Il lettore è plagiato. Il plagio significa un doppio scrupolo, da un canto l’adattamento di un individuo alla soggezione, l’adescamento dell’agire individuale al lenocinio dell’affermazione, il versamento della volontà individuale a favore di un destino affidabile là dove l’ascendente intesa non è mai in discussione, d’altro canto la riproduzione pedissequa senza abbozzare gli errori, irriverente, di un contesto scritturato non come plausibile facente funzione quanto come campo interpretativo. Sopraggiunta la pagina in doppia cifra il lettore querela per plagio l’identità facente funzione di scrittura, appunto senza abbozzare il riconoscimento dell’errore ella ha riprodotto passo passo, persino senza modificare la disponibile interpunzione – che cattivo esempio – la sua opera non ancora scritta per ragioni che non pertengono all’analisi degli assimilati lettori, ossia per indolenza.

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