In conformità dell’impetrazione la coordinazione è pietrificata. In conformità dell’impetrazione la disgiunzione è immutabile. L’una è persuasa che l’accento precipiti sulla o, l’altra che balzi sulla e. Il sacrificio, in ambedue le vicende, non accade.

All’esterno dell’isagoge, tergendosi ad arte, gli operai depongono le invariabili epigrafi. Preclusa la declinazione, il contributo al simposio non è in discussione e senza la mistificazione dell’indirizzo, metamorfosato a guastafeste, l’ospite smarrisce nell’ovvietà il fregio della partecipazione per ritrovarlo nella deviazione.

Raggiunta l’isagoge, Proteo recita il discorso senza che le invariabili epigrafi attendano alla dizione.

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