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Archive for the ‘Articolo intransitivo’ Category

L’Italia prende a calci il mondo

Insigne non è tale se la sventura lo evita. 

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Il cascamorto

È un incosciente. L’immagine dell’oggetto effeminato non delucida i sensi. L’assoggettamento dell’etero sospende in permanenza l’identità. La percezione della malia sembra fatta ad arte. Il vagheggiamento ostenta le caratteristiche, l’oggettiva insensibilità, l’indiscernibile immedesimazione e l’inintelligibile relazione. La tecnica che procede con le figure della donna oggetto, della coppia di similitudini inalterabili e del cuore impercepibile, in grado di risuscitare le coscienze naufraga persino nell’annotare un’epigrafe.

Paideia

I conoscenti gli attribuivano l’educazione, un ragazzo dedito al volontariato, solerte nel predire la salute, gentile al punto da cedere la propria comodità a qualsiasi concezione, giudizioso eppure non irresoluto, conforme eppure non affettato, un principiante nella rimarginazione della diversità, un critico dell’azzardo, un cliente della trascendenza pur senza confessarselo; ragion per cui non si spiegano, anzi respingono come un’infamia le chiacchiere che lo predispongono alla sostanza. Quantunque i suoi attributi non gli concedano la possibilità di tenersi alla larga dai fatti, per converso lo sollecitino e non di diritto alla simpatia pratica, i conoscenti non scherzano con i concetti quando affermano che egli non è mai fuori posto.

Un caso obliquo

Il sé ha sempre torto. La paratassi ha raccolto l’insubordinazione dell’utente. Questi necessita di una struttura morfologica che operi un argine alle incursioni delle variabili, impertinenti e irritanti al pari di un esantema insostituibile. Giustapposta la struttura, la paratassi è preoccupata. Essa ha smarrito la nota comprendente il nome dell’utente. La fiducia non consegna la paratassi all’isolamento. Quest’ultima accompagna il ricordo verso il discorso insubordinato, l’utente risiede in via della grammatica. Giunta sul posto con tanto di struttura morfologica, il cui peso non consente una corretta giustapposizione, la paratassi chiama l’utente. Tra gli insulti dei pronomi che la esortano a utilizzare i collegamenti e ad andare nelle proposizioni posteriori, urla l’ininterrotto vocativo.

Aia

Non c’è più spazio. Enunciato per lo più vero. Gli strati delle strutture stabiliscono la distensione su sezioni, aree, zone, regioni, settori tantoché la domanda di contorno inerente le frazioni destrutturate è inaudita. Quel che a tutta prima è stato integrato come un ridimensionamento dell’estensione in vista di un fabbisogno di ricoveri per i concetti sempre più prodotti, moltiplicati, ha ricondotto lo spazio alla scomparsa, concludendo così le vuote disputazioni. Eppure l’enunciato è logicamente falso. Lo spazio si è ritirato in una contiguità non riscontrabile dalle strutture là dove esso non diletta, come argomenta il generale e dispiegano i particolari, il vuoto con passatempi delimitativi. Privilegia disporre la stoppia sull’aia.

La detonazione

8 settembre 2017 2 commenti

Un oggetto impresenziato estrae il contenuto di uno dei molteplici tragitti secondari. È un segno. I lessemi artificiali delimitano un’espressione operativa, dalla struttura a rimorchio spunta e progredisce la meccanica linguistica, attivata ma non controllata da un traslato. Provvista di estensibili articolazioni connotative la meccanica linguistica esercita una pressione sui bordi dell’oggetto impresenziato, nulla accade, niente ne consegue. Tutti d’un pezzo con la denotazione i lessemi artificiali ripongono il traslato sulla struttura a rimorchio e avvicinano l’oggetto, non compiono che il primo morfema allorché l’innesco annichila tanto l’espressione operativa quanto un itinerario.

I testi di linguistica definiscono la detonazione come l’indennità da espressione operativa.

Lo zigrino

6 settembre 2017 2 commenti

Il ragioniere estrae dalla tasca posteriore dei pantaloni aderenti un foglio protocollato meticolosamente piegato. In osservazione alla compostezza della trasmissione consegna la pagina unica, non prima di averla dispiegata e con un malcelato raccapriccio, tra le dita ingiallite dal fumo dell’impresario. Dopo aver letto la trasmissione questi la ripone sulla scrivania sprovvista di posacenere e porta le dita alla fronte in un gesto variopinto. L’impresario dubita di aver ordinato le dipendenze affinché locupletino l’elaborato con la figura trasmissibile, di rincalzo domanda quale sia il settore performativo di tale, avvicina il riguardo alla scrivania, zigrino. Impacciato con la variopinta gestualità, significativamente il ragioniere impallidisce, applicato di continuo nella reputazione consulta tramite la portabilità dei dati la voce del lessico. Il settore performativo dello zigrino centuplica se non millanta le difficoltà della falsificazione. La maestria dell’impresario al gesto variopinto paralizza in tinta vermiglia.