidiosi non può essere donato in beneficenza, un capitale trasgredito, altrimenti anticiperemmo l’apocalisse con i virtuosismi di un mondo vendicativo e squilibrato; devo assolutamente scovare il mio marmocchio prodigo, può essere il mio prodigio. In mio soccorso un barlume di conoscenza divina, provvidenzialmente mi offre una possibilità: affidarmi all’amore paterno; un’opera distruttiva di ogni, purché sia noto, battito vitale, l’istante in cui il coinvolgimento emotivo del sentore di morte tra le eruzioni sanguinarie, strariperà nel mio senso di ribellione vitale, rovesciandolo in un brivido di colpevole assassinio, equivarrà all’incontro filiale. Ecco esposta, finalmente, ai miei sensi disabili, la bellezza dell’infante infernale nella propria magniloquente pratica catastrofica, mostrante in rima, la versatile parola agente, il mio ammortamento ovvero l’avvento immortalato dell’amore vitale. Per quanto il ruolo di padre, non ho ancora risolto (?) le problematiche scoscese dell’identità, ora più che mai o forse ancor di più o già meno che più, più che meno, poiché il mio principino le ha offuscate di una penombra dalle ascese consensualmente convergenti … insensate … il principio di identità del qualcheduno non può essere del qualchedun altro quantunque l’addizione dell’indefinito …

Un ipotetico soggetto, fantasioso … (caso)

19 settembre 2012 2 commenti

Se io fossi un caso accuserei gli inefficienti finali, perfino testimonianti l’originale, non differirei, rimetterei il mandato escatologico; per caso (imprecativo) incide, causa del collasso effettivo degli affetti, infetti dall’apatia di un’analisi motivazionale. Sensazionale azione del senza nulla per il coattivo tutto casuale, casistica in letargo fra le polveriere strategiche e le registrazioni obliose. Breviario del lieto fine e plagio della provvidenza.

Un ipotetico soggetto, fantasioso …

Un io, frastagliato frammento, forgiato con duttilità convenevole, di un’avvenente proiezione delle attese trascendenti, non che ambito soppalco esistenziale, clonante le sussiegose richieste di liberi angoli residenziali, con vista su l’esercizio dell’arbitrio tra le contorte accortezze al buon gusto, benedette formule di rimpianto maldicente, per l’andato tempo, i sensitivi auspici di ribellione reazionaria, straordinario cumulo di azioni retrodatanti il retrogrado divenire del progresso intenzionale con valori costruenti un’intensiva partecipazione all’omicidio sensoriale, pari ad un grado zero meno la coazione a ripetere le petizioni del consenso; pretesto tanto meno per una presunzione obbligante il gioco delle credenze in opere ovvie ad un’infedele tracotanza del suvvia così va la vita, tanto più che la vista di una redenta prospettiva deride la galvanizzata dimensione responsabile, premiata con esemplari privazioni vessanti la curiosità sorridente e perdente le sovversive conversioni facenti e soddisfacenti il verso ad un’apostasia del contesto, limante le possibili invenzioni dalle invettive del nullaosta regolarizzante l’immigrazione di pensieri senza permesso di soggiorno; dà l’addio … . … [1] al clan del destino.


[1] il mio codice crittografico, la mia tiratura limitata è Dio, oddio !