Escogitare

Nonostante la sollecitudine dei pensieri non riesce a dimenticare la ex. Senza la pianificazione di una strategia, non ne sono capaci, i pensieri, anche se di contraggenio considerata l’antipatia verso le correlazioni badate e accurate, suscitano un’eccezione. Destituita e squalificata la forma del cimento distraggono con ogni espediente del possibile la fissazione della ex. Con rincrescimento l’ingegno non è funzionale alla distrazione, specializzatosi e perfezionatosi, non sia mai, nella produzione della concezione non è in grado di scartare e sradicare il morfema. L’iniziativa, poi, di non piantarla in asso con la solita giustificazione non è contemplabile, i pensieri sono doverosi ossia hanno una vita. Dipoi, di assecondare la sintesi non se ne parla in proprio, ella è tacita. Dunque non resta altro che, senza impensierirsi, ritirarsi in modo che con l’occultamento ermetico dei pensierini la ex divenga una fuoriuscita.

Melopea

Il tuttofare del contrappunto s’intestardisce ad onta dell’impossibilità. Alla notazione inerente l’inefficacia dei suoi sforzi risponde con la melodia della difficoltà: disincanto degli esercizi che senza la ripetizione dell’espediente, la parodia del pappagallo, la diavoleria dello scimmiottare e la macchietta del camaleonte, facilita l’esecuzione. Purtroppo per il tuttofare l’ennesima, non ancora ultima, esibizione abbozza un appunto tale e non quale la contrarietà.

Ancora una possibilità, il tuttofare ha incorporato l’esternazione conduttrice. Desolato, un diniego interrompe la disillusione.

Con disappunto, il tuttofare abbandona, senza tornare sulla risoluzione, il paragone della totalità. L’impossibilità è inimitabile a discapito della difficoltà.

Nell’eremo dell’analogia spiccano le vocazioni del fatto.

Nel golfo mistico della similitudine un fatto è in visibilio.

Ex professo

Nel corso della vita suppuri gli espedienti ricompensati. Cosa intendo con questo enunciato? Riscrivo la domanda opportuna. Quel che è sulla bocca del prossimo, la risposta all’occupazione temporanea. Le labbra del successo incarnano l’articolazione della faccenda. Potrei ricorrere alla flessibilità del labiolettore, ma sono certo sul perché sia provato in antifrasi dalla scrittura di compagnia. Mi sono ripromesso di non divagare, di mostrarmi ostile all’opera adamitica. Dunque, tentavo di sporgere le labbra per la sicurezza della pendenza, la lieve contrazione delle labbra concentra l’attenzione. La faccenda appaga la curiosità approssimativa. Chi è repellente alla suppurazione merita una distilla, sono formato alla toponomastica di Brichot, in luogo dell’appurare, della purezza che, citando il di Compagnia, smacchia, rimargina l’inchiostro datosi alla macchia, seleziono ciò che è sotto il marcio, disotto la corruzione inchiostrata si espande la menzogna dello sforzo, i limiti dell’arra sono dilatati ma il saldo resta inesatto. Sotto il marcio s’infiamma l’espediente, copioso amplia i propri limiti in linea con l’esperienza. L’articolo impone dei limiti caratteriali, altrimenti il compenso va in fumo, tocco l’imprimatur; al centro per l’impiego l’individuazione di un curriculum vitae è propedeutica all’iscrizione. Disilludere l’opinione amicale mi comporta un malessere, la posologia della doxa mi indica ai conoscenti, gli amici m’indicano alle nuove conoscenze, come una persona doppia. Giacché l’avvertimento è coscienzioso ho presentato due curricul-um/a (a voi la scelta accademica) l’uno con l’esperienza sbiancata, il due con l’esperienza descritta. Non nego come la disillusione abbia semplificato il mio dubbio: avendo occupato la serie temporanea della scrittura avrei dovuto rivolgere l’espediente dell’auto, di una scrittura che ha esperito la scrittura, le cui conseguenze sono uno: la scrittura che si priva dei requisiti con l’espediente dll’auto, due: la scrittura che annulla l’esperienza con i requisiti in bianco.

Quinconce Dozzinale