Isola

La solitudine confuta il luogo comune della quiete, attenua l’agitazione nel fascino di un anonimo topos. Mondata dalle circostanze e dalle combinazioni  preterisce la metamorfosi dei nembi. Stregata dall’insolita abulia schermisce l’esteriorità dall’insolenza delle obiezioni. Alla luce delle appetizioni il plasma della solitudine volge in bellezza, non evade dalle osservazioni dapprima trepidanti, poi pertinaci. Alla solitudine è rivolto il verso del linguaggio, la comunicazione di un patetico paradigma. Disgraziatamente per le osservazioni dal paradigma non deriva il verbo sentimentale, alla pertinacia non segue la finalità. La bellezza è fuori osservazione. Esuberanti, le obiezioni orientano le mirabilie nella differenza imbellettata, di certo più lusinghiera. La solitudine riprova l’infinita permuta del medesimo, per nulla eguaglia l’isolamento.

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