Il sindacato

L’esecuzione è agli atti. La traduzione della pratica avviene seguendo le proposizioni protocollari, alla confutazione le deviazioni sono inopinabili. Di stanza nel senso comune il sindaco emette l’esclamazione in avanti da cui la rappresentazione sente la semplicità dell’accesso. Congedata la rappresentazione in un’istantanea della sortita che non fuorvia l’ingresso, il sindaco osserva la praticabile sottigliezza, anche se avverso all’espediente infirmato del prendere visione non si esime dalle prerogative interessate, la pratica esclude i paralogismi. Impegnato in un’abbiente raffigurazione del comune non del tutto sensato, il sindaco solca la continuità e non la parzialità del senso, in sfregio dell’escogitata circolarità egli è turbato, vorrebbe richiamare le proposizioni protocollari eppure muta pensiero. Terminata senza forzatura e senza mai uscire dal solco l’armoniosa circospezione, delibera di disfarsi della pratica, l’unica via di fuga quantunque è una norma e non un abuso che l’unità sia impraticabile. La relazione i cui termini né conferiscono né sostituiscono la delega della franca riunione, la giustizia è alterata dalla promiscuità dell’atto e dell’esecuzione, il fatto che la pratica sia tradotta all’attenzione del resoconto comporta che essa è fuori controllo.

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Poesia

L’opera fa il verso alla spinta, l’azione respinge il controverso, il fare accorda il verso alla diversione, l’atto sospinge le avversità.

La pratica registra la misura del verso, non senza ricadute, la prassi commisura il verso allo scorrimento dell’accadere.

Sbruffariso

La qualità pragmatica fuoriesce dalla bocca senza degustazione, l’analitica del buon gusto asperge l’affettazione di maniera in modo che la sintesi del cattivo gusto sia una modalità dell’irrisione. La qualità pragmatica sbuffa e riprende per il naso il ridere di gusto. In pratica, la prassi è una derisione del pragma, tuttavia i quanta prensili non ostacolano il neutro.