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Archive for the ‘Articolo transitivo’ Category

Che cos’è la semiotica?

Il segno circondato da una linea che fa il verso alla circonferenza.

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Il mito

In conformità dell’impetrazione la coordinazione è pietrificata. In conformità dell’impetrazione la disgiunzione è immutabile. L’una è persuasa che l’accento precipiti sulla o, l’altra che balzi sulla e. Il sacrificio, in ambedue le vicende, non accade.

All’esterno dell’isagoge, tergendosi ad arte, gli operai depongono le invariabili epigrafi. Preclusa la declinazione, il contributo al simposio non è in discussione e senza la mistificazione dell’indirizzo, metamorfosato a guastafeste, l’ospite smarrisce nell’ovvietà il fregio della partecipazione per ritrovarlo nella deviazione.

Raggiunta l’isagoge, Proteo recita il discorso senza che le invariabili epigrafi attendano alla dizione.

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Il diluvio

Del terrapieno emerge solo un esiguo strato nient’affatto asciutto. Il trasporto verso il corso d’acqua è incontenibile. Un sufficiente numero di costrutti accorre là dove il ricordo di un letto è ancora vivo. Equipaggiati di strumenti idrovori faticano a ridurre il livello delle acque. Per discernere la concentrazione lanciano un numero di oggetti inanimati pari al numero di strumenti, il punto in cui lacerano la corrente raffigura l’applicazione strumentale. La concentrazione del livello accresce le rande, momentaneamente. Il corso d’acqua è restio ai dislivelli, ne osserva la deformazione per poi rimarginare lo squarcio. I costrutti traboccano il quesito concernente l’oblio, devono affrettarsi dacché il terrapieno è appena visibile.

Apòphasis

La traslitterazione centellina una lettera non per prolungare la pausa, non per rinviare l’aspirazione a una convenzionale boccata, non per moderare il gibbo del ficcanaso. Decontestualizzata fa assegnamento sulla costanza della calligrafia che in determinati intervalli di facciata, esce dai margini per imboccare il cursore. Le linee della calligrafia e della traslitterazione finora non si sono mai incrociate, anzi un alfabeto stampato, facente testo, giudica insensibile la calligrafia, quasi che le osservazioni correggessero le sue curve. Alla traslitterazione poco importano i biasimi ortografici accompagnanti i riferimenti alla bella, è lieta di percepire il profumo della secrezione e non le rivolge la parola.

Interpretazione

Un uomo sulla quarantina, abbigliato con marchi che riproducono in modo sciatto i segni, occupa il piano prospiciente la facciata del caseggiato. Irrigidito, con le mani relative agli orli delle labbra raffigura una protesi organica del caso vocativo. A piena voce scandisce un nome proprio di genere femminile con agogica reiterazione. Dal secondo piano del caseggiato fa mostra di sé una donna abile nell’addomesticare gli anni indefinibili, interrotta nella revisione della cosmesi. Ella riconosce oltre il proprio nome l’uomo sulla quarantina a cui chiede se gli stati di cose siano al posto che compete loro. Questi risponde con il monosillabo affermativo ed esorta la donna nel raggiungere il citofono, giacché deve parlarle.

Parlare come un articolo pubblicato

Gli errabondi passi del linguaggio furono interrotti da una perenne polemica tra due figure che estendendo, roteando, intrecciando e delineando i segni non consentivano il passaggio ad alcunché, se non a rischio di una battuta. Pur discreto e insensibile, il linguaggio non fu privato dell’argomento polemico, che è fuori luogo riferire, non per buon senso quanto per eluderne l’imitazione. Di punto in bianco una delle figure immobilizzò l’irrequietezza dei segni in uno sgorbio e promise all’altra di cambiarle i connotati. L’incredula figura non oppose le minime commisurazioni adatte a preservarla, anzi era ferma eppure tutt’altro che arrendevole, al proprio significato in attesa che la promessa fosse onorata.

Assenzio

La donna perseguitata dal fato, tanto che lo scorge assottigliato e deformato dalle colonne della popolare illuminazione, umbratile nelle svolte dell’instradamento, lunatico nelle inclinazioni della correzione, persino camuffato da privazione, rientra, dopo un’elaborazione, nel dire locale in affitto. Suggellata l’oralità d’ingresso con un sospiro, conveniente con la supposizione che il fato sia stato trattenuto altrove, la donna barcolla, una vertigine intrattiene il suo corpo. Le voci nel dire locale sono in sesto, ella ne è assalita, da sinistra: bentornata a casa! – mi auguro che la tua giornata di lavoro sia stata appagante – disponi pressappoco di un’ora prima di raggiungere gli amici al teatro; da destra: non vedevo l’ora che rientrassi, non sai quanto mi sei mancata! – non nascondermelo, se hai avuto sentore di essere seguita – il verde ti dona molto, corrisponde al tuo sguardo.