La quarta sponda

Italia dai tre fianchi, anche sculettante sente la preponderanza del bergamotto nell’acqua di colonia. Colui che è cosparso dal profumo ammirerà la sua seduzione. Con l’indimenticabile proposito dà uno strappo alla norma, interviene nella volatile conversazione, tra l’ostracismo e il ricevimento ne domanda l’identità.  È il promesso sposo della Libia, la fanciulla da marito.

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Il morso imboccato

Il becco in un discorso non si rimette all’appetizione. Imbizzarrito non tiene a freno la lingua. Gli uccellatori lo sfidano a dire qualcosa di incisivo. Il beccheggio non è ondivago quanto ferrato nel galoppo. Il discorso frettoloso fa le parole deformi. L’imbeccata non abbocca alle bastonature a comando. Se gli avicultori prediligono avere un treno di vita sostenuto non sarà lui a far loro mutare direzione.

Finn

Il rema non è in voga. All’imbarco il bordo si barcamena. Non è più lo stesso. La canotta in mare e il dingo sulla terra. Senza camicia invoca il lupo nella scollacciata favola. Non c’è un cane neppure ad abbaiare alla lunaticheria. Inferisce la vela. La guida sparlerebbe del generale che russa pur senza attenderne il pettegolezzo.

Il quacchero

Demoralizzato, convive con la tremarella che non è mai in casa. Appunto, ieri l’altro ho ricevuto l’invito a consultare la traduzione di un contesto, nuove forme di lingua rimboccata. Con una gentilezza comune alla nostra generazione ho avocato il permesso di salutarla tuttavia non mi sono scomodato, la tremarella era un alibi.

Chiasmo

Ho incrociato un impertinente fuori luogo da una perlustrazione o giù di lì. I connotati fanno più di una piega, non mi riconoscerà. No. Non fa una grinza, si giustappone con l’allegria della nostalgia. Potremmo instradarci a vicenda, prendere ognuno la strada dell’altro. Gli ho dato del chiasmo e lui se n’è risentito quasi gli avessi detto di invertire uau.

La baldanza

Seco fa per tre. Spacchetta la personalità, non ha bisogno di attendere all’istrutto. Maledice la montata, avrebbe preferito lo spaccone. Per abitudine prende lo scotch, non crede all’adesione.  Non è sicuro che il pacchebotto vada a fondo e senta galleggiare il piloro. Pur non forte nella modestia il fai da te espone il niente di personale.

Faglia

Eratostene non trova il setaccio. Dove l’avrà riposto non condensa il ricordo. Rovescia tutti gli arnesi sul novero. Nella disparatezza non lo distingue. Ne prende il primo che gli capita palmo a palmo. Porta l’acqua con il vaglio. Ne prende tre e li accantona con i multipli disparati. Ne intraprende cinque e li mette a parte della latebra con i multipli disparati. Ne apprende sette e li ammonticchia con i multipli disparati. Il prossimo smarrimento non avrà rovescio.

Lo stile proposizionale

Un inizio aggiornato. I vuoti spumeggianti raccolti nel rifiuto della fragilità per un soffio. Una pluralità cordiale per nulla chiacchierata porta agli addetti alle relazioni con il divulgato. La tavola imbandita dai dissidi, il banchetto con scanni sufficienti ad accogliere finanche gli amici delle conoscenze in senso stretto. Alcuno soprassiederà. Le carte messe tutte nel mazzo delle belle figure. Il proposito approssimativo, lo stile bizantino durato sino alla scorsa dell’annuario.

Bagnomaria

Fra i due corpi c’è alchimia, per lo meno uno ne è alterato. Nottetempo spiaggiati si dilettano a lanciare pietre sulle increspature della marina. Lo spartito ondivago è attrattivo. L’un corpo si spoglia e si ridimensiona con l’immersione, esorta l’altro a lasciare le esitazioni e a raggiungerlo. No. Non ha con sé il pigiama da bagno.