Lo zio

Il bambinone scapigliato è fermo all’ingresso dell’esercizio. Alcuna condizione gli vieta di oltrepassare la soglia sennonché il barbiere è identico al ciarlatano che in un esiguo passato tra un pettegolezzo e un vaniloquio, ha leso il suo equilibrio, nello specifico ha punzecchiato con le avvicendate estremità delle lame la superficie del padiglione auricolare sinistro. La guarigione della lesione è stata caratterizzata da un ordinario prurito e da una fastidiosa manipolazione dell’udito che tuttora cruccia il bambinone scapigliato, sente fischiare gli orecchi. Assorbito il contegno ammodo non richiama l’attenzione dello zio, questi, però, ravvede nello scapigliato l’ipotesi di un oltraggio, l’interruzione delle ciarle forzate a cui è stata detta l’impossibilità dell’evasione. Allineati in una passeggiata senza meta, oltre il circondario, sicuro che lo zio non si separi mai dalla banale genealogia, il bambinone scapigliato lo esorta a raccontare una buona volta gli aneddoti del segno, un concepito non troppo lontano, che non ancora terminata la maggiore figura lasciò l’icona, per motivi che lo zio riterrà segreti, sfibrato dal dover incidere sul fatto.

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