Alterità modale

Così, tanto per giustificare l’elusione del raduno, poco per scagionare i difetti della riunione, in altre parole l’altrimenti e l’alias s’incrociano nel tralignare dell’estimo. Essi non si avvalgono del dire, ossia non applicano la premessa maggiore riverente per cui la premessa minore della valuta nominativa sfocia nell’ellissi del tacito assenso. In conclusione l’adiacenza altrimenti l’incidenza e il paraggio alias l’inerenza divagano. In altre parole l’altrimenti non fa parola della contingenza, non distende il performativo notabile, l’alias non prende in parola il possibile denotato. L’alterazione dei modi non coincide e non inerisce un alterco né una contrarietà, altrimenti annota l’ingerenza della pseudonimia, la contraffazione del nome ambulante, alias prenota la denominazione, si riserva di rilanciare la predicazione nominale verso lo sperpero della sinonimia. L’estimo attribuibile scapita la nullatenenza alias il tributo alla compensazione, scapita il nullaosta altrimenti il contributo ad un contesto in cui il contro prefisso è sterminato.

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La città analfabeta

L’immagine indistinta di città, menzionata per toponimia, è scritturata nell’omonimia delle insegne, dalla sinonimia delle frasi murate, la meronimia dei manifesti pubblicitari, delle targhe automobilistiche. Il residenziale decentrato conosce un suvvia della città, non il suburbio, in cui la scrittura non sorprende il piede: l’ovvia combinazione di lettere sui muri non sussiste, è fuori via, il manifesto è velato dalla consunzione, l’automobile è sotto sequestro, la denuncia riscontra l’ignoto. Il contrariato avanza un posto, nel suvvia della città; la città analfabeta non torna subito, fa posto al contrariato.