Passatempo

La sonnolenza rimpiazza l’incitamento ad una melodiosa, melodiosa e corteggiata incoscienza con il sognato registro linguistico. Con una proposizione intorpidita la sonnolenza è annoiata dall’apoteosi aurea. Le locuzioni dei sogni placcati in oro, dei sogni dorati e dei sogni condivisi in carati sono interrotte da uno sbadiglio, sono inconcludenti nell’indifferibile impronunciabile. Nel letto a una piazza, nel letto a due piazze, nel letto a una piazza e un frammezzo, la lettura è indifferente alla commisurazione, la sonnolenza immagina senza revisionare il sogno quale piano linguistico dell’inalterabilità e della duttilità. Neutrale alla memoria e all’oblio la sonnolenza diviene una passacarte, ossia trasferisce senza timidezza il riguardo all’agripnia. Nell’ufficio letto in ubicazione del letto ufficiale anche l’agripnia diviene una passacarte. Nella discontinua vibrazione dell’ispirazione, un’ispirazione brontolona, soffocante l’onomatopea del grugnire, Ale raccoglie le carte ricadute nella lettura. A sua volta non diviene un passacarte, Ale rifà il letto, dispone le carte in lettura e considera il sonno quale un passatempo.