Euoe

Ahimè; il cattivo tempo è doluto dalla cicatrice del me. In un tempo imprigionato avrò scritto, finora ripartirò, di una coppia appartata, di un mondo a parte e di un’immonda relazione, la cinta di due corpi avvinghiati ad una merogonia abbrancata. Nel desio dell’Amore Amorale, il remoto non fraintende il meros e la gonia, la parte dimezzata e la generazione frammezzata, purtroppo il presente è prossimo all’agonia e al contempo, la scrittura alla dissoluzione dell’ex nunc. Il cattivo tempo degrada con l’irreperibile in folio, il me è una lacerazione della cicatrice, un’abrasione poiché mi duole non rintracciare la lettera, la scrittura sterilizzata dalle lettere.

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Eccitazione

Nella citazione chiamo a me il sé del qualcuno, l’indefinita aggettivazione dell’uno. Il sé nel me mi richiama nel pronome indefinito. Nella citazione chiama a sé il me del qualcun altro, l’indefinita aggettivazione dell’altro. Il me nel sé si richiama nell’indeterminazione dell’un l’altro.

Nell’eccitazione sono fuori di me, fuori dal sé del qualcuno; è fuori di sé, fuori dal me del qualcun altro.