Un caso obliquo

Il sé ha sempre torto. La paratassi ha raccolto l’insubordinazione dell’utente. Questi necessita di una struttura morfologica che operi un argine alle incursioni delle variabili, impertinenti e irritanti al pari di un esantema insostituibile. Giustapposta la struttura, la paratassi è preoccupata. Essa ha smarrito la nota comprendente il nome dell’utente. La fiducia non consegna la paratassi all’isolamento. Quest’ultima accompagna il ricordo verso il discorso insubordinato, l’utente risiede in via della grammatica. Giunta sul posto con tanto di struttura morfologica, il cui peso non consente una corretta giustapposizione, la paratassi chiama l’utente. Tra gli insulti dei pronomi che la esortano a utilizzare i collegamenti e ad andare nelle proposizioni posteriori, urla l’ininterrotto vocativo.

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La conferenza

Quantunque l’apprensione si ingegni nel rassicurare e non animare l’esito propizio delle ricerche per il fuggitivo, gli assilli non sospendono la disperazione, sono propensi all’esazione in avversione. Gli impensieriti conoscono la modalità espressiva del pensiero sfuggente, il ragguaglio, tutt’altro che smembrato, non ha censurato alcuna minuzia. Il disconoscimento non inerisce al piano con cui il pensiero si è infilato in una conduzione topografica obliata dall’espressione, tantomeno alla complicità descrittiva. In salvaguardia al buon nome della struttura non risultano favoreggiamenti interni e rifugi esterni. Dalla plausibile ricostruzione evasiva il pensiero sfuggente ha agito unicamente da sé, ciò conferma come l’esito propizio delle ricerche sia inficiato, infirmato da un errore all’esordio. Il piano di fuga del pensiero rifugge tanto l’unicità quanto il sé. La conferenza da non stampare, quale procedimento assimilante e concludente l’inferenza incatenata dissimula il pensiero con la ragione, ragion per cui il pensiero sfuggente rimarrà tale, in adeguazione  al ragionamento.

Eccitazione

Nella citazione chiamo a me il sé del qualcuno, l’indefinita aggettivazione dell’uno. Il sé nel me mi richiama nel pronome indefinito. Nella citazione chiama a sé il me del qualcun altro, l’indefinita aggettivazione dell’altro. Il me nel sé si richiama nell’indeterminazione dell’un l’altro.

Nell’eccitazione sono fuori di me, fuori dal sé del qualcuno; è fuori di sé, fuori dal me del qualcun altro.