L’errore non è finito. Dal livello del marciapiede Elena non pensa alla dimensione dei tacchi, oltrepassa l’ostacolo comunale, trasferisce le scarpe dalle estremità locomotorie all’affinità prensile e a piedi nudi saltella di scoglio in scoglio per avvicinarsi all’iscrizione. Ferma sul tòpos depone le scarpe sullo scoglio giustapposto, osserva le increspature della superficie liquida, odora la salinità dei rifiuti utopici e con il garbo delle pieghe, con le inclinazioni delle natiche occulta la negazione. L’errore è finito.

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