La degenerazione delle passioni ha luogo, più che subire il corpo elementare con cui s’intende la delimitazione di una materia assennata, con il senno di poi dei sensi, affabula la concupiscenza. La favola del desiderio propiziante la bontà sul far della notte divulga la giustificazione della violazione, con il senno di poi dei sensi la materia delimitata conforma il desiderare al bramare, la concupiscenza alla lascivia e con un abuso virulento espropria l’assennatezza, la sensualità violata svanisce sotto il peso delle proprietà materiali e le sue querimonie, le sue rimostranze per la compassione ricevono uno sberleffo, la favola della violazione è una fandonia avvalorata dall’assenza di opposizione, una sensualità che non si oppone è dissennata. Negli eccessi dell’assennatezza espropriata sussiste il rischio della degenerazione delle passioni in luogo del dissenso, rischio che è scongiurato dall’anasyrma,  figura ingiustificabile che impetra tanto il desiderio, la favola e il bramare quanto la concupiscenza e la lascivia alla fermezza ricusante l’allusione, che non rinnega mai il gioco.

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