Archivio

Archive for the ‘Articolo transitivo’ Category

Treno

L’a sola ha lasciato la lettera. Le consonanti sentiranno meno la sua voce. Il corifeo pronuncia la scena per fuoriuscirne con replicata grazia. Il coro addolora la questione del motivo. In alternativa il disincanto tira a sé i cassetti, denota la supposizione che la sola abbia coperto la lettera. I dittonghi lo invitano a non inscenare un po’ di riguardo per l’a sola che ha lasciato la lettera. L’interprete spalmato alle estremità s’intromette, nessuna provocazione completa la lettera, l’appendice si accomoderà nella binaria consolazione.

Annunci
Categorie:Articolo transitivo Tag:

Divulgazione

13 dicembre 2017 6 commenti

Non c’è peggior sordo di chi non scrive. La paremia ai lati dello spartitraffico, boccheggiante sul salvagente, distrae l’autista che non parla al passeggero in fanfano, addita messaggi a una decifrata individualità e ripercuote l’auricolare non orecchiabile, non vestito in semitono al padiglione. La descrizione è irrefrenabile. Il mezzo schianta il trasporto.

Il censore

Impilato il cartafaccio nel tributo realizza l’intervallo, senza darne a vedere la matta sarà il successo elaborato. Sorseggia il caffè filtrato, ascolta un vociare insorgente dalla sala ristoro, il pannello posteriore del distributore poggia in astruseria, la selezione non funziona, l’intermezzo non dura quanto il locale in ordine. Il vociare più che sollevarsi dovrebbe ringraziarlo, il distributore non nasconde alcun automa.

Un miracolato

La menzogna del miracolo è la sopravvivenza. La pena di morte si adopera per la parziale vita a trasgredire le leggi di natura. La profezia della decomposizione interpreta un articolo innumerabile, l’incisione inalberata. La sentenza della fisica impone la superstizione. Il mistero ricorre in appello, rivolge la parola a quel che in natura desiste, la lettura.

Parlare ai sordi

Capisco eppure. I ricetti sono in esterni per le molteplici chiamate. Non posso inviare alcun nesso. Il cerume amareggiato non può che tenere il moccolo. Non sento il per come.  Il labirinto è ingombro di suoni insorti. I ricetti in comune potranno estrarne uno e mai più recuperarne in tanti.

Stracciafoglio

La civetta della borghesia è aduggiata dalle anche dimenate. Ognora in giornata rallenta la crociera, scaraventa il salvagente alla non ancora naufraga. Le onde non scampano dalla vaghezza. Il ciambellano cinge la vita del tesoro che in dispregio, urla la brutalità. Il ceffone seppellisce il manuale e forza la gente alla fuga. Non c’è un’anima nella necessità. La pecca elabora il tesoro, è una penna. Stuzzicata s’informa sulla tema scritta. La penna non rimembra quel che ha scritto.

Lo spazio di una notte

1 dicembre 2017 2 commenti

Curvo sulla gravità, l’opportunista percepisce il formicolio sul carapace rivoltato del granchio. Distorto come un busto esamina il territorio, i bordi giacciono mantenendo le posizioni. Il comando tacito è infranto da un’esternazione. Protetto dai bordi che ne coprono le spalle con uno spolverino l’opportunista oltrepassa la giacenza. In esterni non gira a vuoto.