Una ridda

La periferia è negata per il ballo. Contratta in un rimembrare compassato non diverge dallo spasso. La periferia rimembra la corea e la disillusione che l’accompagnò. Accolto l’invito al disincanto collettivo essa si mimetizzò di tutto punto, una solennità: l’ennesima imitazione e la totalità dell’emulazione. Senz’altro la cosmesi periferica fu impalpabile, di un’avvenenza intangibile. I balli si successero in un disordine del senso, nel trasporto periferico gli abbinamenti riverirono i convenevoli e le combinazioni adattarono il portamento. Il culmine del disincanto collettivo riandò al presente della pantomima, la rinomanza declinante nel collettivo preferisce la periferia come ridondanza, questa si defila dalla farandola e in una circonferenza di inseguire, pedinare e agguantare si accentra. La pantomima dell’accentramento in periferia non riporta il coro della provocazione.

Smembrato dal richiamo collettivo il decentrato desidera assimilare l’onore di un ballo eppure la periferia rifiuta la replica dell’accentramento. Tutt’altro che sfigurato il decentrato prolunga la delineazione tangente, la ridda è un ballo che non cadenza il centro. La periferia si delinea quale decentrata.

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Il ventriloquo

L’emozione rifiuta di ritagliare lo spazio in cui gioca lo scherzo sregolato dell’entomofagia. I cicisbei impegnano il quotidiano nella demarcazione dell’ambito amorevole, danno in pegno l’aliquota diurna della giornata in vista del bando per una terminologia che non ecciti il concetto di amore, che non conduca fuori dalla citazione i termini e i riferimenti di un rapporto amoroso per concetto. In fin di intelletto, al confine della sensibilità, i cicisbei non possono negare come l’amore sia inconcepibile per cui disegnano lo spasimante rapportabile quale un farfallone. Sulla scorta del capriccio, del fervore e dell’invaghire una donna o un uomo cui essi fan riferimento contrassegnano lo struggente quale iugulato da una farfalla di dimensioni più estese del comune, naturalmente non sono in grado di prestare le manovre di primo soccorso per cui il farfallone patisce una sensazione prematura. Il ventriloquo espressione di una moltitudine di farfalle meno estese del comune, non si affanna per le ingerenze, espressione delle farfalle nello stomaco anela ad una dichiarazione colorita, una certificazione che mimetizzi la cosmesi delle squame, il ventriloquo è senza parole.

Diversione

Alla fiera del rudimento anche lo stratagemma dei particolari è sistemato per allontanare i sotterfugi degli esperiti. I grati controbattono la ripercussione del principio, l’attendamento vacante è sottratto dagli avamposti. Il primo collaudatore è colto di soprassalto, espone incustodito il congegno. Il personale di primo sostegno mostra i contrappesi, li dispone in un consenso lato, tuttavia l’ingegno è squilibrato. Agitano la persona, l’aggettivo sostantivato, nel parere dei molti, somiglia allo spasso della pluralità con tanto di regole invariabili, inalterate. A dispetto delle inclinazioni l’ingegno resta squilibrato. Il primo generale disimballa in contiguità, sghembo, né retto né spigoloso, mostra l’ordine di un aggeggio; sia la persona agitata tanto i grati sono stupefatti dalla domanda d’insieme: quale sistema impiegare. Il primo replicante mostra la struttura del marchingegno, per una volta gli elementi sono predeterminati dal prefisso post. Il metodista assecondato sposta, con la koinè strumentale, la pietra dello scandalo, il marchingegno è escluso dal brevetto del mimeomai, è nient’altro che una cosmesi. La fiera smantella in una baraonda, da più parti s’inveisce alla macchinazione.

Il principio della scollatura

Lei non va troppo per il sottile, guarda nel principio della scollatura.

In effetti avrei un riguardo per l’origine delle curve, in fondo non sono condizionato. Sono ammirato dal capogiro, non l’investo quale un’audacia o un termine dei costumi, quale una disgiunzione della forma e della morphé. Con riguardo all’epi sono superficiale, con uno sguardo non mi abbasso al meta. Il rosso della timidezza non è coinvolto dalla cosmesi.

Tutto chiaro, lei mi ha perlustrato nell’essenza, quando vuole che l’invito sia l’ora dell’appuntamento?

Quando l’ontico è l’incontro del qui: il colloquio.

Al riparo dalla vacanza: sedurre

Il lezioso accenna alla fatalona il percorso della china, quali scogli transitare per la declinazione dell’agibilità a mollo. La fatalona è infastidita dalla condizione in ascolto, inebetita, del lezio, quasiché l’intraprendenza sia un piglio deficitario e il ringraziamento un responso discorso. La gestione del cenno è equivalente ad una diceria intrigante, ella in punta di piedi, salda alla cocente nudità della roccia, in ultima parola prega a che un recipiente sia immerso nell’acqua. Il lezioso fa seguito agli accenni con il decorso in prossimità, ricalca la nudità del tragitto, incandescente. L’immagine cosmetica distoglie dall’applicazione dell’olio abbronzante sotto le piante dei piedi, sono al riparo dall’ultravioletto, l’epochè del piede. Durante l’immersione del recipiente, il lezioso deduce, induce, traduce la congerie di segnali, al trabocco lo porge non in ascesa, bensì con l’estensione del braccio. La fatalona si attiene all’ultima parola e dopo un cenno ripercorre l’itinerario dello spicco, non battuto dal lezioso. Con l’assistenza della seduzione tanto le premesse quanto la conseguenza sono fuorviate dalla cosmesi, per catalisi il fato è inalterato, ultima parola, il lezio reagisce quale svenevole.