L’esposizione non ha riscontrato i favori dei concetti, l’esposizione è stata un insuccesso. Sfiduciato dal miraggio, il percetto non snida la risposta alla domanda di successo. In previsione, la cosa del succedere pluralizza il rebus. Adombrato in un interstizio il percetto è approssimato da un sensitivo che non si presenta come tale. Astenendosi dalla declinazione dei concetti e dall’alibi dei pensieri che oberano come formiche gli avanzi dello stigma, il sensitivo muove un’osservazione oltre i bordi della percezione. Irritato dall’assenza di tatto, dall’insufficienza di sensibilità che non si presenta come tale, il percetto è stranito dal debordare, succede che l’eccentrica sensazione di muovere un’osservazione ai bordi della percezione divenga una risposta non replicabile. Il sensitivo percepisce in una tangibile dipendenza dei sensi, sotto il fragrante effetto dei sensi, nel delizioso culmine dei sensi, l’aura dell’esposto. Il sensitivo non occulta la percezione e il percetto non immagina l’impostura, non crede alla giunteria.

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