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Archive for dicembre 2012

Influenzare

Prima e dopo – se te lo dico prima, dopo me lo dirai come una premessa, se te lo dico dopo, prima me l’avrai detto come una promessa. Prima o poi la veridicità sarà ordinale, dapprima indetta, poiché verace, dappoi dettata come primato del veritiero. Dopodiché avrai la libertà della prima parola, avrò il seguito del ricorso, dappoiché il discorso è il quasi che primo del paene ultimo, il penultimo del ∫; la primiera terminata: detto, indetto, dettato, verdetto.

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Eccitazione

28 dicembre 2012 2 commenti

Nella citazione chiamo a me il sé del qualcuno, l’indefinita aggettivazione dell’uno. Il sé nel me mi richiama nel pronome indefinito. Nella citazione chiama a sé il me del qualcun altro, l’indefinita aggettivazione dell’altro. Il me nel sé si richiama nell’indeterminazione dell’un l’altro.

Nell’eccitazione sono fuori di me, fuori dal sé del qualcuno; è fuori di sé, fuori dal me del qualcun altro.

A dispetto dell’abnorme

A tira via, rispetta le regole del gioco, sulla funivia non dipende dal declivio, pende per il fare a turno. La turnazione slancia il rilievo strumentale, una volta in piano il risultato è contestato, travolto nel rilievo è insultato. L’avvicendamento non è coinvolto. Il turnista consulta il regolamento, azzarda la grazia, ricorre all’articolo codificato sotto il numero razionale, la pendenza non era rilevante, l’insulto era più che altro un’imprecazione, il piano non incline alla risultanza. Il capoturno non può che applicare la quota pro indiviso e, in virtù del quoziente, elidere l’obiezione con la remissione dello slancio. In ragione della grazia, non azzarda la ripetizione del lancio, rimette il turnista al prossimo lancio, con la consapevolezza che il rilancio sarà pari alla pazienza.

B dà via. Al cospetto del turnista, la cui imprecazione stona in una bestemmia, B è pronto per il via. L’indipendenza sulla funivia sospende l’attesa al turno di bilancio. La pendenza dell’insulto è pari all’appianamento del risultato. La dipendenza del ripianare fa il paio alla contropendenza del numero razionale rilevante, la regolamentazione del bilancio. La dipendenza interna alla turnazione, l’endodipendenza o, per non dare adito ad un neologismo normato, l’indipendenza, è dispari. Il pro indiviso, indipendente e indivisibile per due e i suoi multipli, di sussulto all’ipotesi isostatica dell’azzardo e della grazia, al rilancio ovvia con la comprova del turno di lancio. B è pronto per il via, al pari della pazienza, al dispari della comprova, dà via il riprovevole del lancio per il diuturno bilancio.

Le norme del gioco, a turno di lancio, di turno nello slancio e in turno di rilancio sono tirare via, da A, e date via, per il diuturno bilancio, da B. Il gioco è abnorme.

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Mezzo pubblico, fine privato, per converso

Paradigma di Natale: il trasporto pubblico è avverso.

(f)unzione

“Il Messia verrà soltanto quando non ci sarà più bisogno di lui, arriverà soltanto un giorno dopo il proprio arrivo, non arriverà all’ultimo giorno ma all’ultimissimo”

Franz Kafka, Quaderno in ottavo.

Le parole non dette

Diletta,

io non cerco un bel nulla nell’amore. Non potrei mai identificarmi in un cacciatore, è l’equazione del suicidio affettivo. Cercando da esperto mi prefiguro la meta, escogito il percorso e la ics del tesoro (nota non so neanche compitare una X, c’è chi la scrive in mia vece), il per sé dell’atto, in tal modo mi precludo l’imprevedibile delle conseguenze, l’incondizionato che sempre alza l’anulare per reclamare un minimo di attenzione non differita. L’osservatore, invece, è impegnato in una forsennata masturbazione poiché sente suo l’oggetto amato, nei pressi di un amplesso. Le strategie, le poesie mnemoniche, l’ipocrita sensibilità celata dietro un mazzo di fiori, la galanteria sotto ultimo sforzo da assalto al forte della verginità, è sempre come se fosse la prima volta e tutti i corollari piantati a suo tempo, stanno per sbocciare in un artificiale fiore nato morto. Come potrebbe schiudersi se in fin dei conti non è stato mai curato? L’apparente premura non è stata altro che uno specchiarsi del giardiniere nei successi – così li definisce – passati … “E piantala una buona volta”. Quando mi innamoro inalo il sorprendente, lo stupefacente dell’eterno presente, eviro i trascorsi esponenziali e riconoscendo il sublime nell’effimero, vedo, ascolto, annuso e fiuto, lecco e gradisco, per poi centellinare l’epidermide della mia donna con il tatto di una carezza e di una mano discola che delicatamente assaggia i saliscendi delle montagne formose, gli anelli di una fedeltà alla bellezza, i pori di un’aria espirata e condonata di nuovi profumi quali l’essenza del … E’ stupefacente essere amati con tanto vigore e amare con altrettanta esuberante potenza. Ecco cosa è l’amore: una potenza condivisa e travolgente le vertigini di una stanchezza da monotonia inevasa; … … … e soprattutto sempre in via di definizione. Ama e lasciati amare mia insinuante amica. Ti confesso che gli istanti in cui mi prefiguro le vertigini del tuo corpo raggiungo il culmine della dismnesia. Dimentico di tutto il contesto in cui sono interpretato e dove, probabilmente, reciterò il monologo di una lettura, come un sonnambulo percorro le distanze che ci separano. Di stanza in stanza giungo al tuo atrio e chiedo ospitalità. Tu sconcertata e esterrefatta, me la accordi. In concordia affettiva ci abbracciamo per giacere nudi nella stretta della vita … i nostri respiri clandestini attraversano corpi estemporanei, i pensieri penetrano nelle cavità della perversità (come il genio scrivente di E.A. Poe – “Il Genio della Perversità”), i piedi si incrociano quasi a comporre un’orma dimorfa, il segreto dell’orma recalcitrante la forma, la norma e la torma di rimbrotti, capelli danzanti al canto strisciante come un gorgo dalle ammalianti parole di Medusa, mani che s’intrecciano a disfare le vecchie abitudini, a concertare la trama di una surrealtà e intrecciare il ventre dell’amorevole sesso.

Purtroppo sono un vizioso, un adorabile libertino. Mi inchino … lei mi tende la mano, la accolgo come un frammento di cielo tra le mie … approssimo le mie labbra attratte dal suo profumo … contraggo la lingua … umetto la sua epidermide e un rossore colora la sua mano … ho un orgasmo … una scia di saliva dona refrigerio all’estremità del suo corpo.

Qualsiasi ombra di amore che per conquistare la qualità duratura nel tempo e forzante la mano, come un risvolto scucito, muta in benevolenza e/o accondiscendenza e/o stallo di sopportazione e/o pazienti compromessi, non scorge neanche il riflesso come miraggio del mirabile capogiro, degli istanti strabilianti in cui si presenta il tuo corpo, il repentino ipso facto di un’amorale potenza d’amare … la potenzialità effettuata … la potenza di vivere …

Uno scorcio di potenza: il guizzo del tuo amore mi rende igneo … brucio … il satiro in fiamme è il titolo del ritratto, i miei peli sono dorati dalle vacue fiammelle che mi imporporano. Sul mio capo risplende la scatenata vampa, l’impeto di desideri che richiamano la transeunte eco della passione imperitura … l’impossibilità che l’amore eterni l’amante nonostante il suo abbandono … un amore creante un tempo eteroclito!

Deontologia