Guaio

Lo spazio isolato, propedeutico all’occupazione, refrattario all’attesa, serrato alla modalità ermetica dell’immagine, scialbo come la smaltata acrimonia, delimita la presenza di più risonanze parla e getta. Nel limine dispositivo la risonanza portatile al contempo parla e zittisce, tanti fonemi intanto che il silenzio esponibile; la risonanza portatile che non passa mai il limite, non sussistono espedienti che confutino la dichiarazione, irrimediabilmente parla, non c’è possibilità di rimedio all’uso univoco del fonema, una volta e solo una volta aduso alla risonanza il fonema è scaraventato nel disavvezzo, il fonema superato non è più articolabile, è un accento di un passato cacofonico. Le risonanze parla e getta, la contemporanea al mutismo come alla facondia e l’affine al vaniloquio che non passa il limite, sono tacciate di monotonia dalla risonanza sguaiata che non paga di semplificare il silenzio, riproduce il superato fonema vezzoso, l’irripetibilità della cacofonia assorbe l’aspetto di una peculiarità. La risonanza sguaiata si contraddistingue per un’articolazione dei fonemi riproducibili amplificata in uno spazio querelato, articolazione a cui è attribuita la capacità di prevenire o allontanare i guai, di far sì che i guai stiano sulle proprie, ovvero che non abdichino alle proprietà altezzose.

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  1. 12 maggio 2017 alle 8:06 am

    Spazio scaramantico, fonema apotropaico 🙂

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