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Archive for the ‘Articolo intransitivo’ Category

Paideia

I conoscenti gli attribuivano l’educazione, un ragazzo dedito al volontariato, solerte nel predire la salute, gentile al punto da cedere la propria comodità a qualsiasi concezione, giudizioso eppure non irresoluto, conforme eppure non affettato, un principiante nella rimarginazione della diversità, un critico dell’azzardo, un cliente della trascendenza pur senza confessarselo; ragion per cui non si spiegano, anzi respingono come un’infamia le chiacchiere che lo predispongono alla sostanza. Quantunque i suoi attributi non gli concedano la possibilità di tenersi alla larga dai fatti, per converso lo sollecitino e non di diritto alla simpatia pratica, i conoscenti non scherzano con i concetti quando affermano che egli non è mai fuori posto.

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Un caso obliquo

Il sé ha sempre torto. La paratassi ha raccolto l’insubordinazione dell’utente. Questi necessita di una struttura morfologica che operi un argine alle incursioni delle variabili, impertinenti e irritanti al pari di un esantema insostituibile. Giustapposta la struttura, la paratassi è preoccupata. Essa ha smarrito la nota comprendente il nome dell’utente. La fiducia non consegna la paratassi all’isolamento. Quest’ultima accompagna il ricordo verso il discorso insubordinato, l’utente risiede in via della grammatica. Giunta sul posto con tanto di struttura morfologica, il cui peso non consente una corretta giustapposizione, la paratassi chiama l’utente. Tra gli insulti dei pronomi che la esortano a utilizzare i collegamenti e ad andare nelle proposizioni posteriori, urla l’ininterrotto vocativo.

Aia

Non c’è più spazio. Enunciato per lo più vero. Gli strati delle strutture stabiliscono la distensione su sezioni, aree, zone, regioni, settori tantoché la domanda di contorno inerente le frazioni destrutturate è inaudita. Quel che a tutta prima è stato integrato come un ridimensionamento dell’estensione in vista di un fabbisogno di ricoveri per i concetti sempre più prodotti, moltiplicati, ha ricondotto lo spazio alla scomparsa, concludendo così le vuote disputazioni. Eppure l’enunciato è logicamente falso. Lo spazio si è ritirato in una contiguità non riscontrabile dalle strutture là dove esso non diletta, come argomenta il generale e dispiegano i particolari, il vuoto con passatempi delimitativi. Privilegia disporre la stoppia sull’aia.

La detonazione

8 settembre 2017 2 commenti

Un oggetto impresenziato estrae il contenuto di uno dei molteplici tragitti secondari. È un segno. I lessemi artificiali delimitano un’espressione operativa, dalla struttura a rimorchio spunta e progredisce la meccanica linguistica, attivata ma non controllata da un traslato. Provvista di estensibili articolazioni connotative la meccanica linguistica esercita una pressione sui bordi dell’oggetto impresenziato, nulla accade, niente ne consegue. Tutti d’un pezzo con la denotazione i lessemi artificiali ripongono il traslato sulla struttura a rimorchio e avvicinano l’oggetto, non compiono che il primo morfema allorché l’innesco annichila tanto l’espressione operativa quanto un itinerario.

I testi di linguistica definiscono la detonazione come l’indennità da espressione operativa.

Lo zigrino

6 settembre 2017 2 commenti

Il ragioniere estrae dalla tasca posteriore dei pantaloni aderenti un foglio protocollato meticolosamente piegato. In osservazione alla compostezza della trasmissione consegna la pagina unica, non prima di averla dispiegata e con un malcelato raccapriccio, tra le dita ingiallite dal fumo dell’impresario. Dopo aver letto la trasmissione questi la ripone sulla scrivania sprovvista di posacenere e porta le dita alla fronte in un gesto variopinto. L’impresario dubita di aver ordinato le dipendenze affinché locupletino l’elaborato con la figura trasmissibile, di rincalzo domanda quale sia il settore performativo di tale, avvicina il riguardo alla scrivania, zigrino. Impacciato con la variopinta gestualità, significativamente il ragioniere impallidisce, applicato di continuo nella reputazione consulta tramite la portabilità dei dati la voce del lessico. Il settore performativo dello zigrino centuplica se non millanta le difficoltà della falsificazione. La maestria dell’impresario al gesto variopinto paralizza in tinta vermiglia.

Conato di sonno

Dorme nel suo vomito. A tal punto è logorato dagli inefficaci esperimenti che gli si legge sul volto il singolare segno dell’indeterminato, eppure la discontinuità non è considerata un elemento di possibile successo, non c’è che scrivere si è intestardito nel fare esperienza. Chi gli è vicino non può in alcun modo nascondere la certezza della preoccupazione e in rapsodiche ore del giorno e della notte si affaccia per sincerarsi delle sue disintegrate condizioni. Lo percepisce in analogia ad un fatto, il nerbo con cui non devia dall’intento del compimento lo condurrà senza tema alla perizia, è inflessibile, per lui il fatto analogico è distinto dal fare esperienza. Alla lunga il sonno si fa sentire senza il clamore dei ronfi e non c’è vigore che possa fronteggiarlo. Ad ora dorme, disgustato dalle contrazioni.

Una brutta storia

L’individualità rassicura la compagna, la solitudine durerà il tempo necessario acciocché l’itinerario in funzione di una scorta di sigarette sia concluso. Tuttavia la solitudine dura più del necessario o, meglio, il contributo della necessità alla durata è smisurato.

I contemporanei, nel novero di due, bussano alla porta della compagna, ella accetta di accompagnarli in una deviazione prestabilita, interrompendo in tal fatta la solitudine. Colà si scuote dalla contemporaneità fuorviante purtroppo senza sfuggire al duplice abbraccio. In un modo o in una citeriore modalità la contemporaneità esige il riconoscimento dell’individualità, riconoscimento che al momento è prerogativa della compagna.

La compagna che avrà in odio la solitudine riconosce l’individualità, l’intimità della sequenza lascia presagire che ella si sia suicidata. Alla ragionevole richiesta se l’individualità abbia lasciato una nota di trapasso i contemporanei, nel novero di due, rispondono con la consegna degli effetti individuali. Da sola la compagna svolge il collo, il singolare effetto afferisce a un intatto pacchetto di sigarette su cui è leggibile in caratteri sovradimensionati “il fumo uccide”.