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Archive for the ‘Articolo festivo’ Category

La frecciata

Esitante nell’andirivieni non rinvia la mobile funzione. Le conduzioni di senso si sprecano. L’unicità è ancestrale e la concezione ha fatto proprio il tempo, in un incerto senso della cooperazione. La doppiezza è subalterna all’umore che non strabilia alla segnaletica. In terz’ordine spiove e la lumaca solletica il tallone di Achille appiedato da un auto non manutenuta. Dove andrà, se non sul bagnasciuga che rifiuta le conchiglie?

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Il giorno del sole

I corpi sono disorientati. Convengono sul luogo dell’incontro, nessuno obietta una divergenza. Il navigatore risente i postumi degli algoritmi, non viene incontro alle richieste corporali. Le informazioni rilasciate con lena dalle passeggiate inquadrano il tiro mancino. Seguire la strada, immettersi nella rotatoria, prima o seconda uscita, incrocio con svolta direzione a sinistra, inversione a u non sorprendente, abbaglio della segnaletica, sapienza in breve del percorso, diatribe sul senso che non marcia con l’ipocrisia, varchi che trafficano con l’illimitato, discorsi elaborati e precettati dallo sciopero. Le passeggiate in forma di respiro scoordinano la destrezza, interdetta per la manifestazione dello spirito agonistico.

Formicolio

La sensibilità fa sensazione. L’effetto è incredibile, non appena esposti i dogmi manifestano l’apostasia. Sebbene inintelligibile l’impressione non mette né un po’ né tanto di ordine. Pur ricevendo stimoli per lo più sgraziati il fatto resta intatto. L’aisthesis dà sui nervi. Un punzecchiamento è sufficiente affinché il circolo si dimeni e si appiattisca lungo le estremità. La sensazione non estremizza il torpore. La sensibilità non è pronta per l’esperienza.

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Che cos’è la filosofia?

L’insistenza con cui un concetto rifiuta l’excursus in iscritto per il dire a voce.

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Lo specchietto di cortesia

A ogni cambio di marcia il guidatore accoppia la prossimità della meta. La riduzione della distanza assume così il carattere di un giro di parole che i passeggeri posteriori si sforzano inutilmente di compitare. Dalla loro comoda posizione il discernimento del tachimetro subisce la migliore delle forme possibili a meno che non facciano capolino nel vano deforme, con la conseguenza di una deviazione imperscrutabile. I passeggeri posteriori propendono per il conforto di un contagiri. Chi è seduto di fianco al guidatore è grato al garbo del parasole in quanto per osservare lo specchietto a lui ignoto, non accoppia al concomitante cambio di marcia la meta inavvicinabile.

Contrappunto

L’esecuzione degli strumenti del sottosuolo ha riscontrato un’esauriente partecipazione, per di più le ristrettezze della situazione ne hanno intensificato la ricettività.  Reduce dal seguito la nota è insordita. Risentita con lo stato enigmatico che non le accorda le consuete melodie, l’allineamento della nota e del segno, il ritiro del nobile contrassegno, la persistenza di un marchio ispirato dalla risonanza del triangolo, la danza di una tetragona gnosi, decide di accantonare le remore e rivolgersi all’esponente dell’appartamento contiguo. Pur essendo sicura di aver battuto più colpi all’uscio, la nota non distingue le sensazioni auditive. Invitata all’introduzione, prolunga la durata del disincanto. La nota imita punto.

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Augusto

10 settembre 2017 5 commenti

Raccolte le proprie cose in una scatola un tempo destinata ad attutire i contraccolpi della fragile e trasferita realtà, il liberto letargico si congeda dalla padronanza della vigilia. Non gli resta che un’ultima faccenda per troncare la definizione dell’incarico. Scattante divora il battistrada. Una calca di liberti distanzia con una serie involontaria di calci l’ambìto affidamento delle proprie cose. È in oggetto l’assimilazione della cosa sennonché la laboriosità in cattività propende per un condizionamento dei liberti allo sfaccendare. Condizione inaccettabile favorente gli artifici. Fattosi strada nella calca un augusto sottrae senza alcuna destrezza le cose ai liberti per riporle all’interno di una giacca smisuratamente lunga. È singolare che l’augusto non deformi le cose e niente affatto che non sia deformato in oggetto.

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