Tra i piedi del settimanile giace il gatto. Il bipede ispeziona l’intero voluminoso contesto senza comparazione. Adatta la ricognizione all’affezione, ai topoi ove il miao è solito esaltarsi, purtroppo l’eccitazione è incorporea. Appiana l’opera, lascia che il formato adoperato cada in piano, istruito sulla sensazione come incitamento; no, persino la ricaduta, financo la pluralità delle opere sparse sul piano non smuovono la ricerca. Contrae le labbra e le rilascia in un schiocco, reitera l’operazione divagando nel contesto, poiché combacia soltanto la lacuna il bipede risolve per piegare gli arti inferiori e aderire con le estremità degli arti superiori al verso. L’impostura dell’adesione dura un istante. Vaga gattoni.

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4 pensieri su “Passim

      1. Adoro Joyce e ho scritto testi replicando il suo stile. Quindi la mia non era critica. Però l’importante è che la scrittura non sia criptica.
        Non comprendo il tuo messaggio. Pardon
        Eletta

  1. Non ho avvertito la critica, tutt’altro. Una scrittura che apre la porta ai colpi onomatopeici, toc toc, della sintassi coinvolge il senso di ospitalità. Le proposizioni tra la sintassi e la scrittura assegnano il significato di ospite di volta in volta all’una e all’altra senza alcuna verità o falsità.
    Sono lieto nel corrispondere i commenti.

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