Al riparo dalla vacanza: sedurre

Il lezioso accenna alla fatalona il percorso della china, quali scogli transitare per la declinazione dell’agibilità a mollo. La fatalona è infastidita dalla condizione in ascolto, inebetita, del lezio, quasiché l’intraprendenza sia un piglio deficitario e il ringraziamento un responso discorso. La gestione del cenno è equivalente ad una diceria intrigante, ella in punta di piedi, salda alla cocente nudità della roccia, in ultima parola prega a che un recipiente sia immerso nell’acqua. Il lezioso fa seguito agli accenni con il decorso in prossimità, ricalca la nudità del tragitto, incandescente. L’immagine cosmetica distoglie dall’applicazione dell’olio abbronzante sotto le piante dei piedi, sono al riparo dall’ultravioletto, l’epochè del piede. Durante l’immersione del recipiente, il lezioso deduce, induce, traduce la congerie di segnali, al trabocco lo porge non in ascesa, bensì con l’estensione del braccio. La fatalona si attiene all’ultima parola e dopo un cenno ripercorre l’itinerario dello spicco, non battuto dal lezioso. Con l’assistenza della seduzione tanto le premesse quanto la conseguenza sono fuorviate dalla cosmesi, per catalisi il fato è inalterato, ultima parola, il lezio reagisce quale svenevole.

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