Il sé ha sempre torto. La paratassi ha raccolto l’insubordinazione dell’utente. Questi necessita di una struttura morfologica che operi un argine alle incursioni delle variabili, impertinenti e irritanti al pari di un esantema insostituibile. Giustapposta la struttura, la paratassi è preoccupata. Essa ha smarrito la nota comprendente il nome dell’utente. La fiducia non consegna la paratassi all’isolamento. Quest’ultima accompagna il ricordo verso il discorso insubordinato, l’utente risiede in via della grammatica. Giunta sul posto con tanto di struttura morfologica, il cui peso non consente una corretta giustapposizione, la paratassi chiama l’utente. Tra gli insulti dei pronomi che la esortano a utilizzare i collegamenti e ad andare nelle proposizioni posteriori, urla l’ininterrotto vocativo.

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