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Archive for ottobre 2014

Ginefobia

Il morale sotto i tacchi. Una spiegazione è doverosa. In genere l’ἦϑος indossa l’indumento intimo femminile. Al maschile piace defilarsi dall’intimità, indeclinabile quale biancheria, ovvero desidera sfilare la biancheria. Una calzamaglia aderisce alla dicromia morale, ne ricama l’orlo con il costume. Alterato, il morale oscuro confonde il piede metrico con la seconda dimensione, il rilievo dell’altezza, con la diastole dei tacchi l’unità di misura è un centumviro.

Quinconce Dozzinale

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Sono tetragono all’uso degli aggettivi possessivi. Il collocutore capta il fraintendimento, l’incomprensione con il riscatto del genitivo, si dà il caso che non abbia capito. L’interlocutore rapprende la conversazione con lo strafare, nello specifico ne fa il verso. Con le scuse dell’intendimento e della comprensione quale negazione del prefisso, effettua l’introduzione della preposizione, il collocutore in proprio. Con il consenso dell’occasione, si fa in quattro con l’approssimazione delle parole, in genere chiede che la proposizione sia predefinita e non nuova al prefisso, l’esproprio dell’interlocutore. L’allocutore media con l’imposizione della possessione, l’assenso alla cauzione, che diavolo!, l’allocutore improprio.

Ragguaglio

Il filo conduce al generatore. In alternativa concorre ad alimentare la tensione dell’impedenza per dissipazione induttiva. Il segno concorre alla volta del differenziale, scampa l’intensità quale sovraccarico per accampare pretese sull’intensità controcorrente. È frequente riprodurre nei fattori la generazione e l’intensità, per filo e per segno.

Trasmissione del sapere

In un ambiente insito sono accomodanti sei corpi con le gambe incrociate. Il corpo interrompe la battuta palma a palma sulla tibia, insegue l’inclinazione della contiguità corporale e sussurra un rudimento. A sua volta, la contiguità attinge il fluttuo costrutto. L’oscillazione del corpo tocca il principio della conseguenza. In effetti il corpo sussurra la cognizione del movimento. Il corpo quale quinto elemento è incorruttibile al contatto, ne consegue l’aggettivo, fondamentale. Il corpo di circostanza esegue il confine: l’afferenza è vicina.

 

Ameba

L’adolescente da soma è preoccupato. Ha ascoltato l’insegnante intrecciare la salma, non ha dato peso al sagma e al trillo del campanaccio, s’è fatto carico della traslazione. Nell’ambiente domestico è rinfrancato dall’assenza dei suoi, prima di spogliarsi agogna la trasparenza. Sdraiato, in punta di piedi replica il dire di Elena, un anamorfico piede greco.

Anisoiconia

I vetri della finestra sono occultati da tendine. I battenti non incagliano lo stipite. Il volume dell’illuminazione è figurato con le volute di fumo. Il fuoco della vista è all’origine, da un avviso decontestualizzato, una cornice annerita, “il fumo uccide” si eleva il volume. Il senso della vista è in origine il cilindro di tabacco poggiato su una confezione. In estremo la combustione in cilindro avanza nell’apertura dell’astuccio. La sigaretta è posata sul pacchetto aperto. In immagine la parte pieghevole dell’astuccio è reclinata quale sostegno all’inclinazione. Un’immagine, l’apertura da cui si estrae il cilindro di tabacco è in fondo la custodia della cenere.

Paraleipo

L’inquirente poggia il dorso e le natiche sulla sedia girevole, i polpacci e i calcagni riposano sulla scrivania. Sul ventre ha il rapporto da allegare al fascicolo. Una strana sensazione brontola al suo interno. Avrà trascurato qualcosa e lui sa che il minimo dettaglio è una massima omissione che rischia di mandare gambe all’aria fondamentalmente il caso. Con le nocche che sorreggono il capo inclinato rivede in immagine il fantasma, ha lasciato il segno. Le asserzioni sul modo di fare hanno contribuito perlopiù alla determinazione del fondamento, sarebbe ancora circostanziato al passo d’uomo. Qual è la sua identità? Con la pianta dei piedi si allontana dalla scrivania, ben saldo al suolo e ritto sulla schiena, allineato allo schienale e non incurvato dal peso della dispensa, dà una scorsa al rapporto. Mai nome è stato più appropriato: l’uomo del nient’affatto.