Mentecatto

La gabbia ingrigita presenta alcune crepe stucchevoli. Icone spigolose sono accatastate su un mobiletto che di regola dorme in piedi. L’ora di sdraio del prossimo sabato bada a che il sole non si trattenga oltre il necessario nella sregolatezza in scacco. Non si dà una mossa, la partita va per le lunghe. La possibilità di averla vinta evade dalla costrizione, nata con la camicia è stata affidata a degli amorevoli tutori che in un assecondato battente ne hanno ricavato pezze d’appoggio. La carota mastica poco e male di lettura, amareggiata dal macero delle arance, dall’ingratitudine di dubbio gusto, non serra la grata.

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Sfollagente

Quelli che sulle prime sono stati valutati come casi isolati e in seconda analisi come aggressive influenze circoscritte all’età puberale sono suffragati tuttora dalla diagnosi di un’epidemia. I sintomi appaiono inequivocabili, la ricerca telematica di una corrispondenza patologica rincasa nella ridondanza, gruppi di tre o più individui, il sesso non fa differenza di genere, in auto o a piedi, muniti di palloncini gonfiati con bevande alcoliche acquistate presso le cooperative dal commercio decentrato, bersagliano i refrattari che hanno fatto delle sagome un rifugio. Le più recenti direttive del servizio sanitario suggeriscono di mantenere l’anonimato e di consultare il palliativo di famiglia per la prescrizione barbosa, in questo modo i morti di fama non rischieranno le vivide insorgenze.

La coprolalia

Al trivio l’agenzia delle ammende batte cassa senza tenere conto delle ignobiltà. In pertinenza con il bando allogato lì dove la divulgazione spopola, alla bocca sdentata sorpresa a cavalcare il pettegolezzo non sarà unicamente revocata la donazione del tartaro, peraltro intombato, quanto imbeccata alla prolissità che non fa parola. I subalterni dell’agenzia, assunti per un concorso di date, fanno a sportellate per evadere la pratica di una bocca che non inarca il becco di una parola, nel dado del protocollo sembra più un becco che si leva le parole di bocca onde la loro razione di sale non sappia di licenziosità.

I dadofori

Dopo una durata in tempo per lo spazio imbandito, poscia una ridimensionata contemporaneità sono decisi a prendere il toro per le corna. L’uno fa il verso al nessuno, verde in acrimonia giunta al suo occaso Cautopates si scaglia contro Cautes che non lo vede per la purpurea smania. È impossibile farne una questua di principio in una prevista cupidigia. Con gli afflati che sanno di ebbrezza alimenta la definizione del campo visivo, non sta né in cielo né in terra che l’era vada a monte. Lancia la fiaccola al di là del monte e rabbuiato chiama in un vezzo il pari alla notte.

La copisteria

L’uditorio è in apprensione, cicala non trattenendo i morsi della fama. Nonostante la sintonia il canto soddisfa le esigenze dell’altera sgradevolezza. Non si spacciano favole, le morali sono oggetti di fermi eseguiti dal triangolo mobile. Formicolano i tremori, i sudori e i ghigni che non vorrebbero astenersi dall’iperbole. C’è da crepare alle aspettative. Avanti che i rantoli scandiscano le parole, mettano una buona parola, il conferenziere sbocca dabbasso il piano cattedratico. Il disincanto dei redivivi struttura la sala. Senza moderazione né relazione il contributo muta il sentire. L’uditorio scuote i padiglioni auricolari con un’indicata irrequietezza, quale conferimento nell’inconcepibile erranza! Si confida nel ricetto delle orecchie per interrompere i vagabondaggi del sentire.

Fuori l’autore!

Sbanca le pagine, resta con un palmo di naso non senza la percezione del profumo in stampa. L’originalità è impuntata, ha già scritto a bella posta il fiancheggiamento in parole. Il libraio che non disputa con la categoria di genere erra, non solo ha dimenticato l’idea nella misosofia, addirittura è inventariata, espone la costola all’inumana inconcepibilità, taglia la rinoplastica e incerotta all’impronta. La prezzolata penuria lo riavvicina al libraio che alla pena della ricettazione offre asilo. Un piacere affatto scontato non cambia idea. Una trasgressione insussistente, ripone quel che non va a ruba là dove era già scritto. Op là.

Cavallo di ritorno

Due parole. L’ignoto è un nome che non cresce. Anche se in predicato di una proprietà non si appella alla patologia per riscattare la malafatta, non riconosce una fama da tutelare. Impaginata l’indicazione là dove la misosofia ignora l’ubicazione verifica l’idea, non ne millanta una copia e se con un colpo di spugna potesse patinare l’analfabetismo opporrebbe un sobrio rifiuto all’univoca lettura. Bandite le ciance afferma con la vendetta dell’impersonale possessione che al defraudato della legge impropria – la voce non si può sentire – ritornerà l’idea nel verso di due parole, al portatore e non assegnate. S’intende che la carta non faccia credito.

Favoreggiare

Nel differimento dell’esposto in luogo dell’autorità che contempla solitamente la spedizione si attarda nell’indisputabile misosofia, tralascia il libraio ai compiti, il disimballo tomo tomo e lo scarto voluminoso. Prende di petto gli scaffali e non opina i titoli dei testi a fronte di un curatore di cui memorizza il nome, per lo meno ne ripete la personalità, poi ne storpia il carattere. Indeciso quanto al volume intorpidito, conviene con la ristampa tascabile come competenza della barabuffa affatto rigida. Finanche l’esibizione di un’idea resa dal taccheggio non grava sul fermacarte, i sassi hanno abbandonato la misosofia per non essere invischiati in una faccenda con il sospetto fuorilegge. Il volume quantificato come non ancora pronto rigetta la pietra sopra.

Peripezia

Con il riscontro che l’idea a ruba ammetta l’idea dimenticata l’ubicazione della libreria indipendente è diretta, Il misosofo. Scatoloni ondivaghi completano l’arredo del mobile labirinto, il catalogo supera di gran lunga la dimensione locale. Il libraio che non disputa con la categoria di genere esonda ogni singolo volume con una tangibilità che spolvera i titoli della carezza. Nella prensione del contesto corrisponde la bontà del giorno all’intruso in doppia frequenza che ha smarrito l’idea, supposta in luogo della presunzione. Posato il tomo su un disertato scaffale il libraio esercita la confutazione dello smarrimento, non ha ritrovato alcuna idea dato che sono andate a ruba.

La vicissitudine

Nel trasporto indiretto al rivenditore di una nota azienda di corredo per collezionare il granfoulard con l’impressione della “Notte stellata” di Vincent Van Gogh, un fermo si è concluso nei pressi di una libreria indipendente. Il logos del misosofo invita l’ingresso e il garbo non sottrae la maniera. Gli scaffali sostengono volumi di una filosofia in disputa con la categoria di genere, fuori contesto si adopera per sfogliare le pubblicazioni di Adamo di Compagnia. Con la letizia che non sottolinea l’autorevolezza, con l’olezzo incartato e dopo una cronologia nesciente nel trasporto diretto alla mansione la percezione inquadra l’idea a ruba.