Augusto

Raccolte le proprie cose in una scatola un tempo destinata ad attutire i contraccolpi della fragile e trasferita realtà, il liberto letargico si congeda dalla padronanza della vigilia. Non gli resta che un’ultima faccenda per troncare la definizione dell’incarico. Scattante divora il battistrada. Una calca di liberti distanzia con una serie involontaria di calci l’ambìto affidamento delle proprie cose. È in oggetto l’assimilazione della cosa sennonché la laboriosità in cattività propende per un condizionamento dei liberti allo sfaccendare. Condizione inaccettabile favorente gli artifici. Fattosi strada nella calca un augusto sottrae senza alcuna destrezza le cose ai liberti per riporle all’interno di una giacca smisuratamente lunga. È singolare che l’augusto non deformi le cose e niente affatto che non sia deformato in oggetto.

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La detonazione

Un oggetto impresenziato estrae il contenuto di uno dei molteplici tragitti secondari. È un segno. I lessemi artificiali delimitano un’espressione operativa, dalla struttura a rimorchio spunta e progredisce la meccanica linguistica, attivata ma non controllata da un traslato. Provvista di estensibili articolazioni connotative la meccanica linguistica esercita una pressione sui bordi dell’oggetto impresenziato, nulla accade, niente ne consegue. Tutti d’un pezzo con la denotazione i lessemi artificiali ripongono il traslato sulla struttura a rimorchio e avvicinano l’oggetto, non compiono che il primo morfema allorché l’innesco annichila tanto l’espressione operativa quanto un itinerario.

I testi di linguistica definiscono la detonazione come l’indennità da espressione operativa.

Lo zigrino

Il ragioniere estrae dalla tasca posteriore dei pantaloni aderenti un foglio protocollato meticolosamente piegato. In osservazione alla compostezza della trasmissione consegna la pagina unica, non prima di averla dispiegata e con un malcelato raccapriccio, tra le dita ingiallite dal fumo dell’impresario. Dopo aver letto la trasmissione questi la ripone sulla scrivania sprovvista di posacenere e porta le dita alla fronte in un gesto variopinto. L’impresario dubita di aver ordinato le dipendenze affinché locupletino l’elaborato con la figura trasmissibile, di rincalzo domanda quale sia il settore performativo di tale, avvicina il riguardo alla scrivania, zigrino. Impacciato con la variopinta gestualità, significativamente il ragioniere impallidisce, applicato di continuo nella reputazione consulta tramite la portabilità dei dati la voce del lessico. Il settore performativo dello zigrino centuplica se non millanta le difficoltà della falsificazione. La maestria dell’impresario al gesto variopinto paralizza in tinta vermiglia.

Cogitabondo

La cagione saggia uno stato di estrema agitazione. Tutti gli strumenti versatili sono rovesciati, i congegni sparsi sulla modalità superficiale. Non difetta un immaginario criterio, i congegni sono giustapposti e non accumulati. Anche con un esame assecondato il pensiero non estrae il nesso. Con la conclusione sconnessa non può fuoriuscire dalla cagione e inevitabilmente subirà un richiamo intelligibile. Certo che con l’adattamento periodico l’idea abbia traslato il nesso il pensiero riprende la questione delle coordinate strutturali. L’idea giura su ciò che ha di più caro nella forma di non aver minimamente traslato il nesso. Sebbene dubbioso il pensiero divide la cagione non solo con l’idea, anche con l’accidente.

Dove accidenti è il dunque?

Orgasmo

La contrazione delle voglie immagina il corpo emancipato dal dovere. Da che è organizzato il corpo non ha finora ottenuto il piacere della licenza, assoldato dalla fazione volontaria partecipa stancamente alla polemica per scongiurare la possessione. Nel corso delle esercitazioni propedeutiche alla polemica la pratica maggiore non difettava di precetti, la minaccia di un successo possessivo esponeva la sopraffazione di un corpo singolare compiuta dal raduno dei corpi riavutisi. La ragione fiancheggiava e spalleggia le voglie come le sole disputazioni alle avute intensioni, la serietà della strategia con cui mostrare gli abusi negativi della de e non le intensioni non è in discussione. Un corpo congedato con ignominia per un eccesso di ardore esemplifica l’insussistenza dell’etica.