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Archive for giugno 2017

Parestesia

L’esposizione non ha riscontrato i favori dei concetti, l’esposizione è stata un insuccesso. Sfiduciato dal miraggio, il percetto non snida la risposta alla domanda di successo. In previsione, la cosa del succedere pluralizza il rebus. Adombrato in un interstizio il percetto è approssimato da un sensitivo che non si presenta come tale. Astenendosi dalla declinazione dei concetti e dall’alibi dei pensieri che oberano come formiche gli avanzi dello stigma, il sensitivo muove un’osservazione oltre i bordi della percezione. Irritato dall’assenza di tatto, dall’insufficienza di sensibilità che non si presenta come tale, il percetto è stranito dal debordare, succede che l’eccentrica sensazione di muovere un’osservazione ai bordi della percezione divenga una risposta non replicabile. Il sensitivo percepisce in una tangibile dipendenza dei sensi, sotto il fragrante effetto dei sensi, nel delizioso culmine dei sensi, l’aura dell’esposto. Il sensitivo non occulta la percezione e il percetto non immagina l’impostura, non crede alla giunteria.

Usurpare

Credo che nessuno più ricordi il rapimento che all’epoca fece scalpore per l’omaggio del riscatto, i portavoce del caso sono tutti sprovvisti di corpi, ad essere pignoli decomposti, un lete è esondato a menadito sul piano della fattualità. Nel lascito dell’immaginazione che ha collezionato le mirabilia disparate, si confida su una versione non rivendicata della fiumana, dettata da un manutengolo del rapimento, esonerato dalla millanteria. Indipendente, miscredente e in forma questi sottoscrisse di propria mano le mende, contrariamente a ciò che fluì nell’epoca i rapitori non indossarono costumi, nel frattempo donato alla progettazione del caso e per un obnubilamento delle idee i chiamati in causa conciliarono la revoca dei costumi in quanto aderenti ad uno spreco, nel contempo disposto alla sfinita presentazione sempre del caso i coinvolti si avvidero della selezione efficace, i costumi sarebbero stati una complicazione, un contrattempo, senza tema di smentita avrebbero fatto proprio l’affetto verso l’oggetto del caso, l’uso.

Alessio Sarnataro

Giubilo

Per far sentire a proprio agio il soggetto, reduce a suo dire da una vicissitudine in cui l’alternativa ha interrotto la correlazione senza un motivo apparente se non uno scimmiottamento soggettivo, un’ulteriore ragione è impensabile, le onomatopee, vale a dire le locatarie dell’ultimo piano sprovvisto di un abbaino e infestato nel fine settimana da una babele sconosciuta ai più, immaginano dapprima di  denotare la parzialità musicale, nondimeno nell’immanenza sfigurano l’immagine in quanto è da un bel pezzo che la musica si espone alla malinconia, indipendentemente dall’esito etico del gusto la contingenza di un soggetto in cui prevale un determinato umore è da evitare, secondo gli estremi dell’ospitalità. Non ancora esperte delle concitazioni linguistiche –  d’altronde come esserlo se l’esperienza è refrattaria al vitto integrale – cavandosi i suoni di bocca in un’oralità vessante la voce eppure udibile, per un inarticolato eccesso è esclusivamente discernibile il replicato dittongo in io.

Il barbaro

Per una subordinazione degli accessori alla legge, nottetempo la prosodia stipa una determinata quantità in un bagaglio fonico in modo che nell’impiccolimento del tempo possa lasciare senza l’isolamento acustico il topos da cui si sente estranea. Il provvedimento con cui la si esorta ad alzare il tono della voce non le si confà per ragioni che saltabeccano la muta anfibolia e la sorda sciarada. La meta della topica evasione non è coordinabile in un appunto, ciò che è possibile scrivere afferisce ad un territorio non ancora topico. Attraversata la delineazione del confine, senza il tremito del suono la prosodia ottiene ricovero presso uno xenodochio, in attesa di un’analisi linguistica da cui risulti l’impossibilità di un contagio recepisce l’aspirazione di un’articolazione appena dimessa dalla quarantena e nuova al trasferimento. Quantunque l’articolazione sia inaudita la prosodia sente che nel territorio non ancora topico è proibito discernere il suono in più di quaranta eccitazioni, nel caso di una propagazione oltraggiosa la sorgente è trasferita nel brusio topico, non è accessorio leggere come questo sia sgradevole. Nel territorio non ancora topico tanto la prosodia quanto l’articolazione sono forestiere, la prosodia disfa il bagaglio fonico e dal silenzio dell’analisi linguistica, dalla ritrosia in ordine di trasferimento è congetturabile che la determinata quantità non condizioni le quaranta eccitazioni.

L’estimo del nulla

1. L’appagamento del bene s’infrange nella disfatta dell’involto.

1.1. Il difetto del bene presuppone l’inquietudine del fatto.

1.2. La restituzione integra la disfatta con l’adesione alle condizioni custodite.

1.3. La nota del trasporto dispensa dall’origine per un citeriore e insostituibile appagamento.

1.3.1. Il rintracciabile trasporto arresta il bene per uno sciopero avulso dalla retribuzione.

1.3.1.1. La manifestazione non compensa l’immaginazione.

1.4. Il destino del bene rimuove le aderenze e sminuisce, contiene il difetto.

1.4.1. È ineluttabile che l’appagamento sia risarcito fin dall’origine.

1.5. Nell’ambivalenza della resa e dell’anomalia il destino del bene opta per la prima.

1.5.1. Il destino, del resto, è adiaforo al ritorno.

1.6. L’oltraggio segue ad un’incollatura il difetto, l’etichetta consiglia che l’annullamento del bene sia pareggiato dall’appagamento del destino.

Che cos’è la fantasofia

Nell’aposopiesi di genere dello spazio, con l’assoluzione dello spazio dal giudizio generale l’alieno non supera il confronto con i connotati dell’origine. Non più sosia di una sistemazione fuori categoria, della categoria extra, l’alieno si defila dalla derisione dei mondi. Nell’inosservanza dell’equivoco è tutt’altro che proclive all’invasione e all’assoggettamento delle categorie, intelligente al punto da non essere giustappone il senso alla terra e ne percepisce l’alterazione o la catastrofe del transeunte, non è il finimondo se quest’ultimo si estingue, in realtà non è mai riuscito a mettere in pratica il furto dell’eterno, il furto della sussistenza. Sensibile al punto da non immaginare decentra il desiderio dagli astri, nottetempo gli emulatori causano l’interruzione elettrica, l’oscuramento urbano eppure la ricaduta nel vizio della coscienza è ancora presente.

La traspirazione

Boccheggiante in una dislocazione di ardore seccante, tutt’altro che acclimatata all’uzzolo inconciliabile con la perseveranza del mozzafiato, ferma nell’esproprio dei propositi si assicura che nel lustro della scorporo gli umori non combinino la noia e il danno, ad esempio il declino e il successivo difetto di un oggetto. Le è interdetto l’oblio della riprensione procurata dall’accidente flemmatico, in uno scorporo omeopatico della negghienza la flemma abbandona o dispensa  dietro di sé lotti di talento, ciò che in un assunto è analogo ad una traccia spassosa per converso è un’affermazione della deduzione. L’accidente non ritorna con la flemma. A dispetto della perspicua ispirazione dai reperimenti incontrovertibili, lo smarrimento del talento è persistente. La verseggiatrice non s’intestardisce più con la subornazione degli umori.