Il diluvio

Del terrapieno emerge solo un esiguo strato nient’affatto asciutto. Il trasporto verso il corso d’acqua è incontenibile. Un sufficiente numero di costrutti accorre là dove il ricordo di un letto è ancora vivo. Equipaggiati di strumenti idrovori faticano a ridurre il livello delle acque. Per discernere la concentrazione lanciano un numero di oggetti inanimati pari al numero di strumenti, il punto in cui lacerano la corrente raffigura l’applicazione strumentale. La concentrazione del livello accresce le rande, momentaneamente. Il corso d’acqua è restio ai dislivelli, ne osserva la deformazione per poi rimarginare lo squarcio. I costrutti traboccano il quesito concernente l’oblio, devono affrettarsi dacché il terrapieno è appena visibile.

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Lo specchietto di cortesia

A ogni cambio di marcia il guidatore accoppia la prossimità della meta. La riduzione della distanza assume così il carattere di un giro di parole che i passeggeri posteriori si sforzano inutilmente di compitare. Dalla loro comoda posizione il discernimento del tachimetro subisce la migliore delle forme possibili a meno che non facciano capolino nel vano deforme, con la conseguenza di una deviazione imperscrutabile. I passeggeri posteriori propendono per il conforto di un contagiri. Chi è seduto di fianco al guidatore è grato al garbo del parasole in quanto per osservare lo specchietto a lui ignoto, non accoppia al concomitante cambio di marcia la meta inavvicinabile.

Apòphasis

La traslitterazione centellina una lettera non per prolungare la pausa, non per rinviare l’aspirazione a una convenzionale boccata, non per moderare il gibbo del ficcanaso. Decontestualizzata fa assegnamento sulla costanza della calligrafia che in determinati intervalli di facciata, esce dai margini per imboccare il cursore. Le linee della calligrafia e della traslitterazione finora non si sono mai incrociate, anzi un alfabeto stampato, facente testo, giudica insensibile la calligrafia, quasi che le osservazioni correggessero le sue curve. Alla traslitterazione poco importano i biasimi ortografici accompagnanti i riferimenti alla bella, è lieta di percepire il profumo della secrezione e non le rivolge la parola.

Interpretazione

Un uomo sulla quarantina, abbigliato con marchi che riproducono in modo sciatto i segni, occupa il piano prospiciente la facciata del caseggiato. Irrigidito, con le mani relative agli orli delle labbra raffigura una protesi organica del caso vocativo. A piena voce scandisce un nome proprio di genere femminile con agogica reiterazione. Dal secondo piano del caseggiato fa mostra di sé una donna abile nell’addomesticare gli anni indefinibili, interrotta nella revisione della cosmesi. Ella riconosce oltre il proprio nome l’uomo sulla quarantina a cui chiede se gli stati di cose siano al posto che compete loro. Questi risponde con il monosillabo affermativo ed esorta la donna nel raggiungere il citofono, giacché deve parlarle.

Parlare come un articolo pubblicato

Gli errabondi passi del linguaggio furono interrotti da una perenne polemica tra due figure che estendendo, roteando, intrecciando e delineando i segni non consentivano il passaggio ad alcunché, se non a rischio di una battuta. Pur discreto e insensibile, il linguaggio non fu privato dell’argomento polemico, che è fuori luogo riferire, non per buon senso quanto per eluderne l’imitazione. Di punto in bianco una delle figure immobilizzò l’irrequietezza dei segni in uno sgorbio e promise all’altra di cambiarle i connotati. L’incredula figura non oppose le minime commisurazioni adatte a preservarla, anzi era ferma eppure tutt’altro che arrendevole, al proprio significato in attesa che la promessa fosse onorata.