Appena uscito dal caffè dove ha consumato la prima e ultima colazione della giornata, il misosofo diviene oggetto delle dicerie tra i beoni, coloro che non mancano di chiedere un bicchiere d’acqua al barista. Da quando la sua dimora è andata in fumo per un incidente svogliato, non ammaestrato – il referto dei vigili del fuoco attesta come la parola che non vale una cicca, pendente dalle sue labbra, per una sonnolenza improvvisa, cadendo sul narcolessico abbia incendiato il supino – dorme in libreria. Dunque non tutto è andato distrutto nell’incendio. No, c’è un malinteso, il misosofo non associava casa e bottega.

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